Fotografia di Shanghai

11 Dicembre 2006

SHANGHAI: Per chi, come me, ha la passione della fotografia, vivere a Shanghai è in un certo senso un supplizio. Ogni giorno cerco di imprimere su qualche centimetro di cellulosa l’amore che provo per questa città, senza mai riuscirci.

Una bella fotografia ha diversi requisiti: uno è sicuramente il messaggio che vuole trasmettere. A Shanghai di messaggi forti ce ne sarebbero a milioni, ma sono coperti da un tale strato di fuliggine, di nebbia, di smog, che diventa impossibile comprenderli nella loro complessità e catturarli in un’immagine degna di nota.

Come esiste uno strato reale di smog che impedisce a qualsiasi fotografo di imprimere sulla sua pellicola un’immagine davvero bella, esiste anche uno strato fittizio di fuliggine che non permette ai turisti, a coloro che sono di passaggio, che imprimono nelle loro memorie (cerebrali o digitali che siano) vedute di paesaggi esotici, di grattacieli colorati e nulla più, di comprendere il misterioso fascino di Shanghai.

Perché amare questa città significa proprio questo, andare oltre la nebbia, saper vedere al di là dello smog, saperne cogliere il vero senso, la contraddizione e la coerenza, la grandezza e la particolarità, la bellezza e la bruttezza, estreme e contemporanee nello stesso luogo e nello stesso tempo.

Non so se sia possibile racchiudere tutto questo in una foto, ma da parte mia continuerò a provarci pur sapendo che solo un grande genio potrà riuscire a catturare, in uno scatto, il significato più profondo di vivere qui. La sfida è aperta.

Giovanni Cravetto

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