Green Technology in Cina, dalle opportunità di mercato ad un modello di business?

a cura di: Paolo Cacciato

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CALIFORNIA: Gli USA devono guardare con ambizione e con rigore a quanto sta avvenendo in Cina nell’ambito dell’applicazione tecnologica nel settore delle green energy. E quanto affermato dal Segretario di Stato americano per l’energia Steven Chu durante un congresso voluto dal colosso Google nella giornata di ieri in Silicon Valley.

 

La riflessione del segretario emerge da un dato di fatto: oltre 100 miliardi di dollari investiti nel mercato cinese in ricerca e sviluppo per l’applicazione di energie alternative. Una cifra pari a quasi 10 volte a quello convogliato negli ultimi anni dalla controparte americana.

 

Coinvolte nella dinamica centinaia di aziende soprattutto europee, attentissime nello svolgere un ruolo di mediazione e coinvolgimento nei due grandi mercati, americano e cinese.

 

La condizione di partenza è facilmente riconducibile alla facilità con cui il Governo di Pechino strutturalmente avvantaggia investimenti, politiche di supporto e deregolamenta con programmi di "vantaggio" fiscale e normativo lo stanziamento di investimenti. Al contrario in America il disastro finanziario e la congiuntura economica degli ultimi mesi hanno sicuramente condizionato l’emanciparsi del settore, che si trova a dipendere da una dimensione ancora molto "nazionale" a differenza di quanto viene in Cina, dove sembra aver assunto connotati fortemente locali. Pechino sta difatti avanzando continui programmi di incentivi per implementi tecnici a livello "regionale", di entità limitata ma numerosi e diversificati.

 

In US poi l’amministrazione federale sembra costituire un freno più che marginale all’evoluzione del settore, incredibilmente accelerato dalla controparte cinese, forte di un establishment accentrato e particolarmente rapido nel convogliare tempo ed energie a normative utili per lo sviluppo di settori strategici.

 

High tech park da una parte, zone di sviluppo tecnico valorizzate da fiscalità agevolata e da piani di investimento governativi, insieme a un diritto societario profondamente studiato per convogliare capitali quotati in termini di tecnologia e know how hanno rappresentato la chiave di volta giusta per accrescere in termini così netti il coinvolgimento cinese nel settore delle energie verdi.

 

Il dibattito internazionale aperto sulla questione climatica e sul nuovo limite all’emissione di Co2 che rappresenta il fulcro della tavola negoziale fra potenze quali India e Cina in primis, apparentemente arenate in posizioni di "no comment", potrebbe realmente rappresentare il motore alla valorizzazione delle politiche utili all’investimento sul settore. A questo proposito il segretario americano ricorda il recente stanziamento di circa 150 milioni di dollari che verranno convogliati da subito per 37 progetti di ricerca in cui parteciperanno università, istituti, piccole e medie imprese coinvolte nella fornitura per applicativi tecnici e strutturali.

 

La consapevolezza che molto c’è da fare per eguagliare la corsa del dragone cinese sullo scenario internazionale rimane, così come si avvicina sempre di più l’interesse di un altro partner strategico quale il Giappone a camminare a fianco di chi si dimostri maggiormente sensibile e pronto a sposare la causa del "valore ecologico", questione divenuta importantissima per Tokyo a livello internazionale e  necessaria per rivalutare il ruolo del Giappone sullo scenario internazionale alla fine degli accordi di Kyoto.

 

Necessità politiche da parte giapponese e profondo coinvolgimento commerciale e d’investimento strutturale in Cina dall’altra, vedono spostarsi sull’asse Tokyo – Pechino un dialogo che porterà a condizionare le sorti commerciali e politiche dell’intera comunità internazionale.

 

Paolo Cacciato

 

 

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell'Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l'Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d' impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.