Filippine: di fronte alle accuse, Arroyo resta forte

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27 Giugno 2006

MANILA: Quando il presidente delle Filippine, Gloria Macapagal Arroyo ha incontrato Papa Benedetto XVI ieri al Vaticano, si è presentata con quello che ha definito "il dono della vita", una legge da lei firmata nel weekend scorso in cui ha abolito la pena di morte nel suo Paese.

Ciononostante, non tutti i filippini hanno salutato con gioia il gesto del leader, profondamente religioso, del più grande Paese cattolico in Asia, definendolo piuttosto una scusa per guadagnarsi i favori del Vaticano, che ultimamente si è opposto ai suoi tentativi di cambiare la Costituzione delle Filippine.

Esattamente ad un anno di distanza dall’accusa di malgoverno che le era stata rivolta dal Congresso del Paese, Arroyo è ancora sotto il mirino per diverse questioni. Le sue politiche sono costantemente messe in dubbio e i critici vedono nelle sue azioni solo opportunismo e ipocrisia. Queste politiche vanno dalla revoca della pena di morte all’inizio di una serie di offensive contro i ribelli di sinistra, che secondo i critici sono solo tentativi per intimidire l’opposizione.

Lunedì, l’opposizione, ovvero un gruppo di politici, intellettuali di sinistra ed ex funzionari del Governo- ha presentato un’altra accusa contro di lei, circa l’uso del personale e delle risorse militari per falsare le elezioni del 2004 nonché del denaro ottenuto da giochi di azzardo illegali e da coloro rimessi al potere dall’ex dittatore Ferdinand Marcos per finanziare la sua campagna elettiva.

È stata anche accusata di aver perdonato l’assassinio di attivisti e giornalisti e di aver utilizzato la Costituzione per reprimere i dissensi.

Ciononostante, gli analisti ritengono che la 59enne Arroyo, economista laureata in America e figlia di un ex presidente, sopravviverà anche a queste nuove accuse, non solo perché il suo partito controlla il Congresso ma anche perché la situazione politica è ora molto più stabile di un tempo, l’economia sta andando abbastanza bene e il presidente ha mostrato finora "una forza straordinaria".

Con la caduta delle accuse nei suoi confronti, Arroyo ha lavorato duro per rimettete in sesto l’economia, anche prendendo delle decisioni che l’hanno resa impopolare e che hanno avuto un forte costo politico, imponendo tasse su servizi come liquori e sigarette o rifiutando di limitare il lavoro nelle miniere, dato che le Filippine rappresentano la maggiore frontiera inesplorata di miniere di tutta l’Asia.

Ylenia Rosati

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