Il futuro della Cina tra crescita e sostenibilità economica

a cura di: Lorenzo Riccardi

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Molti obiettivi del 12° piano quinquennale sono stati portati a termine dal governo Cinese. Anzitutto le previsioni di crescita del PIL  del governo di Pechino hanno mantenuto le attese, rendendo la Cina il primo paese per crescita percentuale annua del PIL. Inoltre il settore dei servizi ha incrementato la propria importanza all’interno dell’economia locale. Gli obiettivi riguardanti urbanizzazione, potenziamento del sistema educativo e crescita degli investimenti nella ricerca rispetto al PIL, così come il numero di brevetti sono stati ampiamenti rispettati. La Cina ha profuso notevole impegno nell’attuazione di politiche ambientali relative alla limitazione di emissioni inquinanti e alla diminuzione del consumo di energia. Da queste premesse prende forma il 13° piano quinquennale proposto dal premier Xi Jinping il 6 marzo 2016. Le linee fondamentali della progettualità di Pechino rimangono quelle di mantenimento di tassi di crescita elevati e il graduale incremento dell’importanza dei servizi nella transizione verso un’economia orientata ai consumi.

Overview dell’anno 2015

La Cina ha sperimentato negli ultimi quattro anni una crescita in ogni ambito ma ad una velocità inferiore rispetto al passato. La Cina, durante il 2015 ha raggiunto alcuni importanti risultati, tra i quali:

  • il PIL ha raggiunto quota 67,7 mila miliardi di RMB, con un tasso di crescita annuale del 6,9%, ossia il più alto fra le economie avanzate;
  • Il settore dei servizi cresce fino a raggiungere  la maggioranza del PIL (50,5%), per la prima volta;
  • Cresce anche la percentuale degli investimenti esteri del 5,6%; la Cina diventa la terza più grande destinazione di investimenti diretti;
  • La componente del consumo domestico sul PIL ha raggiunto quota 66,4%, la percentuale più alta mai registrata;
  • Il reddito pro capite è cresciuto su base annua del 7,4%, quindi ad un ritmo più alto del PIL stesso;
  • In linea con le politiche ambientali del paese, il consumo energetico per unità di PIL è sceso del 5,6%;
  • Il mercato del lavoro registra la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione rimane stabile;
  • Aumenta la velocità di crescita delle imprese, coadiuvate dall’incremento della penetrazione della rete internet.

Tuttavia sono molte le problematiche che la nazione è costretta ad affrontare, quali, la riduzione degli investimenti interni, la caduta delle quote import ed export, la sovrapproduzione presente in molte industrie, le crescenti difficoltà nella ridistribuzione del reddito, una gestione urbanistica complicata a causa delle ingenti masse di popolazione rurale che si muovono verso le città più importanti. Inoltre causano incertezza le diverse prospettive di crescita per aree differenti e la sostanziale differenza tra le entrate del governo e gli investimenti messi in atto da Pechino.

Obiettivi per il 2016

Il 2016 è un anno cruciale per lo sviluppo Cinese e il mantenimento degli obiettivi decennali. Per la prima volta la Cina stabilisce come obiettivo di incremento del PIL non un numero ma un intervallo di valori, a causa del rallentamento dell’economia interna al paese. Per lo stesso motivo non viene menzionata alcun valore riguardo al target fissato per import ed export: nel 2015 l’obiettivo era la crescita del volume di scambi per il 6%; tuttavia a fine anno il risultato è stato una caduta dell’8%. Il principale obiettivo del governo cinese rimane il mantenimento della crescita media annua del PIL attorno al 6,5% e l’introduzione di nuove riforme strutturali utili a trasformare l’economia cinese in un sistema orientato al consumo. Il premier Li ha indicato nel piano i propositi del governo per garantire un futuro stabile alla nazione:

  • Il primo è il mantenimento della stabilità economica per incentivare la crescita futura; questo obiettivo sarà accompagnato dall’attuazione di politiche fiscali, sgravi per le società, introduzione di politiche monetarie volte introdurre liquidità nel sistema a supporto di piccole e micro imprese e decentramento della gestione dei tributi alle amministrazioni locali;
  • Il secondo è avviare una campagna di riforme strutturali accompagnata dall’eliminazione delle barriere al commercio. Obiettivo primario è snellire l’apparato amministrativo, creando una rete di comunicazione intra-governativa al fine di migliorare l’interazione fra i vari dipartimenti e conseguentemente l’efficienza dell’intero apparato. Le riforme saranno indirizzate alla promozione dell’innovazione per le imprese attive nella ricerca e sviluppo e nell’accesso al credito per il settore privato. Si prenderanno misure volte contrastare l’inefficienza produttiva di alcune industrie chiudendo impianti non idonei; si cercherà di allineare i prodotti domestici a quelli esteri grazie all’implementazione di standard qualitativi minimi di produzione e di sicurezza per il consumatore. Assumerà grande importanza il processo di modernizzazione delle imprese di proprietà statale che verranno sottoposte ad un processo di riorganizzazione interna, di fusione, o di privatizzazione.
  • il governo punta allo sviluppo di diverse tipologie di servizi e settori, quali i servizi sanitari ed il settore dell’education completando la fase più matura dello sviluppo urbano del paese.
  • Il governo punta ad accompagnare il settore agricolo verso un processo di modernizzazione, con l’obiettivo di incrementare il reddito della popolazione rurale.
  • Si registra infine la volontà delle autorità cinesi di migliorare i rapporti internazionali grazie alla creazione di accordi di libero scambio finalizzati in prevalenza allo stimolo del mercato interno.

Il 13esimo Piano Quinquennale

In data 16 marzo 2016 il governo cinese ha approvato il “Tredicesimo piano quinquennale sull’economia nazionale e lo sviluppo economico”. Il documento è composto da 20 capitoli e 80 sezioni e fa riferimento alla crescita e allo sviluppo dell’economia cinese durante il quinquennio 2016-2020.

Le previsioni sull’andamento del sistema economico rispecchiano gli obiettivi fissati nel piano, in linea con il tasso atteso di crescita annuale del PIL attorno al 6,5% e l’obiettivo di raddoppiare valori del reddito pro capite entro il 2020. Il governo prospetta il raggiungimento degli obiettivi grazie all’attuazione di una campagna di riforme strutturali che permettano alla Cina di passare ad un’economia sostenuta dalla crescita consumi interni. Tuttavia le autorità cinesi appaiono più caute sulla realizzazione di obiettivi quali l’internazionalizzazione del Renminbi e la liberalizzazione del credito.

 

Principali obiettivi

  • Raddoppio del PIL: Il governo resta inflessibile sull’obiettivo di lungo termine di raddoppio del PIL nella decade 2010-2020. La conferma di un limite inferiore alla crescita annua al 6,5% va ponderata con gli effetti delle politiche economiche future.
  • Creazione di un’economia bilanciata: il piano riflette la volontà di basare la crescita sull’innovazione e sul progressivo aumento dei consumi interni. In particolare il documento enuncia i principi cardine per la realizzazione dello sviluppo futuro: aumento degli investimenti in IT e R&D accompagnati da una politica di valorizzazione del capitale umano. Le riforme saranno volte a valorizzare il settore dei servizi, futuro fulcro dell’economia cinese.
  • Progressivo aumento del flusso di capitali esteri: l’approvazione del piano assume importanza nel campo degli investimenti esteri.

 

Le prospettive di crescita

Il PIL della repubblica popolare è previsto in crescita nel prossimo quinquennio, benché non ai livelli dello scorso decennio.

Gli analisti forniscono stime di breve periodo pessimistiche riguardo il futuro trend del PIL. Secondo le analisi delle Nazioni Unite le stime sulla crescita percentuale verranno disattese già dall’anno corrente e non verrà raggiunto l’obiettivo minimo annuo del 6,5%, necessario per sostenere la transizione verso un’economia di consumo. Dal 2017, la crescita sarà ancora più lenta, facendo segnare un +6,2%, ben al di sotto della soglia auspicata dal governo. Altre analisi, tuttavia, indicano che la crescita media annua si attesterà al 6,72% nel 2016 e al 6,45% nel 2017, appena al di sotto del limite minimo.

In relazione al medio periodo le stime sono altrettanto pessimistiche. Dopo una fase di calo al 6,2% nel 2017, si assiste a una stabilizzazione del PIL al 6%, insufficiente a sostenere i piani approvati dal governo durante il 13° piano quinquennale. Ancora più drastica l’analisi di Economist Intelligence Unit, che prevede la caduta nel 2020 della crescita annua al 4,3%. La forbice del debito pubblico si attesterà tra l’attuale 45% circa e il 54% del 2020. Questo scatto sarà dovuto in larga parte alla campagna di riforme strutturali e ai crescenti investimenti del governo verso il settore terziario, ponderati anche per il tasso di crescita attorno al 6% annuo.

Le analisi delle principali istituzioni internazionali evidenziano un eccessivo ottimismo da parte delle autorità Cinesi verso le capacità strutturali del paese. Riguardo il valore di PIL pro capite, le stime sono indirizzate verso una generale ascesa; tuttavia, rimane alta l’incertezza sulla quota degli investimenti effettuati dal governo. Secondo gli analisti la percentuale degli investimenti sul PIL sperimenterà una riduzione di 6 punti percentuali in 6 anni. Questo trend risulta disallineato rispetto alla volontà del governo di puntare su investimenti per sostenere l’ascesa del nuovo terziario.

Una new normal policy che dovrà gestire una progressione più lenta e complessa per Pechino. Un piano quinquennale che promuove la trasformazione verso una service-oriented economy, una maturazione del mercato interno e una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni.

Uno sviluppo infrastrutturale che pianifica ulteriori espansioni per aeroporti e rete ferroviaria e un’urbanizzazione con il target del 60% della popolazione residente. Il governo prevede un efficientamento delle aziende e dell’impianto industriale e un aumento degli standard di vita e di reddito pro-capite entro il 2020. La Cina punta ad un miglioramento qualitativo del proprio sistema in un contesto di massima complessità agli occhi degli osservatori esterni.

Lorenzo Riccardi

Lorenzo Riccardi

Insegna fiscalità asiatica presso Shanghai Jiao Tong ed è Adjunct Associate Professor alla Xian Jiao Tong Liverpool University. Si è specializzato in fiscalità internazionale all’IBFD di Kuala Lumpur e nel 2016 ha conseguito una borsa di studio per un progetto di dottorato di ricerca sulle economie del Far East presso Shanghai University. E’ segretario dell’Associazione degli Accademici italiani in Cina ed e’ stato ammesso come International Associate dell’American CPA Association, membro di Australia CPA, dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, del Registro dei Revisori in Italia e International Affiliate dell’Hong Kong Institute of CPAs. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ha ricoperto ruoli nella governance di istituzioni e gruppi societari, tra cui Giorgio Armani, Trussardi e Pomellato. E’ socio dello Studio di consulenza RsA (www.rsa-tax.com), specializzato in Asia e paesi emergenti e ha ricoperto ruolo di Board Director della Camera di Commercio Italia-Vietnam, della Camera Italiana in Cina e di Chief Representative di Unimpresa a Shanghai. Ha pubblicato per Il Sole 24Ore Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam, per Maggioli Editore cura le guide dei paesi dell’Asia Orientale e per Wolters Kluver è il responsabile della banca dati Asia. E’ membro del comitato scientifico di Corriere Asia e Fiscalità Estera. Per l’editore Springer cura una collana di testi su temi in ambito contabile e fiscale legati alla Cina e i suoi testi sono stati pubblicati in lingua italiana, cinese, portoghese ed inglese.

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