Elezioni Politiche in Giappone: KO per Abe

31 Luglio 2007

TOKYO. Era nell’aria da diverso tempo, ma che la disfatta della maggioranza si rivelasse così totale ed incontrovertibile poteva sembrare solo un sogno dei leader del Partito Democratico (PDG, DPJ).

Ed invece così è stato: oggi, dopo la tornata elettorale di domenica 29 luglio, a cui hanno partecipato quasi il 60% degli aventi diritto, il Governo Abe si ritrova a poter contare solo sulla Camera dei Rappresentati o Camera Bassa (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati), ritrovandosi in minoranza nella Camera dei Consiglieri o Camera Alta (Senato).

Per tutti coloro che non conoscessero il sistema elettorale giapponese, sono necessarie alcune precisazioni.

Le elezioni appena svoltesi riguardano solo la metà dei membri (121 su 242) della Camera Alta, eletti con un mandato di sei anni; a differenza della Camera Bassa, questo ramo del Parlamento non può essere sciolto, obbligando quindi un governo a convivere con qualsiasi maggioranza che il voto popolare faccia emergere.

Il sistema elettorale con cui ogni tre anni la metà dei Consiglieri viene eletta è misto: una parte viene eletta proporzionalmente su base nazionale, mentre un’altra viene eletta in 47 collegi che corrispondono alle Prefetture di cui è composto il Giappone, dove sono in palio da 1 a 5 seggi.

Per dare un’immagine della scacco subito dal Primo Ministro Abe, basti dire che se prima di domenica il PLD, con il suo alleato Komeito, disponeva di più di 130 seggi, oggi se ne ritrova solo 103, mentre l’opposizione nel suo complesso ne conta 139.

Situazione completamente ribaltata, quindi.

Il collegio di Tokyo, l’unico da cinque seggi, è emblematico per quanto riguarda l’andamento generale di queste elezioni: due al PDG, uno solo al PLD (ottenuto tra l’altro da una ex-presentatrice televisiva), uno al Komeito ed uno ad un indipendente. Niente da fare per il Partito Comunista, che dopo cinquant’anni perde il seggio che era sempre riuscito a conquistare a Tokyo.

Osservando il caso della capitale, ci si accorge di come il PDG, passato da 81 a 109 seggi, abbia fagocitato voti letteralmente a destra e a manca, andando sì a toglierne parecchi al suo diretto avversario, ma non lasciando molto per gli altri partiti d’opposizione, che si vedono in parte ridimensionati.

"Kibishii kekka", un risultato pesante: così molti nelle file del PLD, Premier compreso, hanno definito l’esito di queste elezioni.

Particolarmente pesante per un governo, come quello di Shinzo Abe, che si era proposto di rinnovare il Paese attraverso riforme molto discusse, come quella sul sistema educativo, e di modificare la Costituzione.

Ora il Governo non può quindi più permettersi di passare progetti di legge a colpi di maggioranza, cosa che taglia le gambe a qualsiasi proposta che non sia almeno in parte condivisa dall’opposizione.

Questo svantaggio sarebbe parzialmente annullato se il Governo disponesse di 2/3 della Camera Bassa, numero necessario ad approvare in seconda istanza progetti di leggi rifiutati dalla Camera Alta, condizione però ora non attuale.

Fin dal palesarsi dei primi risultati, il Primo Ministro non ha mai accennato alla possibilità di dimettersi ne di ricorrere ad elezioni anticipate.

Abe ha ribadito infatti che la responsabilità verso gli impegni presi con gli elettori ad inizio mandato gli impediscono di retrocedere dal suo incarico, nonostante oltre all’opposizione, anche esponenti del suo stesso partito abbiano reclamato un suo passo indietro.

Sono molti infatti quelli che indicano nelle mancanza di leadership del Premier una delle cause della disfatta, anche se bisogna ricordare quanto abbiano pesato i recenti scandali non solo finanziari che hanno coinvolto esponenti del governo o agenzie governative, come quella che ha portato a fine maggio scorso al suicidio del Ministro dell’Agricoltura.

Al momento comunque, le uniche misure prese in considerazione sembrano essere un rimpasto sia nella compagine governativa che nel direttivo dello stesso PLD, rimandate comunque alla seconda metà di agosto, dopo la fine delle vacanze per l’Obon (la festa dei morti) e con lo scemare dell’afosa estate giapponese.

Gigi Boccasile

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