L’economia del Nepal – un’analisi di status ad oggi

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Il Nepal è un paese povero a causa di ben noti ed evidenti motivi.

Principalmente l’oppressiva politica interna dei regnanti nepalesi non ha mai aiutato molto il progresso del paese, basti pensare che nel 1951, uscito dall’isolamento autoimpostosi, il Nepal era privo di scuole, ospedali, strade, energia elettrica e industrie.

Bisogna però anche notare che almeno parte dell’arretratezza del paese è causata dalla posizione geografica e dal conseguente clima: se potesse disporre di un territorio più regolare (solo il 20% è coltivabile) ed un clima meno estremo, sicuramente l’economia del Nepal non si troverebbe nelle attuali disastrate condizioni.

Al giorno d’oggi l’economia nepalese si basa per il 35% sull’agricoltura, per il 20% sull’industria ed il 45% sul settore terziario (al confronto l’economia in Italia ha questi dati: 1,8 agricoltura, 24,9 industria, 73,3 terziario), che nel 2010 permettevano al paese una crescita del PIL del 4,6%, dato apparentemente rispettabile, ma bilanciato da un reddito pro-capite annuale di appena 1.600 US$ e una percentuale del 24,7% (nel 2008) di popolazione sotto alla soglia di povertà, cioè con meno di 1 US$ al giorno.

L’agricoltura viene praticata principalmente nelle poche aree pianeggianti del Nepal, in particolare nel Terai la zona meridionale confinante con l’India.

Facendo parte della fertilissima pianura gangetica, di cui rappresenta l’estremità settentrionale prima delle colline pre-himalayane, il Terai, pur essendo considerato il granaio del Nepal, deve far fronte ad un clima particolarmente ostile, con notevoli estremi in grado di mettere in crisi l’intero settore (e quindi il paese dato che l’agricultura, come visto, produce un terzo del PIL).

Il caldo e la siccità dei mesi estivi vengono seguiti dall’arrivo del monsone, di solito portatore di vaste inondazioni, mentre tra Ottobre e Marzo, seppur le temperature non scendano mai sotto lo zero, sono possibili siccità, inondazioni e dannosissime grandinate.

Nelle zone collinari che occupano la fascia centrale del paese, l’agricoltura risente, oltre che del clima, dell’irregolarità del territorio, nonostante molte zone siano coltivate da secoli con il sistema delle terrazze.

Le valli di solito sono molto fertili, grazie all’abbondanza di acqua ed all’origine lacustre di molte di esse.

Classico esempio è la Valle di Kathmandu, anticamente un lago, dove la fertilità del suolo permette buoni raccolti di vari prodotti, alcuni dei quali (ad esempio il riso) riescono a maturare addirittura tre volte l’anno.

Il problema di queste aree in genere è la sovrappopolazione, a causa della quale il sottosuolo non riesce a produrre a sufficienza per sfamare coloro che abitano la superficie.

Nelle zone montane l’agricoltura è di sussistenza, con qualche area particolarmente favorevole alla frutticultura, seppur raramente siano in grado di produrre a sufficienza per la popolazione locale: molte aree di montagna dell’estremo nord-ovest sono storicamente afflitte da carenza di cibo.

Seppur rappresenti il 20% del PIL del paese, in realtà l’industria nepalese, a causa di scarse materie prime, produce molto poco.

Per quanto riguarda l’industria legata ai prodotti agricoli, molto attiva nelle pianure meridionali del Terai, sono numerose le fabbriche per la lavorazione dello zucchero, della iuta, del riso, nonché mulini per la produzione di vari tipi di olio, di senape su tutti.

Anche il settore tessile è storicamente molto attivo mentre oggigiorno bisogna segnalare un sempre più fiorente mercato di tappeti.

Nella Valle di Kathmandu a causa della continua urbanizzazione, le industrie più attive sono quelle legate all’edilizia, soprattutto per la produzione di cemento e mattoni (entrando via terra nella valle attraverso il passo di Thankot, il panorama bucolico è completamente rovinato dalle ciminiere dei numerosi mattonifici, che insieme ai cementifici sono la causa maggiore dell’elevato inquinamento di Kathmandu).

Piuttosto importante nel settore industriale nepalese è la produzione di alcolici con piccole e grandi distillerie presenti un po’ ovunque, anche in territori remoti, grazie all’abbondanza d’acqua di buona qualità.

Il settore terziario, come avviene nei paesi in via di sviluppo, è quello più in crescita e più stabile, seppur in molti campi sia prematuro parlare di vero e proprio progresso.

Per quanto riguarda trasporti e comunicazioni, ad esempio, il Nepal dovrà ancora aspettare a lungo prima di poter offrire dei servizi almeno vagamente affidabili.

Le strade costantemente disastrate ed i mezzi spesso antiquati, fanno sì che il trasporto via terra sia lentissimo, sia per le persone (velocità media di autobus ed autovetture 30 e 40 km orari), che per le merci (velocità media dei camion al di sotto dei 20 km orari).

A causa del territorio le ferrovie sono al momento inesistenti (esclusi 59 chilometri di binari che uniscono la città sacra di Janakpur con il confine indiano) e seppur i progetti in collaborazione con l’India per ampliare i servizi, soprattutto nelle zone pianeggianti del Terai, siano seri, passerà molto tempo prima che le ferrovie nepalesi possano avere un sensibile impatto sull’economia e la vita del paese.

Da alcuni anni, grazie all’interessamento della Cina, si sta parlando di una linea ferroviaria per collegare il Tibet al Nepal, da Lhasa a Kathmandu, ma, pur contando sull’efficienza cinese, i problemi logistici per un’opera del genere potrebbero richiedere tempi molto lunghi.

L’aviazione nepalese è poco sviluppata e viste le catastrofiche statistiche riguardo la sicurezza, per il momento questo può essere considerato positivo.

Perfino l’aereoporto internazionale di Kathmandu, a causa della conformazione della valle, ha notevoli limitazioni riguardo le dimensioni degli aerei che vi possono atterrare, ad esempio i Boeing 747 non hanno lo spazio di manovra necessario.

Anche nel caso di qualche futura e prevedibile miglioria nei servizi, date le dimensioni non eccessive del paese, il Nepal non avrebbe neppure bisogno di un esteso (e costoso) servizio aereo interno, che potrebbe invece essere sostituito o compensato da un servizio di elicotteri.

Per caratteristiche tecniche del mezzo gli spostamenti in elicottero sono più comodi e meno costosi, e negli ultimi anni si sta verificando un interessante sviluppo di questi servizi.

Attualmente la loro presenza è riservata quasi esclusivamente al turismo ma col passare del tempo non è difficile immaginare un maggior utilizzo anche per i locali, soprattutto per il trasporto merci in aree remote del paese.

Il fatto che oggigiorno gli elicotteri siano usati principalmente da turisti stranieri, non è dovuto solo alle loro maggiori disponibilità economiche, ma anche alla spinta che sta ricevendo il settore turistico, attualmente la vera e propria risorsa economica del paese.

Grazie ai recenti positivi sviluppi nella politica, il Nepal sta tornando ad essere una destinazione turistica molto frequentata visto che il paese ha molto da offrire sotto diversi aspetti.

Anche la natura tendenzialmente pacifica e ospitale dei nepalesi favorisce il successo, in grado di aiutare non solo economicamente il paese.

Certo un eccessivo ed incontrollato sviluppo turistico porterà vari aspetti negativi ma non si possono negare i reali vantaggi se questo sviluppo avverrà in maniera studiata per poter beneficiare il maggior numero di interessati.

Ad esempio, scoprire che alcuni percorsi di trekking sono ormai stati trasformati in strade per il passaggio dei mezzi a motore, di solito rappresenta una brutta notizia per gli appassionati di trekking, che vedono così rovinata la poeticità delle loro passeggiate himalayane, ma grazie alle strade gli abitanti possono usufruire di qualche servizio, non ultimo i bambini potrebbero andare a scuola.

Purtroppo, però, senza pianificazioni e volontà politica, i vantaggi per la gente comune saranno sempre solo marginali.

Da un paio d’anni è possibile raggiungere in jeep il villaggio sacro di Mukhtinath, a circa metà del famoso trekking del periplo dell’Annapurna, e si immaginava che questo avrebbe favorito un maggior afflusso e quindi portato vantaggi a tutti gli abitanti della zona.

Al contrario, siccome i turisti procedono più velocemente, molti paesini intermedi vengono oggi completamente “saltati” e gli abitanti lamentano un crollo dei visitatori.

Oscar Salvador

Oscar Salvador — autore di Di Kali ed altre storie, Ho visto il mio corpo bruciare; inquietudini d’India ed un saltuario ritrovarsi in Occidente e Merī Bhārat; la mia India— corrispondente dall’Asia (dove vive, soprattutto in India, da circa 10 anni) per il Blog di Viverealtrimenti.

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