Il 13° piano quinquennale e le nuove prospettive di business in Cina

a cura di: Lorenzo Riccardi

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Il 13° piano quinquennale, approvato dal partito comunista cinese, è stato definito dai leader politici per guidare lo sviluppo sociale, politico ed economico della Cina nei prossimi anni. Esso stabilisce gli obiettivi di crescita economica, identifica le aree promettenti per gli investimenti, e indica i settori verso cui concentrare l’afflusso di risorse. Il piano è destinato non solo ad indirizzare le politiche di governo, ma anche ad influenzare le strategie aziendali delle imprese sia statali che private, pur non regolandone direttamente l’attività. Per questa ragione, è stato chiesto ad undici importanti operatori del settore privato, fra cui il leader di Alibaba Jack Ma, di contribuire alla stesura del piano. Il risultato è un dettagliato insieme di linee guida che modelleranno l’economia cinese lungo il prossimo quinquennio.

L’attuale piano introduce diversi cambiamenti rispetto al precedente, che possono essere ricondotti agli obiettivi di crescita, di consumo, di c.d. “green economy”, e alle riforme strutturali nell’ottica di maggiore concorrenzialità del mercato interno.

Il governo nazionale ha fissato un obiettivo di crescita economica del 6,5% in cinque anni. Un tale tasso di crescita, benché inferiore all’8% conseguito con il 12° piano quinquennale, rimane tra i più alti al mondo e conferma il ruolo primario che la Cina continuerà ad avere nell’economia globale. La realizzazione di questo obiettivo necessita, tuttavia, di nuovi motori di crescita rispetto al tradizionale settore industriale, quali il consumo e l’innovazione, a cui significativamente il piano riserva particolare enfasi.

Lungo i prossimi cinque anni la Cina si propone di reinvestire parte delle risorse impiegate sul fronte dell’export per aumentare il volume dei consumi interni. La Cina ha tradizionalmente privilegiato un economia basata sugli investimenti statali e ha tratto particolare beneficio dal basso costo del lavoro per affermarsi come “fabbrica del mondo”. Questo sistema, pur avendo portato la Cina verso una crescita economica straordinaria, ha generato una serie di problematiche con riguardo alla diseguale distribuzione della ricchezza, all’eccesso di capacità in determinati settori e all’inquinamento ambientale. Il nuovo piano quinquennale propone un radicale cambio di rotta attraverso l’incremento dei consumi interni quale principale fattore di crescita.

Il piano impegna il governo sul tema della “green economy”, prevedendo limiti alle emissioni di carbonio nonché al consumo di energia e di acqua. Inoltre, sono fissati chiari progetti per la rivalutazione o eliminazione di industrie o fabbriche inefficienti e obsolete, e di riduzione degli eccessi di capacità degli impianti produttivi. L’obiettivo sul medio periodo è quello di aumentare la produzione di energia rinnovabile e di favorire lo sviluppo di infrastrutture ecosostenibili e a ridotto impatto ambientale.

Il miglioramento delle strutture e della gestione nel settore del welfare mira a garantire un notevole risparmio di spesa per i cittadini, incrementando le risorse da destinare al consumo. L’aumento del costo del lavoro e l’invecchiamento della popolazione impongono infatti di trovare nuovi canali per mantenere lo slancio economico. Tra questi, il piano ha dunque optato per un cambiamento nella gestione del settore sociale e dell’assistenza sanitaria, accanto all’abbandono della rigida politica del figlio unico.

Infine, sono molte le aree interessate dalla riforme strutturali avviate dal piano, tra cui i meccanismi di formazione dei prezzi, la normativa fiscale, la regolamentazione finanziaria, gli investimenti, e la de-monopolizzazione. Speciali disposizioni sono riservate al miglioramento qualitativo di internet e delle telecomunicazioni sul territorio cinese. L’obiettivo è quello di allineare l’economia cinese ai modelli  concorrenziali attraverso la creazione di un mercato liberalizzato e competitivo.

Il nuovo piano introdurrà cambiamenti importanti e modificherà la composizione dell’economia cinese. Le imprese operanti in Cina dovranno quindi adattarsi al nuovo mercato, e al tempo stesso indovinare le strategie per sfruttare al meglio le nuove opportunità di business. In passato, il livello elevato di regolamentazione aveva reso la pianificazione e la strategia imprenditoriale non necessarie per le aziende cinesi. L’introduzione di logiche di mercato, con la conseguente possibilità per le imprese di incorrere nel fallimento, impone invece oggi di definire in dettaglio le strategie economiche sul medio termine. Allo stesso tempo, i propositi di diversificazione del mercato interno aprono nuove prospettive di business agli investitori stranieri, in particolare sul fronte dei beni di consumo, beni e servizi relativi all’attività sanitaria, ed energie rinnovabili.

Aree chiave di riforma nel 13° piano quinquennale:

  • Concorrenzialità nei settori in monopolio (elettricità, trasporti, servizi pubblici, telecomunicazioni).
  • Riforma del settore finanziario: più liberalizzazione e creazione di piattaforme di scambio di titoli e azioni
  • Internet: più velocità della rete, implementazione di Internet Plus e creazione di servizi per favorire l’e-commerce.
  • Apertura dei mercati finanziari: prestazione di servizi aperta a privati locali ed esteri.
  • Abbandono della politica del figlio unico: ogni coppia potrà avere due figli.
  • Riforma del welfare: più servizi sociali, assistenza sanitaria e creazione di strutture dedicate alla popolazione anziana.
  • Cooperazione internazionale: maggiore partecipazione negli organismi sovranazionali, conclusione di nuovi trattati, armonizzazione e coordinamento.
  • Produzione energetica a ridotto impatto ambientale: riduzione delle emissioni e dei consumi,  smantellamento di unità inefficienti e creazione di impianti ecosostenibili.
  • Urbanizzazione: miglioramento della qualità della vita e promozione delle zone urbane attraverso maggiori servizi e posti di lavoro.

 

 

Lorenzo Riccardi

Lorenzo Riccardi

Insegna fiscalità asiatica presso Shanghai Jiao Tong ed è Adjunct Associate Professor alla Xian Jiao Tong Liverpool University. Si è specializzato in fiscalità internazionale all'IBFD di Kuala Lumpur e nel 2016 ha conseguito una borsa di studio per un progetto di dottorato di ricerca sulle economie del Far East presso Shanghai University. E’ segretario dell’Associazione degli Accademici italiani in Cina ed e’ stato ammesso come International Associate dell’American CPA Association, membro di Australia CPA, dell'Ordine dei Dottori Commercialisti, del Registro dei Revisori in Italia e International Affiliate dell’Hong Kong Institute of CPAs. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ha ricoperto ruoli nella governance di istituzioni e gruppi societari, tra cui Giorgio Armani, Trussardi e Pomellato. E' socio dello Studio di consulenza RsA (www.rsa-tax.com), specializzato in Asia e paesi emergenti e ha ricoperto ruolo di Board Director della Camera di Commercio Italia-Vietnam, della Camera Italiana in Cina e di Chief Representative di Unimpresa a Shanghai. Ha pubblicato per Il Sole 24Ore Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam, per Maggioli Editore cura le guide dei paesi dell’Asia Orientale e per Wolters Kluver è il responsabile della banca dati Asia. E’ membro del comitato scientifico di Corriere Asia e Fiscalità Estera. Per l’editore Springer cura una collana di testi su temi in ambito contabile e fiscale legati alla Cina e i suoi testi sono stati pubblicati in lingua italiana, cinese, portoghese ed inglese. Contatti: Website / LinkedIn

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