Disordini a Milano: Paolo Sarpi 10 giorni dopo.

a cura di:

Archiviato in: in
23 Aprile 2007

LA CRONACA: "Disordini in Chinatown" di Maurizio Polmonari

Sembrano essere scoppiati per una contravvenzione i disordini che giovedi 12 Aprile hanno scosso le vie della Chinatown milanese.

I fatti si sono svolti nella zona di via Paolo Sarpi dopo che un commerciante cinese è stato multato con ritiro della carta di circolazione per parcheggio in doppia fila e trasporto di pacchi ingombranti in auto.

Sembra che la moglie del commerciante,accettando la contravvenzione ma chiedendo la restituzione del documento abbia innescato un diverbio con due agenti della Polizia Municipale.

A dare man forte alla donna e al marito sono accorsi i commercianti della zona che, esasperati dalle numerose e continue multe hanno aggredito la pattuglia dei vigili che nel frattempo era intervenuta.

Con l’aggravarsi della tensione scoppiano i primi tafferugli che sfociano in una vera e propria battaglia a colpi di manganello, auto ribaltate e danneggiate, cestini della spazzatura divelti e lancio di bottiglie.

Bandiere rosse della Repubblica Polpolare Cinese sventolano per il corteo formatosi per le vie e gente che parla ai megafoni che inneggiano alla folla sono il teatro degli scontri in questa "giornata milanese".

A calmare gli animi è il console cinese Zhang Limin che conferma il malumore tra la comunità per le ripetute pressioni da parte delle forze dell’ordine, aggiunge inoltre che se non ci saranno soluzioni "equilibrate" le proteste potrebbero protrarsi per giorni.

Alla fine della giornata il bilancio dei feriti è: 14 vigili feriti, 4 poliziotti contusi e 7 giovani cinesi portati al pronto soccorso.

A Chinatown le polemiche non si placano anche se sembra tornata la calma; e fioriscono nei TG servizi sul razzismo, programmi televisivi che parlano di mafia cinese, lavoro clandestino e illegalità.

Il sindaco Moratti e il vicesindaco Riccardo De Corato ribadiscono che non intendono tollerare di avere "zone franche" in città e che le regole valgono per tutti; l’amministrazione comunale proseguirà nel far rispettare le leggi, in particolar modo quelle sullo scarico/carico delle merci.

Beijing intanto segue la vicenda con molta attenzione cercando di minimizzare l’accaduto con il dialogo e la mediazione, nonostante la stampa cinese abbia dato particolare risalto agli avvenimenti di Milano.

L’ANALISI: "La guerra dei carrelli" di Gabriele Battaglia.

La rivolta della Chinatown milanese può essere anche raccontata come "la guerra dei carrelli".

Alla base del problema, la mutazione delle attività commerciali della comunità cinese nell’area che gravita attorno a via Paolo Sarpi. Un tempo, era una zona di servizi,con negozi e ristoranti cinesi. Adeguandosi alla trasformazione del mercato, è poi gradualmente diventata un centro di importazione e distribuzione delle merci all’ingrosso provenienti dalla Cina. Merci che forniscono negozi al dettaglio e ambulanti non solo cinesi, ma italiani e di qualsiasi altra nazionalità presente a Milano.

Ma lo spazio è poco, le vie sono strette. Furgoni in doppia fila e carrelli strabordanti di merci che sfrecciano sui marciapiedi sono la naturale conseguenza di questa contraddizione.

L’amministrazione comunale ha lasciato correre per anni. Ma ultimamente è circolata la voce che fosse sua intenzione tramutare l’area in isola pedonale.

Allo stesso tempo – questa è la versione dei cinesi – i vigili urbani avrebbero adottato una linea improntata alla "tolleranza zero", prendendo di mira la comunità.

Molto chiara è la posizione dei commercianti cinesi: ci danno i permessi per il commercio all’ingrosso, come possono pensare, ora, di fare un’isola pedonale?

Altrettanto lineari sono le ragionevoli rimostranze dei residenti italiani, riuniti nell’associazione Vivisarpi: i cinesi non rispettano gli orari di carico e scarico, la zona è diventata invivibile.

Ma vediamoli, questi fatti.

Ci sono versioni contrastanti su quello che accade nella mattina di giovedì 12 aprile.

Secondo la polizia municipale, due vigilesse multano un commerciante cinese che sta trasportando scatoloni sulla sua auto, in violazione di un articolo del codice. Dai controlli emerge che la carta di circolazione è scaduta e il veicolo viene sequestrato. A questo punto, arriva la moglie del commerciante – Ruo Wei Bu – con i genitori e una bambina di tre anni, inveendo e tirando pugni.

I cinesi sostengono invece che la pattuglia abbia multato l’auto in doppia fila della donna, ritirandole la carta di circolazione. Alle proteste della signora Bu, che accetta di pagare ma rivuole indietro il documento, i vigili rispondono con le botte.

Sta di fatto che l’auto dei vigili, su cui viene caricata la donna, viene circondata da centinaia di persone e cominciano i disordini. Interviene la polizia, ma la calma ritorna solo nel pomeriggio. Bilancio: una ventina di contusi tra cinesi e forze dell’ordine.

Per le autorità si tratta di disordini premeditati; per la comunità cinese, di una spontanea sollevazione popolare dovuta ai metodi violenti degli uomini in divisa.

Le prime prese di posizione – del sindaco Moratti e del console cinese a Milano, Zhang Limin – sono diametralmente opposte. Il sindaco esprime solidarità ai vigili e sostiene che a Milano non si è più disposti ad accettare zone franche. A Chinatown, "c’era l’abitudine a violare le regole. Adesso, per la prima volta, le facciamo rispettare".

Secondo il console, invece, tutto dipende dalla "pressione a cui la comunità è sottoposta da parte delle forze dell’ordine".

Il giorno successivo, il ministero degli Esteri cinese protesta ufficialmente con il governo italiano, chiedendo "equilibrio" e facendo risalire l’accaduto a un "problema di parcheggio".

Con il sindaco di Milano si schierano invece il presidente di An, Gianfranco Fini, e la Lega Nord, che promette iniziative per ricordare che "siamo a Milano, non a Pechino". Silvio Berlusconi sostiene che "la linea da seguire è quella della solidarietà unita alla legalità". Intanto, a Roma, la comunità cinese dell’Esquilino chiede un incontro con il ministro Amato, il sindaco Veltroni e il prefetto Serra, per denunciare un’ondata di controlli della Finanza, non sempre legittimi.

In Cina, i media riportano l’accaduto accettando in toto la versione dei compatrioti, ma non mancano le sfumature: se alcune testate riferiscono solo dei feriti tra i cinesi, alcune parlano anche dei contusi tra le forze dell’ordine. Tutti danno enfasi alle dichiarazioni delle autorità patrie e all’arresto della donna che si è ribellata alla multa.

Le reazioni sui forum online non si fanno attendere: fioccano i messaggi che denunciano il "razzismo" degli italiani.

Sabato 14 aprile, compaiono scritte e manifesti firmati "Forza Nuova" nelle vie attorno a Paolo Sarpi. I residenti italiani prendono le distanze e denunciano l’accaduto. Nel frattempo, l’avvocato della signora Ruo Wei Bu – che è indagata per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni – denuncia la sparizione di un video che dovrebbe dire la verità sui fatti di giovedì 12. Si tratta di una ripresa da telecamera a circuito chiuso gestita dalla polizia municipale. Il comandante dei vigili, Emiliano Bezzon, nega che esista una registrazione del genere. Ma pochi giorni prima, il 6 aprile, il vicesindaco Riccardo De Corato aveva annunciato "cinque telecamere per la sicurezza e la sorveglianza del quartiere". Almeno una di queste sarebbe collocata in posizione ottimale rispetto al luogo degli incidenti.

Nel frattempo prende posizione anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, che in un’intervista a Repubblica parla di "costuire un modello di convivenza civile", al di là di carrelli e scatoloni. Nello specifico, la ricetta di Penati è: "Chiedere il rispetto delle regole, garantendo la comunità cinese che non c’è una volontà vessatoria" e "lavorare da subito, istituzioni e operatori economici cinesi, per il trasferimento del commercio all’ingrosso in una zona più confacente".

Lunedì 16 scende in piazza la Lega, che organizza una fiaccolata a pochi metri dalla zona degli scontri. Al presidio non aderisce l’associazione Vivisarpi, che in una nota dichiara: "Iniziative di partito, in questo momento rischiano di acuire il clima di tensione anziché attutirlo".

Di segno opposto sono le iniziative di mercoledì 18 e giovedì 19. La prima avrebbe dovuto essere la manifestazione della comunità cinese in piazza Duomo.

Viene annullata perché nel frattempo il sindaco Moratti e il console Zhang si sono incontrati e hanno concordato l’apertura di un tavolo istituzionale. Diverse centinaia di cinesi convergono tuttavia sulla piazza, provenienti da tutt’Italia e anche dalla vicina Svizzera.

Giovedì 19, il centro sociale Il Cantiere organizza un’iniziativa di solidarietà alla comunità cinese: si tratta di una serie di improvvisazioni hip-hop che si svolgono nel quartiere. Partecipano alcune centinaia di persone, molti curiosi.

Lo stesso giorno, come già ricordato, il sindaco Moratti riferisce in consiglio comunale.

Intanto la giustizia fa il suo corso: al momento, sono 5 i cinesi indagati per gli incidenti di giovedì 12 aprile. Il sesto indagato è il consigliere di Alleanza Nazionale Stefano Di Martino, presente sulla scena degli scontri, che si dice stupefatto.

Per venerdì 27 aprile è previsto un vertice a cui parteciperanno tutti i soggetti interessati: l’amministrazione comunale, il console cinese, l’associazione Vivisarpi e quella dei commercianti cinesi. Le ultime indiscrezioni riferiscono che i grossisti cinesi sarebbero disposti a spostare le loro attività in un altro quartiere.

Maurizio Polmonari, Gabriele Battaglia

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link