Guangzhou: genio creativo fra esposizioni e arte in fuga

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27 Aprile 2007

GUANGZHOU: Per chi vuole curiosare nel calderone dell’arte cinese contemporanea e farsi un’idea di quali aspirazioni e tendenze guidino lo spirito creativo delle ultime generazioni di artisti in Cina, Guangzhou offre questo mese un’occasione del tutto particolare. Pressoche’ in contemporanea, la Shamian Culture Center Gallery e l’Orange Gallery — due tra i principali punti di riferimento per il via via sempre piu’ rigoglioso sottobosco artistico urbano — hanno liberato i propri spazi espositivi a favore dei giovanissimi, consentendo ad alcuni studenti dell’Accademia di Belle Arti di Guangzhou di esporre al pubblico le proprie creazioni.

"Group Exhibit: New Arts 2007" e’ il titolo della mostra in corso a Shamian dal 16 Aprile al 1 Maggio (tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00, ingresso libero): sebbene le sale all’interno del pittoresco edificio coloniale siano francamente troppo sacrificate nelle dimensioni, l’intento di raccogliere 30 opere di giovanissimi talenti cantonesi per consentire al visitatore attento di coglierne i comuni denominatori espressivi si puo’ dire portato a compimento. Ad emergere e’ essenzialmente la dicotomia tra l’evasione creativa, il desiderio di eludere una realta’ evidentemente troppo ingombrante come quella di una metropoli, Guangzhou, votata piu’ che altro al commercio, e l’inaspettatamente ancora ben persistente legame con la tradizione. Con le loro raffigurazioni fantastiche, oniriche della realta’, traboccanti di gioiosi colori sgargianti, i giovani artisti sembrano voler obliare la realta’ che li circonda, fatta di grigiume e di cemento, e al tempo stesso burlarsi di una tradizione che pero’ non accenna a cedere e che anzi campeggia ancora abbondantemente sulle tele, assumendo le sembianze di inquietanti personaggi, vestiti con abiti tradizionali e dagli sguardi spiritati.

Alla Orange Gallery (all’interno del parco Dongfeng Gongyuan, tutti i giorni dale 9.00 alle 17.00, ingresso libero) non si respira un’aria diversa. Visitando la mostra "Group Exhibit: Youth Fantasy — Guandong Contemporary Art by Young Artists", aperta al pubblico dal 15 Aprile al 7 Maggio, si realizza immediatamente come la fuga dalla realta’ sia il leit-motiv dominante.

Anche in questo caso si tratta di artisti giovanissimi nati dal 1980 in poi, per lo piu’ studenti dell’Accademia, che esprimono la propria insofferenza verso una cultura pop- consumistica depersonalizzante, avvertita come minaccia verso la liberta’ espressiva ed esistenziale del singolo artista-individuo.

Rispetto all’esposizione di Shamian, pero’, tra le opere esposte qui emerge una componente in piu’, e cioe’ quella astratta. La fantasia, che a Shamian si traduce in rappresentazioni di una realta’ onirico-surreale, alla Orange Gallery dissolve le forme attraverso il linguaggio dell’arte astratta. Non e’ un caso che in mezzo alle creazioni dei giovani studenti troneggino due opere – "L’instant III" (2006) e "Transitions XVII" (2006) – di uno dei principali rappresentanti dell’astrattismo "made in Guangzhou", Philippe Li Fang.

Philippe Li Fang e’ una figura "di rottura" all’interno del panorama artistico contemporaneo di Guangzhou. La sua e’ un’arte istintiva, in cui e’ innanzittutto l’atto creativo in se’ a essere espressione artistica, in quanto detonatore di emozioni: Li Fang si esprime nel momento in cui crea, le sue tele sono gittate di colore, custodiscono e fiissano nel tempo l’intensita’ emozionale dell’istante. In Occidente la sua visione artistica e’ condivisa da molti e non e’ certamente un caso che Li Fang sia vissuto a Parigi per 17 anni, dal 1988 al 2005. Rientrato in Cina, dove invece l’astrattismo stenta ancora ad essere apprezzato, ha avuto il coraggio di non tradire il proprio credo artistico e di non lasciarsi sedurre da un piu’ facile mercato.

Stupisce il fatto di trovare le sue opere esposte nel contesto di una mostra come quella dell’Orange Gallery, stupisce ancora di piu’ scoprirlo mentore per le nuove generazioni di artisti cantonesi, anche se, a ben riflettere, quello che probabilmente affascina gli studenti non e’ tanto la sua arte in quanto tale ma la sua figura di artista dandy e bohemien; in lui i cantonesi vedono, e verosimilmente non a torto, piu’ un francese che un cinese. Ancora una volta, ad uscire vincente e’ la figura dell’artista in fuga dalla realta’, in fuga da Guangzhou.

Tutti scappano da Guangzhou: c’e’ chi va in Francia, chi va negli States, chi va a Pechino… Non e’ dunque piu’ possibile fare arte a Guangzhou?

Lo chiediamo a Weixing (nome d’arte Wesing), artista astratto e Cantonese d’hoc, che ci accoglie nel suo studio presso il Loft 345, un complesso su quattro piani che tenta, in tutta umilta’, di essere la risposta Cantonese alla Factory 798 di Pechino.

Weixing e’ un appassionato di Tie Guanyin, ama sorseggiarlo nella sua minuscola tazzina in compagnia degli amici artisti o degli eventuali visitatori, sempre rimanendo seduto in un angolo, assorto in una silenziosa contemplazione delle sue opere piu’ recenti. Carattere mite quello di Weixing, di poche parole ma dal sorriso eloquente. La sua arte — ci spiega — si ispira alla musica, in particolare a Bach, e come la musica vuole essere impalpabile, intraducibile in un linguaggio che sia altro da se’.

Arte astratta diversa da quella di Li Fang, contemplativa anziche’ istintiva.

Osservo i miei quadri tutti i giorni e ogni volta scopro qualcosa di nuovo, provo emozioni diverse — continua lui — le parole non servono, non bastano a spiegare l’immaginazione.

Gli chiedo che rapporto abbia con la sua citta’, con la Cina in fondo… Lui sorride e risponde: – Si dice che il Cantonese sia la "lingua degli uccelli", sembra musica…e’ vero no? Guangzhou e’ la mia citta’, e’ il mio posto — e sorride di nuovo.

So che non strappero’ molte altre parole al suo silenzio. Mi limito ad un’ultima domanda, gli chiedo se nella sua vita non abbia mai pensato di fuggire, di andare altrove.

– Sono un pittore a amo la musica, vorrei vedere l’Italia, viverla per un po’. All’Accademia di Belle Arti molti docenti, miei colleghi, sono stati in Francia grazie ad un progetto di interscambio fra accademie, io aspetto, aspetto l’occasione che mi portera’ in Italia.

E chissa’ che qualcuno tra i lettori non voglia cogliere questo appello

Enrica Costamagna