Giappone studia possibili effetti del Tamiflu

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28 Febbraio 2007

TOKYO: Martedì 27 febbraio, un ragazzo di sedici anni si è lanciato dall’undicesimo piano di un condominio a Sendai, nel nord del Giappone, apparentemente senza motivo. Un episodio analogo è avvenuto dieci giorni prima nella città di Aichi, vittima una ragazzina di quattordici anni. Entrambi si stavano curando con il Tamiflu, popolare medicina antinfluenzale, prodotta dal colosso farmaceutico svizzero Roche.

Un primo caso analogo risale al 2004. Poco dopo avere assunto il Tamiflu, un ragazzo di 17 anni, ancora in pigiama, inspiegabilmente si allontanò da casa, scavalcò le barriere dell’autostrada e si gettò sotto un camion. L’autista, che non poté evitarlo, riferì alla polizia che il ragazzo al momento dell’impatto stava ridendo. Qualcuno ha ipotizzato che comportamenti anormali e allucinazioni potrebbero essere tra gli effetti collaterali del farmaco.

Dopo l’accaduto, la PMDA, agenzia giapponese di controllo sui farmaci, avviò un prima inchiesta sul possibile legame tra l’uso della medicina e 64 casi di disturbi psichici certificati tra il 2000 e il 2004. Il Ministero della Salute ha recentemente svolto un’indagine sulla morte di 54 persone, avvenuta prima dell’ottobre 2006, che al momento del decesso erano in cura con il Tamiflu. Molti decessi sarebbero stati dovuti a complicazioni, spesso legate a disfunzioni epatiche. Singolarmente però, in 16 casi che riguardano minori di 16 anni, la morte è riconducibile a improvvisi mutamenti del comportamento.

Il Ministero della Salute giapponese, se da un lato nega che vi sia un nesso di causa-effetto in grado di legare questi tristi episodi all’uso del farmaco, dall’altro ha ordinato che la Chugai Co., azienda che si occupa della sua distribuzione, fornisca dati aggiornati e informazioni supplementari sul prodotto. Un’associazione di genitori, nata spontaneamente dopo i tragici eventi, chiede al governo di intervenire a favore di un’informazione più limpida, a salvaguardia dei minori.

La psicosi dell’aviaria si è diffusa nuovamente, dopo che a fine gennaio alcuni polli sono risultati positivi al virus H5N1. I dati del WHO dicono che dal 2003 ad oggi 267 persone sono state infettate dal virus, e di queste 161 hanno perso la vita in dieci paesi diversi. Poche, se consideriamo che si parla tutti i giorni di pandemia e che in Giappone si fanno vedere in televisione migliaia di polli morti, raccolti a manciate dalle gru e sepolti in fosse comuni. Gli interessi in gioco sono molto alti, come ingenti sono le somme investite per avere scorte della medicina.

Il governo giapponese ha ingaggiato una febbrile rincorsa all’approvvigionamento. Intanto, la mutazione del virus che teoricamente potrebbe trasmettersi da uomo a uomo, per fortuna non arriva. Le attuali scorte, posto che disgraziatamente la pandemia si avveri e che il farmaco sia efficace contro il nuovo virus, potrebbero salvare 25 milioni di persone.

Riccardo Cristiani