Dopo Osaka 2007 si guarda a Pechino 2008: il commento del Presidente FIDAL, Francesco Arese

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4 Settembre 2007

Tra attività promozionali, degustazioni, cene e assaggi vari, Casa Italia (l’iniziativa della Federazione Italiana di Atletica Leggera) è riuscita a portare sapori e tradizioni italiani anche nel lontano Giappone. Presente nei più importanti appuntamenti sportivi nazionali ed internazionali di Atletica, l’idea di Casa Italia nasce dalla convinzione che l’Atletica può essere palcoscenico ideale anche per protagonisti diversi dai campioni sportivi in gara. È il luogo d’incontro tra organismi commerciali esteri ed i rappresentanti delle Aziende e degli Enti partner, con serate a tema volte a valorizzare il loro prodotto.

È proprio qui, al sesto piano dell’hotel Dojima di Osaka, che Franco Arese, presidente della Fidal, ha tracciato il bilancio della manifestazione sportiva, ancora prima che la De Martino riuscisse a conquistare l’argento nel salto in alto proprio nell’ultima giornata di gara, facendo salire a tre le medaglie conquistate dall’Italia in questa edizione dei mondiali, dopo il bronzo di Schwazer nella marcia e l’argento di Howe nel salto in lungo.

"In questi giorni, quando salivo qui al sesto piano e vedevo la rassegna stampa, ero soddisfatto nel vedere quanti giornali parlassero di atletica", commenta subito Arese.

Il suo discorso complessivo sui risultati ottenuti appare a tratti un po’ dimesso: è infatti lui il primo a sapere che l’Italia non ha certo brillato in queste giornate di gara. Soddisfazione sì, dunque, ma fino a un certo punto, perché i problemi dell’atletica italiana non possono certo essere dimenticati.

"Credo che abbiamo compiuto il nostro dovere, non abbiamo fatto nulla di eccezionale, ma abbiamo fatto quello che dovevamo fare. La cosa che mi fa più piacere è che dove dovevamo vincere delle medaglie le abbiamo vinte. I nostri tecnici hanno lavorato bene. Se saremo bravi a presentarci in questa forma a Pechino, credo che potremmo giocarci anche lì delle medaglie".

È proprio ai Giochi di Pechino del prossimo anno che si guarda ora, per avere delle conferme sugli atleti vincenti a Osaka e puntare a qualcosa di più.

"Abbiamo avuto dei risultati positivi e anche negativi, ma nel complesso abbiamo cercato di portare degli atleti che cercassero di migliorarsi, e qualcuno ci è riuscito. Se noi saremo bravi a tenere le nostre punte e portare avanti il discorso giovani, credo che qualche altra soddisfazione potremo prendercela. Appena torneremo da questa spedizione dovremo fare il punto su quelli che saranno le atlete e gli atleti sui quali investire per le prossime Olimpiadi. Dobbiamo anche lavorare in prospettiva su atleti giovani ed essere bravi a convincere i giovani ad appassionarsi di atletica".

Sono molte le cose da fare, insomma, nei prossimi mesi.

"Dobbiamo capire che l’atletica è uno sport che si fa sul campo, non si fa per telefono o per e mail, dobbiamo gradualmente abituare tecnici e giovani a stare sul campo. L’atletica va vissuta tutta la giornata, ne deve essere il punto di riferimento".

Si chiude dunque con una punta di amarezza, e con la consapevolezza che la strada da fare è ancora lunga, l’avventura italiana a questo mondiale giapponese.

Francesco Arese è nato il 13 aprile 1944 a Centallo, provincia di Cuneo. È un ex atleta e un dirigente di atletica italiano, che è stato un specialista del mezzofondo (soprattutto sui 1.500 m piani).

È stato campione europeo nel 1971 sui 1500 (ad Helsinki, dopo un lungo soggiorno in Finlandia per prepararsi).

Ricopre oggi la carica di presidente dell’Asics Italia e della FIDAL.

Paolo Soldano