Giappone-Svizzera, matrimonio d’interessi

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31 Gennaio 2007

TOKYO: Sono lontani i tempi di Heidi quando i Giapponesi rimasero affascinati dalle montagne svizzere, del verde dei prati e dall’azzurro del cielo. Ora l’interesse del Giappone per la Svizzera è di altra natura, più prosaico.

Un telefonata intercorsa tra il premier nipponico Shinzo Abe e il Presidente della Confederazione Elvetica Micheline-Calmy-Rey, ha dato il via libera alle negoziazioni per creare, entro la fine dell’anno, una Zona di Libero Commercio (FTA – Free Trade Area) tra i due Paesi. Se il progetto verrà portato in porto, la Svizzera sarà il primo Paese europeo ad avere un rapporto economico così stretto con il Giappone.

La notizia, se letta superficialmente, potrebbe far sorridere; cosa hanno in comune due Paesi così distanti tra di loro ? E’ costume del Giappone fare accordi di questo tipo con quei Paesi ricchi di materie prime di cui il paese, notoriamente povero di risorse, ha bisogno. Nel 2002 ha costituito una FTA con Singapore, nel 2004 con il Messico e due anni dopo con la Malesia. Esistono poi negoziati, più o meno avanzati, con Filippine, Cile, Brunei, Corea del Sud, India, Vietnam, Australia e con il "Consiglio per la cooperazione fra i paesi Arabi del Golfo" (GCC). Nel 2005 c’è stato un accordo con la Thailandia, ma la sua applicazione è stata rinviata a causa dell’instabilità politica di quel Paese.

La Svizzera è anch’essa povera di risorse e allora come si spiega questo possibile FTA con il piccolo Paese incastonato nel centro dell’Europa ? A scavare sulla superficie, si notano non poche cose in comune. L’abolizione, o la riduzione, delle tariffe doganali, dovrebbe comunque incentivare lo scambio commerciale che attualmente è ad un livello modesto di 7 miliardi di dollari anche se il Giappone rappresenta il terzo partner commerciale della Svizzera dopo la Comunità Europea e gli Stati Uniti. Entrambi i Paesi sperano di incrementare la cooperazione in un settore che sta loro a cuore: la protezione dei diritti d’autore. Altri settori che vedono una comune veduta di interessi sono il turismo, il commercio di beni di alto valore, i servizi. La Svizzera, inoltre, spera di utilizzare questo accordo di FTA come grimaldello per entrare sui mercati asiatici. Ma forse il motivo principale che ha spinto i due Paesi ad iniziare i negoziati per una FTA è di natura strategica.

Nell’ambito del WTO ("World Trade Organization") si stanno svolgendo i lavori ("Doha Round") per cercare di promuovere un abbattimento delle barriere commerciali e quindi favorire il libero commercio. Le negoziazioni sono iniziate nel 2001, ma nel luglio del 2006, a Ginevra, si sono arenate per i contrasti tra Stati Uniti, Comunità Europea e i Paesi emergenti, soprattutto nel campo dei sussidi all’agricoltura.

Il Giappone, con il nuovo alleato svizzero, potrà ora aumentare il suo peso negoziale per cercare di contrastare la volontà di quei Paesi, guidati dagli Stati Uniti, che vorrebbero abolire i dazi doganali anche per l’agricoltura e questo faciliterebbe l’arrivo sul mercato nipponico di prodotti agricoli stranieri meno costosi e più competitivi. Sia la Svizzera che il Giappone fanno parte del gruppo dei G10 e cioè di quei Paesi maggiormente vulnerabili sul fronte delle importazioni agricole.

Le critiche al WTO non sono poche, soprattutto da parte dei Paesi poveri o in via di sviluppo che accusano l’organizzazione di prendere decisioni che alla fin fine andranno a favorire le multinazionali e i Paesi dall’economia più forte; i dazi doganali spesso vengono usati dai Paesi più vulnerabili al fine di proteggere il loro mercato interno.

Ora appare più chiaro il motivo per cui il Giappone e la Svizzera hanno deciso di intraprendere i negoziati per la creazione di una FTA. Questi accordi commerciali, oltretutto, stanno prendendo sempre più piede nell’economia mondiale da quando il WTO ha mostrato la sua debolezza nel voler armonizzare le regole dei 150 paesi membri, ognuno con la sua economia e con le sue specifiche esigenze.

Cristiano Suriani

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