I cinesi e un sogno chiamato Tokyo: oltre mezzo milione la comunità cinese in Giappone

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9 Maggio 2008

TOKYO: Sono più di mezzo milione. Sfondano nell’informatica e nelle biotecnologie. Il successo economico degli immigrati cinesi spinge i giapponesi a superare l’ostilità verso gli stranieri.

Oggi Cina e Giappone sono colossi economici e il loro futuro e’ strettamente legato. A Shanghai vivono più di 20.000 giapponesi. Ma l’ondata migratoria in senso contrario e’ ancora più impressionante: i cinesi in Giappone sono più di mezzo milione e formano una delle più grandi comunità d’ immigrati nel paese. Non sono più solo addetti a mansioni di infimo livello.

Più di 80.000 studenti cinesi, due terzi dell’intera popolazione studentesca straniera, frequentano gli atenei giapponesi. Dopo la laurea entrano a far parte della forza lavoro giapponese, affollando settori di crescita come IT e biotech.

La forza dei numeri e’ dalla parte della Cina: ogni anno nelle facoltà scientifiche giapponesi si laureano 100.000 studenti, in Cina 2.500.000.

L’afflusso di colletti bianche cinesi sta anche costringendo il Giappone a ripensare alla sua identità nazionale. Tradizionalmente l’arcipelago e’ sempre stato xenofobo e ripiegato su se stesso. Oggi però deve constatare la scarsità di manodopera provocata da 10 anni di calo demografico. E ha capito che solo accogliendo lavoratori immigrati potrà continuare ad essere la seconda potenza economica del mondo.

Oggi i cinesi sono fondamentali per il Giappone, nel 2004 ,il valore degli scambi commerciali tra i due paesi ha raggiunto i 205 miliardi di dollari usa, e la Cina per la prima volta ha superato gli U.S.A. come maggiore partner commerciale del Giappone.

Forti delle loro lauree internazionali e padroni di entrambe le lingue, i nuovi immigrati cinesi sono pronti a raccogliere i frutti di questa nuova realtà asiatica.

Molte aziende gestite da cinesi prosperano grazie al ruolo di ponte tra le due culture. E visto che le vendite interne al mercato nipponico rallentano, le aziende giapponesi puntano sulla crescita della borghesia cinese per sostenere i profitti. Chi meglio di un ingegnere cinese immigrato può spiegare ai ricercatori locali che i cinesi preferiscono il cellulare rosso o dorato e non come i giapponesi, bianche e argentati?

Le differenze tra i due paesi sono talmente tante che perfino il canale che le separa si chiama in due modi diversi: mare Orientale in Cina e mar del Giappone nell’arcipelago.

L’idea di un mondo senza confini e’ del tutto normale per Kuang Yinghuan arrivato in Giappone nel 2002 grazie a un programma di scambio tra scuole superiori che ogni anno porta in territorio nipponico 200 dei migliori studenti provenienti dalla Cina nord-orientale.

Oggi questo ragazzo parla un giapponese impeccabile ed e’ iscritto al primo anno all’UNIVERSITA’ DI TOKYO . "Quando sono arrivato mi prendevano in giro per il mio giapponese" dice " adesso quando dice che sono iscritto all’università di Tokyo , mi vedono per quello che sono: uno studente non solo un cinese" Quindi sbotta in una tipica risata cinese ,a bocca aperta, prontamente seguita da un inchino alla giapponese. A soli 23 anni lui e’ l’incarnazione di una nuova Asia orientale basata non più sulla rivalità ,ma sulla opportunità.

Fonte Ufficiale: Time