Giappone, dove la terra ha tremato: evacuazioni e paura da fuoriuscita radioattiva.

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17 Luglio 2007

TOKYO: Il Giappone è terra di terremoti. E’ una realtà ben conosciuta dai giapponesi e da tutti coloro che anche per breve tempo hanno vissuto in Giappone. Le scosse sono molto più frequenti di quanto spesso riportano i media internazionali e negli ultimi dieci anni il fenomeno è andato intensificandosi, riaccendendo l’allarmismo e risvegliando la coscienza collettiva sul bisogno di trovarsi sempre più preparati a catastrofi di questo genere.

Fortunatamente la macchina organizzativa giapponese è molto più preparata di quanto si potrebbe immaginare nel ripristinare un assetto d’essenziale equilibrio e funzionamento di servizi. Ricordo ancora, a tal proposito, le prime ore dopo alcuni tifoni o forti scosse di terremoto durante i miei soggiorni a Tokyo o in alcune prefetture di periferia: con stupore infinito mi meravigliavo di fronte alla perfetta funzionalità della capacità organizzativa giapponese in grado di sistemare comunicazioni, rete di trasporto pubblico, garantire luce, acqua e gas in poco tempo. E contemporaneamente pensavo a cosa sarebbe stato in Italia invece, quali estenuanti attese avremmo dovuto sopportare così come la serie di malfunzionamenti nel ripristino dei servizi essenziali alla vita di ogni cittadino. Ma non è solo un problema nostrano d’organizzazione e di cattiva preparazione: tale efficienza è la corazza di cui un Paese come il Giappone deve necessariamente munirsi. Ma che spesso, come nel caso di ieri, si rivela ancora debole di fronte alla forza distruttrice di terremoti e impossibilitata nel garantire la piena sicurezza nella salvaguardia di vite umane.

La terra è tornata a tremare e con grande violenza: sono le 10.13 del mattino in Giappone, quando una violenta scossa che tocca il valore di 6.8 punti nella scala Richter, scuote il cuore della prefettura di Niigata, provocando la morte di sette persone, ferendone 830 e devastando oltre 500 abitazioni in maniera irreparabile. La scossa è stata avvertita anche a Tokyo dove ha colpito con un’intensità minore ma comunque percettibile, mentre alle 10.34 è seguita una seconda scossa intorno al grado 4.2 della scala Richter.

L’Agenzia meteorologica giapponese fa sapere di come si sia trattato di uno dei terremoti più violenti nella storia sismica giapponese, dove il culmine è stato toccato solo da scosse del settimo grado della scala Richter. A questo disastro si accumulano le immagini di sofferenza e paura degli ultimi terremoti: troppi i ricordi e troppe le vite umane perse. Ancora vivide l’immagine del disastro di Kobe nel 1995 dove morirono ben 6.437 persone sotto le scosse del 7.3 grado della scala Richter e ancora più vicino quello di Niigata nel 2004, sisma del 6.8 grado della scala di misurazione sismica, in cui persero la vita ben 40 persone. L’ultimo terremoto violento poi è di pochi mesi fa: mi trovavo anch’io in Giappone quel 25 marzo, quando una scossa di quasi 7 gradi spazzo via l’intero villaggio di pescatori di Wajima a pochi km da Kanazawa nella prefettura di Ishikawa.

Ieri mattina è stata la volta della città di Kashiwazaki, nella prefettura di Niigata, che ha rivissuto il terrore provato pochi anni fa, durante il terremoto del 2004. Le sette vittime sono tutti abitanti della piccola città, anziani che non sono riusciti a reggere le scosse né a mettersi al riparo. E dove la terra trema, poi bisogna avere a che fare con problemi d’ altro genere ma di eguale pericolosità: in seguito alle scosse alcuni principi d’incendio e la fuoriuscita di fumi tossici sono stati avvisati dal terzo reattore nucleare della Tokyo Electric Power, situato nei pressi di Kashiwazaki e Kariwa. Il sistema di sicurezza è prontamente funzionato bloccando l’attività del reattore durante le scosse. Le fiamme, perciò, sarebbero state causate da un corto circuito di natura elettrica e non si sarebbe verificata alcuna fuoriuscita di materiale radioattivo.

Ma stanotte Kashiwazaki non è riuscita a dormire: oltre 10.000 persone sono state evacuate durante le ore notturne dal piccolo centro cittadino così come da molti altri centri urbani della prefettura di Niigata. Si temono altre scosse d’assestamento così come l’aggravarsi delle condizioni di vita. L’efficienza giapponese, difatti, non è riuscita per il momento a risolvere malfunzionamenti nelle comunicazioni ferroviarie ancora interrotte. Secondo la East Japan Railway, la linea Tohoku Shinkansen fra Joetsu e Nakano (dove la scossa è stata avvertita fra il quinto e il sesto grado) potrà riprendere solo in serata. Anche le autostrade nella ragione sono state bloccate a titolo di salvaguardia e per assicurarsi la stabilità del manto stradale. Voli tutti sospesi nella regione, ma senza danni ingenti ad aeroporti o strutture. Malfunzionamenti poi, anche per quanto riguarda il servizio elettrico. Il reattore nucleare, infatti, è totalmente fuori uso e altri tre impianti, sempre nella regione di Kashiwazaki e Kariwa, sono stati disabilitati. Problemi anche per acqua e gas: oltre 35.000 abitazioni in Niigata e 21.000 in Nagano sono rimaste con i rubinetti a secco.

E mentre il governatore di Niigata chiede al governo l’intervento immediato della Self Defence Force per il ripristino di una situazione di sicurezza e per continuare l’attività di recupero dei superstiti nelle centinaia di edifici crollati, il primo ministro Shinzo Abe rinvia gli impegni politici n vista delle elezioni per il rinnovo della camera alta del 29 luglio, per visitare di persona i centri colpiti dal terremoto. "Il governo farà tutto il possibile e nel miglior tempo utile per garantire il ritorno di una situazione di equilibrio" spiega Abe stamani alla stampa giapponese.

Gli occhi però rimangono puntati su quello scenario desolato e sulle rovine dei centinaia di edifici distrutti: i danni sono altissimi. Moltissimi palazzi d’affari, centri di congressi e infrastrutture distrutti o gravemente danneggiati in Nagano. E la paura, dopo alcuni recenti scandali, è che i reattori nucleari cedano nei loro sistemi di sicurezza sulla fuoriuscita di materiali radioattivi. Immediata la risposta di Abe: "Non accadrà mai nulla di tutto ciò, non lo permetteremo.".

Paolo Cacciato