Eden fiscale, presto l’addio?

26 Gennaio 2007

PECHINO: Inizia il conto alla rovescia: è pronto il disegno della "Enterprise Income Tax Law", che parificherà, fissandoli al 25%, i tassi d’imposta sul reddito per le imprese nazionali e straniere. A marzo la legge sarà votata dal Congresso Nazionale del Popolo, il più alto organo legislativo cinese, e potrebbe già entrare in vigore dal 2008, riferiscono fonti ufficiali.

Una notizia non nuova. Già da molti anni si discute della necessità di eliminare la discriminazione fra società cinesi e straniere, quest’ultime avvantaggiate dalla politica fiscale locale.

L’ovvia opposizione della lobby delle grandi multinazionali ha sempre ritardato la messa in atto della riforma che, prevedono gli esperti, non porterà radicali cambiamenti. Infatti il governo cinese sembra avere acconsentito alla richiesta di concedere un periodo di transizione di cinque-dieci anni prima di sottoporre le FIEs (Foreign Invested Enterprises) al regime fiscale delle società locali.

Lo confermano le parole del ministro delle Finanze, Jin Renqing: "Le imprese che usufruivano della riduzione ed esenzione delle tasse secondo la vecchia legge, continueranno a godere di un trattamento preferenziale".

Ma facciamo un salto indietro. All’inizio degli anni novanta, per incentivare la delocalizzazione produttiva sul proprio territorio da parte delle imprese straniere, la Cina ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali. Per questo l’imposta sul reddito, fissata al 33% (di cui il 30% spetta al governo centrale e il 3% alle autorità locali), per le FIEs non trova di fatto frequente applicazione, scendendo fino al 15% nel settore terziario.

Per esempio, sono agevolate le FIEs produttive con una durata prevista di almeno dieci anni; le FIEs export-oriented e operanti nel settore high- tech; quelle situate nelle sei zone di sviluppo economico speciale, nelle quaranta zone di sviluppo economico e tecnologico, nelle cinquanta zone di sviluppo per l’alta tecnologia e nelle quindici Free Trade Zones.

Ulteriori esenzioni sono state introdotte negli ultimi anni con il Go West Program, cioè con la politica del governo di accelerare lo sviluppo delle province centro-occidentali. Tassazioni agevolate sono previste per l’acquisto di beni strumentali prodotti in Cina e per il rinvestimento degli utili societari, e molte imprese godono di esenzioni concesse dalle amministrazioni locali.

Fino a oggi la generosa politica differenziale è stata utile per attrarre investimenti stranieri e per stimolare la crescita economica, contribuendo a elevare la Cina a una delle prime destinazioni a livello mondiale per gli investimenti diretti esteri – 72,4 miliardi di dollari, secondo i dati del Ministero del Commercio.

Ma questo privilegio, del quale gli investitori stranieri hanno goduto per oltre quindici anni, è destinato, seppur gradualmente, a essere eliminato. Nel 2001, con l’ingresso nel WTO, Pechino ha promesso di unificare la tassazione con un’aliquota d’imposta unica compresa fra il 24% e il 28%. "La parificazione dei tassi fa parte del nuovo sviluppo strategico e costituisce una priorità per la riforma fiscale", spiegano gli economisti cinesi. La manovra è mirata a diminuire la pressione fiscale sulle aziende nazionali, contribuendo ad aumentarne la competitività.

Cambierà molto per le nostre aziende operanti in Cina? No, secondo uno studio condotto da Osservatorio Asia. A spingere gli imprenditori italiani a investire in Cina sono, per l’82% degli intervistati, le potenzialità di sviluppo del mercato, per il 53% i bassi costi della forza lavoro e solo per il 18% gli incentivi fiscali. Significa che solo pochi operatori economici italiani conoscono il regime fiscale favorevole previsto per le imprese straniere in Cina.

A difendere tenacemente l’antico privilegio penseranno i nostri cugini europei e americani. Lo riferisce il quotidiano China Daily, che ha raccolto i malumori di alcune grandi compagnie internazionali — M3, Pepsico International, General Motors e Johnson & Johnson — per il temuto addio all’Eden fiscale.

Marzia De Giuli

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