Emancipazione femminile e imprenditorialità nella Cina di oggi

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Le donne in Cina hanno sempre avuto una considerazione molto controversa, specialmente se si confronta la loro condizione ai tempi del confucianesimo col ruolo ricoperto oggi. A partire anche solo dalle stime fornite dalla 2009 Rich List dello Hurun Report, si nota come l’emancipazione femminile del Regno di Mezzo abbia issato le vele verso orizzonti sempre nuovi.

 

5 delle prime 10 miliardarie imprenditrici su base mondiale provengono dalla Cina e tale dato non accennerà di certo a diminuire, visto che il loro patrimonio netto cresce del 30% ogni anno. Yue Sai Kan, personaggio televisivo e fondatrice di una linea di cosmetici, riporta che tale cifra si spiega col fatto che dopo l’avvio delle riforme degli anni ’80, non era il sesso a determinar il successo, poiché tutto il popolo si trovava sulla stessa barca. Se da un lato ciò appare confortante, dall’altro non si possono chiudere gli occhi quando ci si trova a dover credere che la Cina è l’unico paese dove si registrano più suicidi femminili rispetto a quelli maschili: ciò cozza contro quanto detto sopra e pare non trovare plausibile spiegazione. Sicuramente bisogna tener conto di una “società socialista armoniosa” che, per quanto aperta al cambiamento e allo scambio economico, ancora affonda le proprie radici negli ideali di un partito unico e perlopiù retto da uomini (per giunta, spesso corrotti).

 

Esaminando i risultati di altre ricerche, circa l’85% delle donne cinesi fa uso di contraccettivi, classificandosi come il tasso di utilizzo più alto al mondo. Viene ritenuto rilevante in quanto sottolineerebbe l’efficacia della diffusione dell’educazione e del miglioramento del tenore di vita grazie alle mosse del Partito Comunista. In sostanza, col tempo si vorrebbe tendere a far capire che si è raggiunto un buon livello per quanto riguarda le pari opportunità, ma le statistiche remano spesso contro, lasciando irrisolte diverse questioni.

 

Come ha anche ammesso Zhao Baige, vice ministro del NPFPC (National Population and Family Planning Commission of China), non si può dire che ciò che è stato fatto sia giusto al 100%, però la Cina ha imboccato la giusta strada e già molte persone beneficiano dei cambiamenti. Non si possono dopotutto dare tutti i torti all’affermazione della Zhao: la Cina di fondo tale è e tale rimarrà; sono state poste le basi per un cambiamento che magari non avverrà in un futuro prossimo, ma che certamente già sta facendo sentire i suoi effetti nonostante le svariate contraddizioni.

 

Matteo Belardinelli

 

Asian Studies Group Research Staff

 

Ricerca, negoziazione e mediazione culturale sull’Asia Orientale – www.asianstudiesgroup.net

Matteo Belardinelli

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