Giappone: crollo degli indici e incertezza sul futuro

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31 Luglio 2007

TOKYO: in una delle settimane più nere dell’anno per la borsa di Tokyo, diversi fattori cospirano nel determinare il deciso movimento ribassista che porta il Nikkei a perdere il 3,9% nelle tre sedute precedenti al weekend elettorale — e complessivamente il 4,8% tra lunedì 23 e venerdì 27 luglio — e a chiudere ieri in sostanziale pareggio (+0,03%), per tornare a 17.251 punti (-0,22%) al termine della seduta odierna.

Il clima preelettorale ha influito, innanzitutto, sul volume di scambio: piuttosto ridotto per le sedute di mercoledì (1.352 milioni di yen) e giovedì (1.252 milioni di yen), registra un’impennata venerdì (1.603 milioni), quando rinnovati timori legati alla questione dei mutui subprime convincono molti investitori a liberarsi dei titoli più esposti sul mercato statunitense, causando il cedimento più significativo (-2,36%) del Nikkei 225 negli ultimi quattro mesi di contrattazioni.

Le preoccupazioni relative all’andamento del mercato immobiliare USA, riflesse dalle performance di Wall Street, sono certamente fra le cause dirette della caduta dei corsi. Gli indici statunitensi subiscono importanti flessioni durante le sedute di martedì 24 (S&P 500: -1,98%; Dow Jones: -1,62%; Nasdaq: -1,76%) e giovedì 26 (S&P 500: -2,33%; Dow Jones: -2,26%; Nasdaq: -1,22%), determinando l’arretramento delle principali borse asiatiche. Tokyo è fra le piazze maggiormente colpite, benché da più parti gli analisti sollevino dubbi sulla effettiva influenza che il problema dei mutui subprime potrebbe avere per il mercato nipponico.

Si ritiene, in particolare, che un’eventuale crisi di liquidità — anche qualora questa dovesse manifestarsi, con effetti di sistema, per il comparto finanziario americano — non metterebbe a rischio la solidità degli intermediari giapponesi. Il principale pericolo resta quindi legato alla contrazione della domanda che, verosimilmente, si registrerebbe qualora la crisi del settore immobiliare dovesse estendersi ad altri segmenti dell’economia USA, in un periodo già caratterizzato da un tasso di sviluppo modesto.

Le sedute di mercoledì, giovedì e venerdì sono anche caratterizzate dalla brusca interruzione del movimento al rialzo del prezzo del petrolio, entro un trend che perdura da diversi mesi ma stenta a riprendere anche con l’inizio della nuova settimana. Il crollo repentino delle quotazioni del barile di greggio, in certa misura responsabile anche del cedimento delle borse USA, affonda titoli come Nippon Oil Corp. e Inpex Holdings, che condividono con le imprese esportatrici le perdite più marcate.

La tradizionale dipendenza dell’economia giapponese dalle esportazioni spiega l’impatto determinante che le dinamiche valutarie hanno sulle quotazioni di borsa. Il cambio dollaro/yen si è dimostrato estremamente volatile nel corso degli ultimi mesi: con brusche correzioni e repentine riprese, fra la seconda metà di giugno e la prima metà del mese successivo è sceso da quasi 124 yen per dollaro fino a meno di 121. Da quel momento in poi, la valuta giapponese si è apprezzata a ritmi molto sostenuti e quota oggi, a due settimane di distanza, poco più di 118. Benché largamente attesa, questa evoluzione ha privato i titoli delle aziende esportatrici di un puntello fondamentale, che nelle scorse settimane aveva efficaciemente sostenuto le quotazioni.

Va notato, inoltre, che la flessione delle borse internazionali tende a rafforzare le spinte all’apprezzamento dello yen: la caduta dei corsi azionari induce infatti gli investitori a chiudere le operazioni di carry trading, rimborsando i debiti contratti nella valuta giapponese.

Non sembrano al momento giustificate le previsioni di alcuni osservatori i quali, a fronte della debacle elettorale del PLD e dei conseguenti problemi di governabilità, si attendono che la Banca centrale mantenga invariato il tasso di sconto per scongiurare il rischio di un ristagno economico. Per ora, certo, tali ipotesi non hanno influito sui rapporti valutari, che si sono caratterizzati, come detto, per il costante rafforzamento dello yen.

In questo quadro, d’altro canto, è ben difficile giudicare quali effetti abbia prodotto o produrrà, concretamente, l’insuccesso di Abe sui valori di borsa: alcuni sostengono che l’influenza della sconfitta elettorale, prevista da tutti i sondaggi, sui movimenti del mercato debba già considerarsi esaurito.

In effetti, l’andamento delle sedute successive alle elezioni mostra alcuni segnali incoraggianti. Ieri il Nikkei, nettamente negativo subito dopo l’apertura, ha recuperato terreno nel corso della giornata grazie alla diffusione di dati favorevoli sui profitti di diverse società quotate. Particolarmente positivi i risultati dei produttori di acciaio: JFE Holdings cresce del 5%, Nippon Steel Corp del 3,9%, Nippon Metal Industries del 3,5%. Rialzi sostenuti anche per le trading companies, trainate da Sojitz (+7,1%) e Mitsui & Co. (+2,4%). Da segnalare, infine, l’eccellente risultato di Mitsubishi Electric Corp. che, con brillanti attese di profitto per quest’anno, cresce del 9,9%.

E anche oggi, pur con una maggioranza di titoli in flessione, si registrano dati positivi sulla redditività di società come Olympus (+6,26%) e Mitsubishi Corp. (+4,15%), mentre prosegue l’avanzata di Sojitz (+2,04%). Importante e inaspettatamente positivo il tasso di disoccupazione, che scende ancora, al 3,7% in giugno (-0,1% rispetto al mese precedente).

Da segnalare, infine, la brusca inversione di tendenza per le maggiori aziende produttrici di acciaio — JFE Holdings, Nippon Steel Corp. e Sumitomo Metal Industries Ltd. — che sarebbero indagate dalla commissione di vigilanza per presunte irregolarità negli scambi di borsa dei loro titoli

Marco Zinna