Guerra sino-giapponese, un ricordo ancora fresco nella memoria cinese

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7 Luglio 2006

PECHINO: Zhang Jingru sta osservando attenta la mostra fotografica del museo: vittime cinesi degli esperimenti giapponesi, schiavi dal volto emaciato, cadaveri di bambini uccisi durante la guerra sino-giapponese, di cui ora ricorre il 69esimo anniversario.

Come suggerisce il nome stesso, il Memorial Museum sulla guerra anti-giapponese è dedicato alla memoria di una guerra durata 8 anni che, secondo Pechino, avrebbe ucciso decine di milioni di cinesi prima della resa di Tokyo nel 1945 alle forze americane.

"Non dovremmo odiare il popolo giapponese, ma loro dovrebbero ricordare la storia passata che il popolo cinese non dimenticherà", dichiara la 22enne Zhang, quando le viene chiesto cosa pensa oggi del popolo giapponese. Altri hanno espresso commenti anche più duri.

"Ho sempre odiato i giapponesi", sostiene Gao Feng, 23 anni, che come Zhang sa che i giapponesi di oggi non sono gli stessi che hanno commesso le atrocità della guerra.

Il premier giapponese Junichiro Koizumi, le cui visite al tempio di Tokyo in memoria dei caduti di guerra hanno ulteriormente raffreddato i legami con la Cina, ha visitato il museo nell’ottobre del 2001 – quando è salito al potere — offrendo "le sue sincere scuse" per le sofferenze arrecate al popolo cinese.

Tuttavia, il proseguimento dei pellegrinaggi di Koizumi al Tempio di Yasukuni ha suscitato in molti cinesi seri dubbi riguardo la sincerità delle sue scuse.

Alcuni esperti accusano invece Pechino di voler tenere vivo il passato, per legittimare il Partito comunista e stimolare il sentimento anti-giapponese. Secondo alcuni, Koizumi — il cui mandato scadrebbe a settembre — starebbe progettando di visitare il tempio il 15 agosto, anniversario della resa giapponese nel 1945.

"Ciò scatenerà di nuovo la rabbia del popolo cinese", dichiara Wang Xinhua, curatore del museo.

Alcuni cinesi guardano al dopo Koizumi nella speranza che il prossimo primo ministro possa dare una svolta diversa alla storia dei rapporti bilaterali.

Ylenia Rosati

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