Il business alla giapponese

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25 Luglio 2007

OSAKA: In quest’ultimo periodo un numero maggiore di aziende giapponesi, rispetto al passato, stanno adottando pratiche di business in stile inglese/americano, ma molte sono ancora inefficienti e mancano di una visione radicale.

Secondo Louis Turner, direttore generale della Asia-Pacific Technology Network, se si guarda al Giappone da questo punto di vista, l’impressione che si ha è che, nonostante il mondo dell’imprenditoria si stia muovendo, alcune aziende raggiungono performance produttive basse semplicemente perché non hanno effettivamente messo a fuoco le loro attività, rispondendo troppo lentamente alle nuove esigenze o comunque non abbastanza radicalmente.

Una delle caratteristiche dell’approccio anglo-americano è di quello di pensare a breve/medio termine e secondo una gestione ferrea, dove commercialisti e avvocati giocano un ruolo significativo. I governi promuovono deregulation e incoraggiano alla concorrenza.

Al contrario, il modello giapponese tradizionale di business si incentra sul pensare a lungo termine, riponendo una particolare enfasi alla consultazione tra impiegati e alla fidelizzazione dell’occupazione, che tende a durare, per un "salary man", per tutta la vita.

La sensazione, sempre secondo Turner, che negli ultimi vent’anni ha studiato a fondo il mondo del business giapponese, è che la cultura imprenditoriale del Giappone tenda a proteggere ancora management inefficienti e senza immaginazione: molte corporazioni cercano di mantenere ad ogni costo tutte le loro divisioni, nonostante magari non stiano andando bene, invece di liberarsene e focalizzarsi su aree più produttive. Un’altra tendenza è che, sebbene fusioni e acquisizioni siano in aumento, esiste comunque una scarsa propensione al rilevare aziende straniere.

Gli imprenditori giapponesi sono sempre stati generalmente contro alle acquisizioni, da parte di gruppi stranieri, di aziende nazionali. Nonostante facciano fatica a trovare un punto d’appoggio, le aziende straniere stanno aspettando che la cultura del business giapponese cambi, e che diventi più forte lo spirito imprenditoriale.

Paolo Soldano