Esecutivo giapponese, primavera di riforme

20 Febbraio 2007

TOKYO: Si preannunciano mesi intensi per il governo giapponese presieduto dall’ottobre scorso dal primo ministro Shinzo Abe, neo guida del Partito Liberal Democratico, la storica maggioranza nel panorama politico giapponese degli ultimi cinquant’anni. Lo sguardo proiettato verso un ampliamento della prospettiva del dialogo internazionale, accompagnato ad una convinta adesione ai valori tradizionali giapponesi hanno favorito l’ascesa del delfino di Koizumi. Abe si appresta ora a convogliare nel programma di riforme del proprio esecutivo, la non tralasciabile popolarità dell’eredità riformista del predecessore Koizumi e il legame ai valori tradizionali caro alla componente più conservatrice del partito liberal democratico.

Il bisogno di un "ritorno ad una linea di riorganizzazione" del sistema giapponese postbellico, utilizzando le parole dello stesso Abe, era già stato posto in luce dal premier nel suo discorso in Parlamento all’inizio della legislatura. Tale urgenza si tradurrebbe in concreto in una strutturale riforma della Costituzione, augurata da molte personalità politiche e che secondo lo stesso Abe dovrebbe permettere al Giappone di rinascere sulla scena politica e rappresentativa internazionale con un’immagine autonoma e libera. Trattasi di un passo importante che costerà ad Abe, la votazione d’appoggio unanime in parlamento, verso cui il premier giapponese dovrà rendere conto delle proprie azioni. Abe dovrà però rassicurare la popolazione, costantemente attenta in materia, attraverso una politica che, nello stesso editoriale dello Yomiuri Shinbun si legge di "chiarezza".

Per nulla slegato dal programma di riforma costituzionale, è la necessità, sottolineata già dalla linea Koizumi, ma in maniera meno netta rispetto a quella che pare adottare ora il suo successore, di chiarire il ruolo delle self defense forces, SDF (forze di auto difesa) riaffermandone la portata nella missioni di pace impegnate sul fronte estero accanto alle forze militari delle Nazioni Unite, legittimandone, però, l’attività attraverso l’autorizzazione al vero e proprio "esercizio dell’autodifesa collettiva". Abe mira perciò ad una riforma della costituzione che legittimi chiaramente l’applicazione di tale esercizio, previsto dal sistema di legge, ma non direttamente concesso dalla costituzione.

Altro snodo importante per la politica interna, riguarda la serie di riforme di carattere socio-economico progettate dal governo e influenzate da una fondamentale consapevolezza: il crollo delle nascite e la diminuzione dei matrimoni. La posizione liberale di Abe riafferma la centralità del matrimonio quale base armoniosa attraverso cui garantire alla società una stabilità di componenti e lavoratori. Ecco allora la necessità di creare un panel capace di studiare stimoli e soluzioni atti a sostenere il "tassello famiglia". L’attuale sistema giapponese non farà che accelerare il declino del tasso di natalità e con esso la difficoltà per le coppie sposate di allevare figli e lavorare. Si prospetta inoltre che nei prossimi cinquant’anni verrebbero a mancare specifiche figure professionali e si dovrebbe ricorrere all’accesso continuo delle donne nella forza lavoro, realtà che il tradizionale sistema giapponese rifiuta e considera poco consono al mantenimento della stabilità sociale e procreativa. Abe si trova ad affrontare un circolo vizioso che intende sconfiggere con un piano concreto di riforme fiscali incentrate sull’assistenza finanziaria, accompagnata da una tanto attesa riforma dell’ assetto occupazionale per aiutare le giovani coppie nel bilanciare tempo ed energie destinate al lavoro e quello rivolto alla cura dei figli, aiutare i giovani a trovare un’occupazione che permetta loro di costruirsi non solo una carriera ma anche un bagaglio di competenze, favorire culturalmente una collocazione del nucleo famigliare all’interno della comunità di residenza, favorendo l’aiuto reciproco e il legame umano e abbattendo la spersonalizzazione dei grandi centri urbani.

Sul piano dell’istruzione Abe afferma la necessità di una riforma atta a inaugurare una "nuova era" del sistema educativo. Meno nozionismo e più serietà nei programmi scolastici, nei contenuti affrontati e soprattutto nel ruolo dell’insegnante, a cui verrà concessa maggior autorità e applicazione professionale.

Aria di novità anche per quanto concerne il programma di crescita economica. Abe ha parlato di promozione e sostegno a nuovi progetti nell’ambito dell’innovazione della tecnologie, atto a favorire innumerevoli settori produttivi. Il Giappone rivivrà un nuovo boom tecnologico in grado di trainare orizzontalmente l’industria nazionale. L’intento è quello di migliorare le applicazioni high tech per aumentare la produzione riducendo considerevolmente le spese. Annunciato anche un probabile aumento sulla tassa sui consumi come scialuppa di salvataggio per far fronte alla crisi economica. Ma sono numerose le voci autorevoli che smentiscono tale riforma, annunciata da anni a garanzia di sicurezza economica ma mai realmente attuata.

Paolo Cacciato

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