Per dovere e per piacere, cresce l’industria del sesso in Cina

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23 Novembre 2006

SHANGHAI: Se la storia moderna ha disegnato un’immagine puritana della Cina, i dati divulgati di recente non possono che sorprendere. L’argomento sesso sta comparendo quotidianamente sui giornali cinesi, tanto da potersi quasi definire il tema del momento.

Tanta visibilità è dovuta in parte alle ultime impressionanti cifre rivelate dal Ministero Cinese della Salute, che stimano oltre 650.000 casi di HIV/AIDS in tutto il paese, il 30% in più rispetto allo scorso anno.

La notizia del giorno, riportata da China Daily, è che la città di Lanzhou, capoluogo della provincia Gansu, ha avviato il programma CUP – 100% Uso del Preservativo – destinato ai locali di intrattenimento, per arginare la diffusione del virus HIV/AIDS.

La scorsa settimana un gruppo di genitori di Tianjin ha protestato di fronte alla decisione del governo locale di installare duemila macchine automatiche per la distribuzione di anticoncezionali. L’educazione sessuale è già materia obbligatoria in molte scuole, e convegni e forum sono all’ordine del giorno.

Ma, a parte la necessità di fornire informazioni dettata dal rapido diffondersi delle malattie, non si può negare che il tabù del sesso stia rapidamente scomparendo. Gli adolescenti della Rivoluzione Culturale, ai quali era proibito perfino tenersi per mano in luogo pubblico, stanno assistendo, a malincuore, alla nuova rivoluzione culturale dei loro figli.

Oltre 500.000 persone hanno visitato la Sex Expo tenutasi a Canton dal 4 al 6 novembre e già nel 2004 sono state stimate in Cina più di diecimila aziende attive nel settore.

Tutto di guadagnato per l’industria del sesso, che concentra già oltre la metà del mercato mondiale. Già dal 1996, il negozio statale Huaguang Xingbaojian vende prodotti per il sesso nel centro di Shanghai. Esposte sulla parete figurano le autorizzazioni sanitarie, e i commessi sono medici specializzati, in grado di fornire ai clienti le informazioni più dettagliate.

A pochi minuti di taxi, di fronte al famoso Peace Hotel di via Nanchino, fa bella mostra di se Aibang Xingbaojian, negozio privato a sua volta legittimato dalle autorità già nove anni fa. "Nei weekend riceviamo centinaia di visitatori", dichiarano i commessi a Corriere Asia. Molti entrano solo per dare un’occhiata, mentre a fare acquisti sono soprattutto le donne.

Ma i negozi, autorizzati e non, sarebbero decine di centinaia solo a Shanghai, riporta il quotidiano China Daily. E altrettante sono le case chiuse, comunemente indicate come "parrucchiere e relax". Fra i gadget più originali, sono comparsi sul mercato preservativi con le foto di Clinton e la Lewinsky, e perfino di Lei Feng, il soldato modello di virtù che ha ispirato generazioni di cinesi in epoca maoista.

Altro che chiusura di Vikipedia. In Cina, soprattutto su Internet, circolano fiumi di notizie e pubblicità anche sui temi tradizionalmente sensibili: se si considera che solo fino a venti anni fa ogni discorso legato al sesso era vietato, si può affermare con certezza che il popolo cinese è più ricettivo rispetto a quanto comunemente immaginato.

E così le migliori città rischiano di riempirsi di bordelli in bella vista. A frequentarli sono sì i residenti, ma anche una sempre più alta percentuale di occidentali in "viaggio di lavoro".

Del resto non ci possiamo lamentare, visto che questa sana abitudine l’abbiamo portata noi. "Kaifang" ci definiscono, che significa "aperti di mente" — o per meglio dire libertini – e ci imitano. "I nostri clienti vogliono essere al passo con i tempi, e in genere vengono qui per la prima volta dopo avere fatto un viaggio all’estero", conferma la commessa di Aibang.

Solo che, mentre i valori religiosi occidentali continuano a trasmettere — a credenti e non — il concetto di pudore, nell’atea Cina l’unico imperativo sta diventando "seguire la moda".

Qualcuno potrebbe obiettare che in Cina la cultura del sesso è sempre esistita, e lo confermano i recenti casi di scandalo che hanno coinvolto alcuni vertici del potere. Ma questo non giustifica le proteste dell’italiano recentemente internato per dieci giorni a Shanghai perché sorpreso dalla polizia in compagnia di una prostituta.

"I cinesi stessi fanno di tutto", ha commentato un suo amico. Ma cominciano a non sapere più dove mettere le mani. Per il momento, visto il pericoloso diffondersi dell’AIDS – in passato attraverso le trasfusioni di sangue infetto ma oggi sempre più per via sessuale, l’unica soluzione possibile è la "campagna dei preservativi".

Così anche nel prossimo giorno di San Valentino, i fioristi venderanno, come lo scorso anno, rose con anticoncezionale in omaggio. Cinesi poco romantici? Guardano tutti i giorni film americani e si convincono che le "sane" abitudini diffuse prima dell’idealista Rivoluzione Culturale non fossero poi così sbagliate.

Però non lamentiamoci delle censure cinesi. Lasciamo che il paese conservi ancora un po’, almeno in materia politica, la propria "castità", prima di aprirsi inevitabilmente a un’altra moda deleteria dell’Occidente, quella di parlare a vanvera. Quando il governo lascerà il suo popolo completamente libero, un miliardo e mezzo di persone cominceranno a fare politica con la stessa facilità con cui hanno iniziato a fare sesso.

Marzia De Giuli