EU spinge al nuovo protocollo ambientale. Riuscirà la mediazione di Abe con gli USA?

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7 Giugno 2007

BERLINO: Ed è ancora una volta il Giappone, con sostegno europeo, a scendere in campo internazionale per promuovere un nuovo programma, da supportarsi a livello mondiale, per combattere il continuo peggioramento delle condizioni climatiche, dovuto all’emissione di gas nocivi al di sopra dei valori stabiliti dai protocolli internazionali.

In occasione del Japan — EU summit tenutosi martedì a Berlino, il primo ministro Shinzo Abe e il presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso hanno richiamato l’attenzione della comunità internazionale su temi come il riscaldamento del pianeta e il piano di denuclearizzazione della Corea del Nord, in blocco dopo l’irrigidimento delle trattative del Six Party.

Presente all’incontro anche il presidente del Consiglio Europeo, il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il summit viene così a precedere l’evento del G8 e ben chiarifica la posizione d’ Europa e Giappone nei confronti dei principali Paesi coinvolti nell’emissione di gas nocivi e nel conseguente surriscaldamento del pianeta: Stati Uniti, Cina e India.

Proprio due giorni fa Corriere Asia ha riportato i contenuti delle oltre 60 pagine di rapporto ufficiale rilasciato dal governo di Pechino in merito alla problematica del Global Warming. La Cina ha immediatamente preso le distanze dalla condizione di piena responsabilità, richiamando all’attenzione internazionale la propria condizione di paese emergente sulla scena competitiva economica internazionale e riaffermando invece la responsabilità americana nell’aggravarsi della condizione climatica mondiale. Se la Cina sottoscrive formalmente il proprio impegno nell’investimento massiccio di fondi in programmi d’implemento di energie rinnovabili con più cura per gli impianti a carbone, dall’altra parte il silenzio USA sembra sottolineare la posizione americana al rifiuto della ratifica al protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012.

Attualmente il protocollo richiede ai Paesi industrializzati un taglio nell’emissione di "gas serra" del 5.2% entro il 2012. Finalità programmatica pienamente appoggiata da UE e osteggiata in primis dagli USA. L’Europa rincara la dose annunciando per il prossimo documento, che dovrà partire a chiusura del protocollo in vigore, ovvero dal 2013, un taglio netto delle emissioni del 50%. Abe al suo primo G8, cosciente della distanza che separa EU e USA sulla questione ha annunciato alla stampa nazionale giapponese che inaugurerà una politica d’ attenta mediazione fra le parti e che cercherà di trainare il dibattito sul tema, fra i primissimi punti in agenda al G8, per una soluzione concreta e atta a stabilire una percentuale ben precisa nel taglio delle emissioni.

A differenza di Koizumi, Abe sembra aver assunto a chiave diplomatica del proprio primo coinvolgimento al G8, la questione ambientale, cercando di non perseguire palesemente la politica dell’assenso pro- USA, ma ponendosi in una veste centrale nella mediazione fra polo EU e USA. Secondo quanto affermato dai politologi dell’Università di Tokyo, la linea di Abe pare convincere poco l’Europa "La mediazione giapponese sulla questione ambientale è considerata vaga, poco precisa e convinta dalla Commissione Europea" chiarifica alla stampa giapponese il prof. Sakamoto, cattedra onoraria all’Università di Tokyo. La critica internazionale al ruolo di mediatore di Abe sulla questione climatica pare convergere su elementi quali mancanza di tempismo politico e lentezza nelle trattative. "Il rischio — conclude Sakamoto — è che il Giappone esca da questo G8 con un assenso formale degli USA, senza nessun merito concreto e nessun ammirazione internazionale dovuta all’effettiva irrisoluzione della trattativa.

Paolo Cacciato

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