Medio Oriente – investitori guardano con fiducia a sviluppo economico dell’Egitto

a cura di: Gianni Gregoris

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Dal Summit di Sharm di un anno fa, l’Egitto presentava i grandi progetti in un’area straordinaria di grandi opportunità di investimento per le imprese di tutto il mondo nel settore dell’energia, del petrolchimico, dell’edilizia, dell’agricoltura, del turismo e nelle aree portuali del canale di Suez e di Damietta allo scopo di sviluppare la logistica e incrementare con il raddoppio del Canale di Suez gli scambi commerciali nel bacino del mediterraneo, ritenuto la porta d’ingresso nei Paesi Arabi e in Africa.

L’Italia è il terzo partner commerciale dell’Egitto con un interscambio sopra i cinque miliardi di dollari che possono essere incrementati se verranno colte le opportunità di sviluppo economico dell’Egitto, stimate in circa 60 miliardi di dollari fra investimenti diretti e prestiti agevolati. Tra i grandi partner economici ci sono le Pmi e le Grandi Imprese del Made in Italy che in Egitto, come sottolineava il viceministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, hanno firmato accordi l’Eni per 5 miliardi di dollari oltre alla stipula di contratti in altri settori per circa 2 miliardi e mezzo di dollari. Le Pmi italiane sostenute dal Sistema Italia, si auspicavano di cogliere le opportunità di investimento nei vari settori, ma anche grandi vantaggi da due mega progetti, il raddoppio del Canale di Suez (già completato) e la costruzione della nuova capitale a est del Cairo. Anche in questa occasione però, sul futuro dell’Economia in Egitto, l’Italia e le sue imprese continuano a guardare più alle opportunità offerte che alle storiche criticità. L’Egitto, nonostante i buoni propositi e la fiducia degli investitori esteri, ancora oggi rappresenta più che una opportunità, una metafora a causa dell’instabilità politica dell’area e del rallentamento dell’economia mondiale.

Investitori stranieri dell’area Mena, come L’Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti avevano annunciato lo stanziamento di 12 miliardi di dollari in aiuti e investimenti destinati all’Egitto. Il Fondo Monetario Mondiale prevedeva una crescita del Pil del +3,8 per cento nell’anno 2015 ( il dato di giugno 2015 è di + 4,5%) e del + 4,3 per cento nel 2015-2016. Il messaggio trasmesso dal governo egiziano agli investitori stranieri era stato chiaro: ”Stabilità, investimenti e crescita” ma anche riduzione delle tasse per attirare gli investimenti stranieri. Il piano di crescita doveva essere sostenibile per creare un clima competitivo tra le imprese, facilitare gli investimenti, al fine di creare nuovi posti di lavoro per il popolo egiziano. La nazione guardava con speranza ai 35 milioni di giovani, sul quale il governo sta costruendo l’Egitto del futuro orientato alla crescita economica e sociale. Però qualcosa non ha funzionato come si sperava, alla fine del 2015, due mesi fa, la disoccupazione era al 12,8%, calcolata su una forza lavoro “ufficiale” di 28 milioni di egiziani”. Meglio del 2013, quando cadde il governo dei Fratelli musulmani, ma il dato è peggiore rispetto al 2014. La verità è che la manodopera informale disponibile è molto più vasta. La forza lavoro giovanile fra i 20 e i 30 anni sono circa il 30% della popolazione e il 30% di loro è disoccupato, evidenziando come i grandi progetti infrastrutturali non sono ancora diventati il desiderato serbatoio di occupazione.

Il raddoppio del Canale di Suez

L’opera “faraonica” ha interessato 72 dei 193 km dello strategico Canale scavato ad ovest della penisola del Sinai nell’Ottocento per permettere la navigazione dall’Europa all’Asia evitando di circumnavigare l’Africa. I lavori hanno interessato anche l’approfondimento e ampliamento del Grande Lago Amaro che si trova lungo il canale di Suez. L’obiettivo del raddoppio parziale del Canale di Suez, è quello di ridurre da 18 a 11 ore i tempi di transito riducendo a 3 ore i tempi di attesa creati dai punti a transito alternato per alcuni tipi di cargo, informa il sito dell’Autorità del Canale di Suez. Inoltre si punta a raddoppiare dall’attuale 49 a 97 nel 2023 il numero medio dei transiti giornalieri e a consentire il transito non-stop per 45 cargo nelle due direzioni. Gli introiti del Canale, già arrivati nel 2014 alla cifra record di 5,3 miliardi di dollari rappresentando una grande fonte di valuta pregiata per l’Egitto, grazie al nuovo canale sono previsti in crescita del + 259 per cento a 13,2 miliardi nel 2023. Oggi però scopriamo, dopo tanto impegno nazionale, che gli introiti sono diminuiti del 3%, la cui causa principale è da attribuire alla crisi globale, al rallentamento dei commerci. Ma il canale, i miliardi raccolti e promessi dal business internazionale per i grandi investimenti strutturali, sono al momento l’unico successo tangibile, modello di sviluppo economico molto simile a quello Cinese che ha funzionato benissimo, prima del rallentamento dell’economia mondiale. Su tutto il resto, riforme interne, burocrazia, piccola e media impresa, trasparenza, occupazione, riserve valutarie, le cose non funzionano come era stato promesso. Nonostante la larghezza dell’aiuto economico a scopo politico di sauditi ed emirati del Golfo.

La costruzione della Nuova Capitale a est del Cairo

Il Governo Egiziano presentava durante la conferenza, il modello della costruzione in plastico della nuova capitale a est dell’attuale, Cairo. La nuova grande capitale verrà costruita lungo il corridoio tra il Cairo e il Mar Rosso, che fornisce collegamenti con importanti rotte di navigazione. Il Ministro Mostafa Madbouly dichiarava che la realizzazione del progetto potrebbe costare 45 miliardi di dollari ed occorrono dai cinque ai sette anni per completarlo. L’obiettivo era quello di ridurre la congestione e la sovrappopolazione al Cairo nel corso dei prossimi 40 anni. Nell’area metropolitana del Cairo gli abitanti sono circa 19,4 milioni e nei prossimi 40 anni, l’intera popolazione, potrebbe raddoppiare a 40 milioni di abitanti. I progettisti dicono che la nuova città, il cui nome non è stato rivelato, dovrebbe includere quasi 2.000 scuole e università e più di 600 strutture sanitarie. Il progetto creerà più di un milione di posti di lavoro. Capital City Partners, costruirà un fondo di investimento immobiliare privato guidato da Emirati Mohamed Alabbar, Dubai affari Mr Alabbar che ha costruito l’edificio più alto del mondo, il Burj Khalifa.

Gianni Gregoris

Gianni Gregoris

Gianni Gregoris è il fondatore e General Manager della NETFasianworldwide L.T.D. con sede a Londra (GB), società multietnica che eroga tutti i servizi di Export Project Manager e di Management, specializzata per assistere i progetti di internazionalizzazione delle Pmi Italiane ed Europee nei mercati esteri emergenti di Cina, India, Sud Est Asia, Sud Est Europa e Paesi Balcani, Medio Oriente, Paesi Arabi. La società promuove tra i Partners e loro clienti anche l’attrazione degli Investimenti Diretti Esteri, oggetto di una forte competizione tra gli Stati dei Paesi emergenti, l’Italia e l’Europa al fine di incentivare l’interscambio di opportunità di business tra tutti i Partners aderenti al progetto di internazionalizzazione. Ispirato dagli eventi della globalizzazione e dai cambiamenti che impone nuovi modelli di business nei mercati esteri emergenti sempre più competitivi e globalizzati, ha avuto l’idea di fondere in un unico referente internazionale, professionalità specialistiche della filiera nei servizi specializzati di sviluppo all’internazionalizzazione, convinto che la globalizzazione è un’opportunità di crescita del lavoro mentre la competizione uno stimolo a migliorarsi. Per cogliere l’occasione, è stato necessario creare un modello di impresa innovativo, privilegiando il lavoro di team attraverso l’azione combinata di più professionalità diverse ma affini, facendo proprio una frase celebra “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme e un progresso, lavorare insieme e un successo” (Henry Ford).

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