Focus On. Il rapido processo di legiferazione in Cina: “Pechino continua ad attrarre investimenti nel territorio”

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10 Dicembre 2007

PECHINO

Corrado Gotti Tedeschi

Residente a Pechino, laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve (Belgio); Ha maturato una prima esperienza lavorando come ricercatore per Osservatorio Asia, ha approfondito poi la conoscenza del mercato cinese attraverso uno stage presso la Camera di Commercio Italia — Cina a Pechino; Ha lavorato per Boston Consulting Group a Pechino, dove si è occupato di questioni concernenti il settore dei Servizi Finanziari in Cina.

P.C.: Dott. Gotti Tedeschi, potrebbe raccontarci brevemente il suo percorso professionale in Cina?

C.G.T.: Dopo una laurea in economia pura presso l’università di Louvain-la-Neuve in Belgio ed una tesi sull’impatto degli investimenti diretti esteri (gli FDI) sull’economia cinese, il desiderio di poter venire in Cina e trascorrere un periodo di formazione — seppur breve – in questo Paese è cresciuto ogni giorni di più. Profondamente attratto ed affascinato dalla Cina, da quel tanto chiacchierato "miracolo cinese" e "paese dalle forti contraddizioni", ho cercato fin da subito di cogliere ogni occasione propizia per ottenere un biglietto di sola andata per il cosiddetto Impero di Mezzo.

Ho iniziato il mio percorso professionale in Cina attraverso un primo stage presso la Camera di Commercio Italiana in Cina (CCIC) a Pechino, proseguito poi con un periodo di training presso Boston Consulting Group (sede di Pechino), per approdare poi nel gennaio 2007 presso la società dove lavoro attualmente, Palazzari & Co.

Trattasi di una boutique d’affari italiana, partecipata dalla merchant bank indipendente Tamburi Investment Partners, molto operativa in Cina e a Hong Kong nel fornire servizi di assistenza alle piccole e medie imprese italiane nel loro processo di penetrazione/esplorazione del mercato cinese. Attualmente mi occupo delle divisione M&A della società, in pratica assisto aziende italiane intenzionate ad accedere al mercato cinese attraverso tipologie di investimento le più variegate (dal semplice progetto di approvvigionamento/ricerca fornitori o distributori, alla vera e propria operazione di acquisizione e/o costituzione di JV con partner cinesi).

P.C.: Come sta cambiando la normativa cinese negli ultimi anni, o meglio, quale tendenza secondo lei possiamo riscontrare nel processo di normatizzazione cinese, soprattutto per quanto riguarda le relazioni con le companies straniere e l’attività professionale degli espatriati in Cina?

C.G.T.: L’attuale evoluzione della normativa cinese, veramente impressionante se prendiamo ad esame il panorama legislativo degli ultimi 5 anni, sta confermando in maniera piuttosto soddisfacente quanto il governo di Pechino sia seriamente ma anche opportunisticamente intenzionato a farsi sedurre gradualmente dalle enormi opportunità di miglioramento in termini di benessere per la popolazione che solo un’economia di mercato razionale ed orientata al bene del singolo (più che dello Stato) può dare. Certo, il ruolo di "grande protettore" di cui gode indisturbato il Partito Comunista resta una costante, tuttavia è più che evidente la volontà da parte di Pechino di continuare ad attrarre investimenti stranieri nel territorio. Da essi non può prescindere, e questo lo sta dimostrando assai sapientemente attraverso le più recenti leggi approvate.

Per citarne alcune: la prima vera legge anti-trust (in vigore dal primo ottobre 2008), il nuovo Catalogo per l’orientamento degli investimenti esteri in Cina (in vigore dal 1 Dicembre 2007), la nuova legge sui contratti di lavoro (in vigore dal primo gennaio 2008), ed infine il nuovo regime di tassazione del reddito d’impresa (in vigore dal primo gennaio 2008). Attraverso questo bagaglio di leggi a supporto del proprio apparato industriale ed economico, la Cina intende fare un uso ottimale e strategico del capitale straniero cercando di orientarlo il più possibile verso investimenti mirati ad un reale sviluppo economico locale. La strada che Pechino deve percorrere per raggiungere le caratteristiche tipiche di un’economia matura è ancora in salita, tuttavia le opportunità per le aziende estere restano molteplici. L’importante è scrollarsi di dosso ogni forma di pregiudizio e paura non giustificata nei confronti di questo paese sicuramente complesso, e cercare di capire che dal già menzionato "miracolo cinese" non possiamo né dobbiamo prescindere.

P.C.: Cosa pensa degli ultimi cambiamenti normativi che hanno riguardato in particolar modo la SAT? Possiamo tracciarne una considerazione di fondo?

C.G.T: L’emanazione delle nuove norme da parte della State Administration of Taxation (SAT) lo scorso 23 gennaio 2006 atte a rinforzare l’amministrazione che si occupa della gestione dei singoli dossiers fiscali degli espatriati in Cina, rappresenta un chiaro stimolo ed invito rivolto a quelle aziende straniere non pienamente in regola con la legge in Cina a farsi carico dei diritti ed esenzioni che spettano agli espatriati. Inoltre, è utile ricordare che i controlli effettuati degli uffici dell’immigrazione e delle dogane andranno intensificandosi sempre di più in Cina. Questo perché, notoriamente, il governo di Pechino intende attuare misure di monitoraggio sul reale utilizzo dei permessi di soggiorno non lavorativi. Alla luce di quanto detto, un’azienda straniera in Cina non può permettersi oggi di non assicurare una piattaforma fiscale appropriata al proprio staff di espatriati.

A tal proposito ricordiamo la pubblicazione, fra gli approfondimenti di Corriere Asia, dello special intitolato "Imposta Individuale sul reddito degli espatriati in Cina", redatto dal Dott. Corrado Gotti Tedeschi.

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Paolo Cacciato