Economia cinese, la Tigre ruggisce ancora: bilancio del passato e prospettive per il futuro

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PECHINO: In Cina è appena iniziato il nuovo anno, sotto il segno della tigre – tradizionale simbolo di dominio e regalità per via della somiglianza tra la disposizione delle strisce sul manto in corrispondenza della fronte dell’animale e il carattere “wang”, che significa “re” –  Il ruggito della Repubblica popolare, da più di trent’anni teatro di uno sviluppo economico che neppure la crisi sembra essere in grado di arrestare, si è fatto sentire anche nell’anno appena trascorso. Il Paese, difatti, ha registrato una serie di primati mondiali degni di nota, i cui effetti sono destinati a protrarsi negli anni a venire, compreso quello in corso.

 

 

Partiamo dal famigerato “PIL cinese”, senza dubbio il dato più eclatante: stando a un rapporto ufficiale della Banca delle Costruzioni, si prevede che il tasso di crescita (t.d.c.) del prodotto interno lordo raggiungerà quota 9,5% nel 2010, aumentando cioè dello 0,8% rispetto al valore registrato l’anno precedente. Se si considera il PIL pro capite, sulla base di recenti dichiarazioni rilasciate da un funzionario della Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, è probabile che, entro la fine di quest’anno, esso si attesti a una cifra corrispondente a circa 2.500 euro, raggiungendo così  il livello dei Paesi a reddito medio. 

 

Con riferimento alla vera propria “forza motrice” della crescita economica del Paese, ossia gli investimenti, il suddetto rapporto della Banca delle Costruzioni prospetta una lieve diminuzione del relativo tasso di espansione rispetto al 2009: il calo previsto è pari a 4 punti percentuale, per un passaggio dal 30% al 26% su base annua.

 

A una perdita, seppure contenuta, si contrappone una riduzione che fa ben sperare: il tasso di crescita dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), pari a 1,9% nello scorso mese di dicembre, è sceso a quota 1,5% nel primo mese di quest’anno, con conseguente riduzione della pressione inflazionistica nel comparto dei consumi; lo stesso non si può dire dal lato della produzione, visto che il tasso di crescita del relativo indice dei prezzi (PPI) è passato da 1,7% (dicembre 2009) a 4,3% (gennaio 2010). 

 

Per completare questo sintetico profilo dei record battuti di recente dal “gigante asiatico”,  è necessario passare dalle cifre fornite dall’Ufficio Nazionale di Statistica a un comparto concreto dell’economia, vale a dire il mercato automobilistico, nel quale la Cina ha ormai superato gli USA in termini tanto di produzione quanto di vendita, diventando così il leader del settore a livello mondiale già nello scorso anno, anche grazie a generosi incentivi statali. Le cifre dell’Associazione Cinese dei Costruttori parlano chiaro: nel 2009 è stato prodotto un totale di ben 13,79 milioni di autovetture, di contro ai 5,7 milioni assemblati negli USA, e ne sono state vendute 13,64 milioni, di contro a “soli” 10,43 milioni negli States. È curioso notare che i tre marchi più quotati sul mercato sono stati, nell’ordine, Shanghai VolkswagenFAW Volkswagen Shanghai General Motors, evidentemente frutto di joint ventures con case costruttrici extranazionali.

 

Tutto sommato, citando un detto popolare condiviso da italiani e cinesi, è difficile negare che un “buon inizio” come questo costituisca già “la metà dell’opera”. Uno dei più vistosi nei, ad ogni modo, è senza dubbio l’inarrestabile impennata dei prezzi delle abitazioni nelle maggiori città, aumentati di ben 10,4 punti percentuale nell’arco di un solo anno (gennaio 2009: t.d.c. -0.9%; gennaio 2010: t.d.c. 9,5%). Anche in Cina, insomma, le “quattro mura” sono molto più difficili da ottenere rispetto alle “quattro ruote”. 

 

Francesco Imparato

ASG Research Staff

 

Francesco Imparato

Francesco Imparato

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