Disarmo nucleare: Gli US promettono 25 miliardi ma per il Giappone è dialogo impossibile

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20 Marzo 2007

PECHINO: La corea del Nord accusa apertamente il Giappone al tavolo dei Sei paesi seduti alla negoziazione per il programma di sostegno energetico alla DPRK in cambio dell’arresto delle sperimentazioni nucleari. E’ quanto emerso nell’ultimo incontro del Six Party tenutosi ieri a Pechino. All’ordine del giorno il chiarimento statunitense sulla possibilità di sbloccare alcuni fondi nordcoreani congelati in seguito alla rottura delle trattative diplomatiche per gli armamenti nucleari nella Corea del Nord.

Da una parte, il maggiore sostenitore della tavola dei negoziati, il vice ministro per gli affari esteri cinese, Wu Dawei ha richiamato a gran voce la necessità di procedere con il programma stilato il 13 febbraio scorso.E’ stato poi lo stesso assistente alla segreteria di Stato statunitense, Christopher Hill, responsabile per la controparte americana nel progetto di disarmo nucleare, a richiedere di velocizzare i tempi sull’arresto dell’attività del reattore sito in Yongbyon entro la metà di Aprile. Tutto ciò seguito dalla rivelazione nordcoreana sulle reali capacità in materia d’aggressività nucleare.

E’ sempre Hill a riferirsi nell’incontro di lunedì, alla non più avveniristica possibilità di rendere accessibili gli oltre 25 miliardi di dollari congelati presso il Delta Asia Bank di Macao che diverrebbero realmente fruibili da parte nordcoreana in seguito al rispetto delle condizioni imposte a Pyongyang.

Toni che sono piaciuti molto a Kim Gye Gwan, vice ministro per gli affari esteri della repubblica democratica popolare di Corea. Ma l’importante passo avanti nel programma di negoziazione, ha visto nuovamente un arresto netto per l’impossibilità di dialogo, dimostrata ancora una volta, dalla controparte giapponese. Se infatti sembrano appianate le difficoltà di negoziazione iniziali tra US e DPRK, dall’altra il documento, stilato sotto l’egida principale della Repubblica Popolare Cinese, non ha visto nessun passo avanti sul dialogo Nord Corea — Giappone, irremovibile fino alla normalizzazione dei rapporti. Questa parrebbe perseguibile soltanto attraverso la dichiarazione di colpevolezza nordcoreana per i rapimenti di civili stranieri da parte dei servizi segreti di Pyongyang avvenuti fra gli anni ’70 e ’80 e il loro totale rilascio.

E se da una parte anche la Corea del Sud, paese aderente alla tavola diplomatica, si è dimostrata più che interessata ad avviare un programma di sostegno energetico attraverso il rifornimento di combustibile pesante da far fluire a nord oltre il confine e la Russia gli fa eco proponendo un pacchetto di vantaggi economici sulla fruizione di gas ed energia, lo scoglio insormontabile è rappresentato dal diniego totale di collaborazione proveniente dal portavoce giapponese. E’ ben distinguibile in quest’ottica la linea d’intransigenza politica che il premier giapponese Abe ha assunto a forza della propria posizione, già in campagna elettorale e ora mantenuta a identificativo della propria politica estera.

La DPRK ha ammesso già nel 2002 il coinvolgimento nei rapimenti di civili giapponesi e ha risposto alle reazioni di Tokyo liberando cinque "ostaggi" e dichiarando il decesso dei restanti otto. Il Giappone ancora oggi invece, fa riferimento a un numero diverso di ostaggi, ben diciassette, e accusa Pyongyang di trattenere altri civili in vita oltre a quelli rilasciati.

E se nell’ultimo tentativo di negoziazione tenutosi lo scorso marzo ad Hanoi i delegati coreani hanno lasciato la sala in seguito all’insistenza giapponese di risposte sulla questione "rapimenti", proprio nella seduta di lunedì è stato lo stesso rappresentante del gruppo di tecnici nordcoreani presenti al negoziato, a criticare l’ostinazione giapponese nel ripresentarsi al tavolo senza alcun cambiamento di tono. Il negoziato rischia la paralisi.

Paolo Cacciato