Focus on The European Film Festival: Il cinema europeo ed italiano apprezzato ad Osaka

Focus on The European Film Festival: Il cinema europeo ed italiano apprezzato ad Osaka

27 Novembre 2007

OSAKA: Il primo piano di una donna in bigodini colorati che guarda attraverso lo spioncino di una porta verde, con lo slogan "Dai un’occhiata. Un nuovo mondo ti sta aspettando": era questo il manifesto della quattordicesima edizione dell’Osaka European Film Festival, uno dei più importanti eventi cinematografici del Giappone.

"Il proposito del Festival è quello di mettere a confronto culture diverse e attrarre persone per educazione, età, livelli sociali differenti. Dare uno sguardo senza essere guardati" – ci ha detto lo stesso direttore del festival, il francese Patrice Boiteau – "è un modo per coinvolgere molte persone che non sono abituate ad andare al cinema, e per invogliarle a scoprire un mondo verso il quale non hanno familiarità".

Per tre giorni Osaka si è trasformata nella capitale del cinema europeo: 11 film provenienti da tutta Europa proiettati e una retrospettiva sui documentari svedesi, migliaia di spettatori accorsi, dibattiti in sala con i registi, stampa e televisione giapponesi al seguito. Una manifestazione che ha riscosso un grande successo, e che ha visto come presidente onorario niente meno che il regista polacco Andrzej Wajda. "Speravo in una partecipazione così ampia" – ha aggiunto Boiteau – "ma rimango comunque sorpreso. Rispetto all’anno scorso abbiamo cambiato location proprio per avere la possibilità di accogliere più spettatori ".

Da segnalare, tra i film proiettati, "Cashback", del britannico Sean Ellis, una commedia a tratti surreale sulla "bellezza dell’istante". Il protagonista, studente di pittura lasciato dalla ragazza, per problemi di insonnia decide di lavorare di notte in un supermercato. Accortosi di poter fermare il tempo, sfrutta questi momenti di immobilità per ritrarre la bellezza femminile. Un collage di generi (i rapporti tra i dipendenti del supermercato ricordano molto quelli del più vecchio "Clerks") che per le sue dinamiche oniriche ha affascinato il pubblico in sala.

A rappresentare il nuovo panorama del cinema d’autore italiano, Marco Simon Puccioni, con il film "Riparo – Anis tra di noi", del 2007, uno spaccato di società italiana molto poco rappresentato e conosciuto in Giappone. Due le tematiche principali affrontate dal regista romano: omosessualità femminile e immigrazione clandestina. Due temi "caldi" in Europa, come li ha definiti lo stesso regista in sala al termine della proiezione, rispondendo alle domande del pubblico, ma molto distanti dalla sensibilità giapponese.

Ambientato nella zona di Udine, "Riparo" racconta la storia di due donne, Anna e Mara, che al ritorno da una vacanza in Tunisia trovano nascosto nel bagagliaio della macchina un ragazzo marocchino clandestino. Dopo qualche tentennamento, decidono di portarlo con loro. Anis, questo il nome del ragazzo, dice di aver perso i suoi genitori e di avere l’intenzione di raggiungere uno zio ristoratore a Milano. Le cose però non vanno come dovrebbero e il ragazzo torna dalle due donne, una consulente finanziaria in una tipica fabbrica del triveneto, l’altra operaia della stessa struttura. Lentamente Anis si introduce sempre più nella loro casa e nella loro vita, scompaginandone i rapporti e accentuando problemi latenti.

Prodotto da Mario Mazzarotto della Intel Film in collaborazione con Rai Cinema e Adésif, il secondo lungometraggio di Puccioni ha riscosso un grande successo tra il pubblico giapponese. "Mi è piaciuto molto, è stato interessante", il commento più comune. "Un po’ strano" – l’ha definito una spettatrice – "e la traduzione non era perfetta. Ma è interessante il modo in cui i due temi, che non sono trattati per niente in Giappone, sono stati messi insieme". Non è mancato il commento di uno dei pochissimi italiani presenti. "Questo film ha distrutto molti luoghi comuni che continuano a esserci in Giappone sull’Italia, visto come il Paese della pizza, del mandolino e della mozzarella".

da Osaka, Paolo Soldano