È la Cina ancora l’eldorado per le aziende occidentali?

a cura di: Stefano Deleidi

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La Cina è il suo potenziale sono stati per anni ignorati da taluni e temuti da altri.
Ma è’ la Cina l’eldorado o il labirinto senza uscita per le aziende europee ed italiane in particolare? Occorre fare un passo indietro e ricordarsi che la Cina, prima della rivoluzione industriale era un colosso economico e commerciale con cui fare i conti. L’introduzione della macchina a vapore fecero alla Cina ciò che il sistema industriale Cinese ha fatto all’occidente dai tempi di Deng Xiaoping oltre 40 anni fa.
Per anni le aziende europee anno evitato di guardare ad oriente. Questo perché in metà secolo l’Europa ha dovuto ricostruirsi dopo due conflitti mondiali che l’hanno messa in ginocchio, decimato il fior fiore della sua gioventù e ridisegnato la carta del nostro vecchio continente.
Ma forse da questo termine “vecchio continente” che occorre partire per capire il rapporto che abbiamo con l’ Asia e la Cina. L’Europa troppo spesso si è rinchiusa su se stessa, reagendo solo nei momento di disperazione piuttosto che pianificare ed agire per tempo, e così la Cina spesso è’ finita in coda alle priorità nelle agende delle cancellerie dei paesi dell’Unione Europea e delle aziende.
Spesso demonizzata, la Cina è un paese ed un economia con la quale si deve fare i conti e non una realtà alla quale reagire con motivazioni inguinali, ma con piani strategici a lungo termine. I cinesi conoscono e sanno dell’occidente molto di più di quanto noi sappiamo di loro. I cinesi sanno cosa ci motiva e ciò che guida le nostre scelte e decisioni. Questi sono i fondamenti già descritti nel famoso libro “l’arte della guerra“.
Le aziende che hanno avuto la lungimiranza di guardare ad oriente sono poche ed ancor meno quelle che hanno pianificato una strategia a tavolino, ovvero che hanno saputo mantenere la mano ferma al timone nei momenti di inevitabile difficoltà nel “mare del mercato cinese e nei venti della cultura cinese”.
È qui si arriva alla fantomatica questione se la Cina sia o sia mai stata l’eldorado per le aziende europee. La risposta semplice è un “si” con un grosso “ma”. Un “ma” che serve a distinguere i tanti dai singoli.
La Cina è’ stata ed è’ ancora una forte opportunità ma solo per una minoranza ristretta di aziende. Nel 2002 si stimava che oltre il 70% delle aziende che avevano costituto una Joint Venture (JV) in Cina erano un fallimento. Il restante 30% erano in un costante stato di conflitto ed in agonia, con un ristretto numero di aziende che emergevano come vincitori, tra queste VW, che però soffri 19 anni prima di vedere la luce alla fine del tunnel.
Le aziende italiane non sono state tutte così fortunate. Ad esempio Iveco che per anni ebbe il predominio del mercato con il Daily ma non seppe cogliere il segno del momento ed adeguare la sua offerta per veicoli più consoni ad una nuova infrastruttura stradale ci si stava erigendo in tutta la Cina e che non richiedeva più veicoli robusti ma comodi ed adatti a lunghi viaggi.
Oggi la Cina è ancora un paese che guarda ad occidente per la tecnologia di punta , medicinali, prodotti di bellezza, soluzioni per sfamare una popolazione di oltre 1,4 miliardi di cittadini. I cinesi stessi vivono un frangente di profondo conflitto interno tra un rinnovato senso di orgoglio nazionale e la sfiducia in alcuni dei loro stessi prodotti che fanno si che si rivolgano all’importazione di latte in polvere per i loro neonati, a medicinali, macchinari ospedalieri e tecnologie per aumentare la produzione agricola necessaria a sfamare il paese più popolato del mondo.
Le aziende italiane si possono ancora ritagliare delle nicchie di mercato ma occorre agire subito. Occorre con onestà e coraggio porsi la domanda cosa si “voglia fare da grandi”. Occorre fare ciò che i nostri padri e nonni fecero al termine del secondo conflitto mondiale ed accettare una sfida di lungo periodo. Per entrare nel mercato cinese occorre mettersi al tavolino e definire una semplice è realistica strategia. Come imparai da cadetto nel US Army ROTC, usare degli acronimi SALUTE, LOI e STAR, per strutturare i piani raggruppare le proprie risorse interne ed esterne e passare alla fase attuativa di un piano strategico che tutta l’azienda senta suo e che supporti.
Questi acronimi sono in sintesi una serie di check list che permettono ad un’azienda di pianificare le proprie azioni e guidare i processi decisionali assicurandosi di raccogliere e strutturare le informazioni vitali necessarie, motivare e sopportare le equipe destinare a portare avanti il progetto.
Occorre anche saper essere presenti e visibili sul territorio per raccogliere dai propri collaboratori le impressioni dalla prima linea, e dare loro il coraggio e la rassicurazione che chi sta nelle retrovie non ha abbandonato chi sta in trincea.
In 35 anni di vita all’estero e 29 da manager ho imparato ad essere sempre a disposizione dei miei collaboratori che lavorano con me, mai per me. In un mercato come quello cinese dove i manager si rivendono ad altri per euro 100, io ho manager che sono 12 anni che lavorano con me perché sanno che con me non sono mai soli. Fiducia, delega, support e ricerca delle soluzioni sono lo stile vincente.
La maldicenza, l’arroganza il sospetto sono attributi che possono fare danni irreparabili quando si gestisce un’azienda in Asia ed in Cina . Va da se che occorre trovare le persone giuste ma occorre saper far sentire loro che sono parte di un progetto più grande, per fargli dimenticare l’aspetto puramente economico del loro rapporto con l’azienda è dare loro l’orgoglio legato alla consapevolezza di lavorare per una azienda che ha sì a cuore la sua solidità economica, ma attraverso la cura dei suoi collaboratori e non a discapito degli stessi.
In conclusione, si l’Asia può ancora costituire una forte opportunità ma solo per chi ha il coraggio di intraprendere un lungo viaggio e l’onesta intellettuale di che sa che da soli no si può fare tutto.
Stefano Deleidi

Stefano Deleidi

Micro Research VP Profilo Linkedin: https://hk.linkedin.com/in/stefano-deleidi-3328204b

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