FMI: Cina e India attente, la crisi potrebbe colpire anche voi

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3 Aprile 2008

PECHINO – MUMBAI: La crisi economica globale potrebbe toccare gravemente anche i due principali Paesi Emergenti asiatici, Cina e India. È quanto ha recentemente sostenuto Dominique Strauss-Kahn, attuale Managing Director del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui "prima o poi" gli effetti delle odierne difficoltà universali si faranno pesantemente sentire sulla crescita delle due nazioni.

Secondo Strauss-Kahn i problemi di oggi richiedono una soluzione globale, che nel caso delle economie emergenti non può prescindere dal ricercare un’intesa macroeconomica con le economie industrializzate. Il Fondo Monetario Internazionale sembra quindi ribadire una tesi già portata avanti da altre istituzioni finanziarie mondiali, che riporta alla mente quella necessità di un approccio collaborativo di cui si parla da anni.

Non basta infatti — prosegue il Managing Director del FMI — che le principali banche centrali continuino a fornire liquidità: occorrono degli accordi a livello internazionale, affinché le attuali misure non siano solamente dei temporanei palliativi. Ma secondo Strauss-Kahn bisogna lavorare anche sul presente, perché "la politica fiscale di medio termine serve, ma non per ripararsi in un giorno di pioggia. E oggi sta piovendo".

Strauss-Kahn cita dunque l’esempio dell’India, un Paese che nel recente passato ha avuto una crescita molto elevata della propria economia, cui è però corrisposto un debito pubblico troppo pesante rispetto alle aspettative. La crisi del mercato immobiliare degli Stati Uniti ha già abbassato le previsioni di crescita del subcontinente, e gli effetti potrebbero diventare sempre più evidenti con il passare del tempo. Nello scorso decennio, infatti, un declino dell’1% nella crescita statunitense poteva rappresentare un rallentamento nella crescita delle economie emergenti pari allo 0,5%, percentuale che saliva al massimo all’1% se i legami commerciali e finanziari con gli Stati Uniti erano molto forti. Oggi tale rapporto è destinato a farsi sempre più gravoso per i Paesi emergenti, in virtù dell’incremento dei legami con le economie mature.

Intanto il Fondo Monetario Internazionale abbassa ancora le stime di crescita dell’economia globale: dal 4,9% dello scorso anno al 4,1% dell’ultima proiezione. E il calo nelle stime mondiali potrebbe non essere terminato.

Roberto Rais

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