Fumata nera ad Hanoi

7 Marzo 2007

HANOI: I colloqui, avvenuti questa mattina presso l’ambasciata giapponese a Hanoi, sono stati i primi ed ultimi del tanto atteso negoziato, apertosi tra le parti in causa in sede neutrale. Il programma prevedeva 5 sessioni di intensi colloqui, riguardanti gravi situazioni pendenti tra i due paesi asiatici. Si era deciso di dividere le sedute quotidiane tra l’ambasciata giapponese e quella coreana. Kyoshi Shimonishi, portavoce dell’ambasciata giapponese, ha dichiarato che la controparte ha rinviato a tempo indefinito la sessione pomeridiana. Fonti anonime nord coreane hanno confermato.

In linguaggio diplomatico, significa che i nord coreani hanno abbandonato i negoziati.

Al centro dei colloqui, dovevano esserci tre questioni fondamentali: i cittadini giapponesi rapiti da agenti dalla Corea del Nord; la proliferazione nucleare; le questioni pendenti dai tempi del dominio giapponese della penisola coreana.

Il primo punto, già esaminato poco tempo fa da Corriere Asia, era stato dichiarato chiuso dalla Corea del Nord. Secondo Pyongyang, i 13 cittadini nipponici rapiti, sono tornati in Giappone o sono deceduti. Fine della storia. Secondo Tokyo invece, i cittadini sono 17 e il chiarimento della vicenda è essenziale per dare inizio all’apertura di rapporti bilaterali. Fonti ufficiose giapponesi, parlano di una settantina di rapimenti tra gli anni ’70 e ’80.

Per quanto concerne la questione nucleare, Pyongyang ha 60 giorni per chiudere i centri di produzione di plutonio e ricevere in cambio una fornitura di petrolio per produrre energia. Al termine del vertice dei 6 di Pechino, tra Giappone, Russia, Nord Corea, USA, Sud Corea e Cina, il Giappone aveva fatto sapere di non volere partecipare al piano di aiuti da concedere al regime di Kim Jong Il.

Le pesanti ripercussioni dell’occupazione militare giapponese della Corea, a distanza di 60 anni si fanno ancora sentire. Pochi giorni fa, il premier giapponese Shinzo Abe si era rifiutato di ammettere responsabilità dell’esercito di occupazione nipponico nel rapimento e sfruttamento di decine di migliaia di "comfort women", termine eufemistico per definire vere e proprie schiave del sesso giapponesi, cinesi e coreane al seguito dell’esercito invasore. Migliaia di nord coreani residenti in Giappone, avevano protestato pubblicamente davanti al palazzo del governo a Tokyo.

Secondo l’emittente pubblica giapponese NHK, che sta trasmettendo in questo momento le prime notizie, l’abbandono della Corea deriverebbe dall’insistenza giapponese nel richiedere spiegazioni sui suoi cittadini rapiti.

Riccardo Cristiani

0/5 (0 Reviews)

ti è piaciuto questo contenuto?

esprimi il tuo giudizio

0/5 (0 Reviews)