Il commento: da Shanghai, allarmati, sorpresi e quasi delusi dal tifone

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24 Settembre 2007

SHANGHAI, DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE: Dall’inizio della settimana la città di Shanghai è stata messa in stato d’allerta per l’arrivo imminente dell’uragano Wipha, il cui passaggio era atteso tra la serata di martedì 18 settembre e la giornata successiva. Lunedì il cielo cominciava a farsi grigio, folate di vento andavano e venivano, qualche nuvola più e meno minacciosa faceva capolino ogni tanto. Niente di strano, tuttavia, per chi è abituato alle piogge di Shanghai, o ad un cielo spesso grigio per ragioni purtroppo non meteorologiche.

Nel pomeriggio di martedì, le notizie cominciano a farsi preoccupanti. Si inizia a sentire di aziende ed uffici che suggeriscono ai dipendenti di non recarsi al lavoro il giorno successivo, mentre comunicati ufficiali annunciano la chiusura delle scuole e di diversi esercizi pubblici. Eventi più e meno grandi, in programma per il fatidico mercoledì 19, vengono d’improvviso cancellati o rinviati. Joaquin Almunia, Commissario europeo per l’economia e gli affari monetari, al momento in visita a Pechino, decide di cancellare la visita di mercoledì a Shanghai causa voli cancellati e timore di non riuscire a ripartire per Bruxelles giovedì 20.

Rincasando martedì sera, nell’aria un’atmosfera di timore collettivo, l’attesa di qualcosa di catastrofico e incombente e l’ansia nel trovare un taxi il prima possibile. Nel frattempo, dall’Italia arrivano sms e telefonate di familiari e amici che, sentita la notizia nei media italiani, ci contattano preoccupati, arrivando persino a chiedere se stiamo programmano una fuga dalla metropoli.

Guardando dalle finestre, sorrido alla vista di qualche goccia qua e là, ogni tanto una raffica di vento. E intanto, incuriosita e allo stesso tempo un po’ impaurita, provo ad immaginare che cosa aspettarmi.

Nel frattempo, le notizie si moltiplicano: invitano a chiudere ogni finestra e ad evitare di uscire se non strettamente necessario.

Torno a casa, mi barrico ma ancora nulla là fuori. (In compenso, la casa si fa fastidiosamente calda con tutte le finestre chiuse). Penso semplicemente ad un ritardo, e vado a letto convinta che tutto sia semplicemente posticipato alla mattina.

Mercoledì 19, giorno del presunto arrivo di quello che dovrebbe essere il più grande tifone che abbia colpito Shanghai negli ultimi 10 anni, mi sveglio con l’orecchio teso alla pioggia battente. "Peccato" che non piova, né che soffi il vento. Tant’è che vado al lavoro in bicicletta, in una Shanghai mattiniera insolitamente deserta e dove, incredibilmente, non è necessario fare la coda per un taxi, tanti sono quanti sono rimasti a casa. La città è avvolta in un silenzio quasi surreale, una pseudo paranoia sembra aleggiare nell’aria per l’attesa di un qualcosa di spaventoso ma indefinito che continua a non presentarsi. In ufficio, tra quanti vi si sono recati, è tutta una domanda su che ne è di questo fantomatico tifone. Alcune voci dicono sia in ritardo, altre spiegano che si tratta solo di una regolare "calma" prima dello scoppio impietoso.

Nel primo pomeriggio inizia a piovere, e quasi si tira un sospiro di sollievo al pensiero che finalmente il momento fatidico sia arrivato. Ma null’altro succede.

Nuovi comunicati annunciano possibili interruzioni di lavoro il giorno successivo, giovedì 20, causa un tifone in ritardo. E quindi l’attesa viene semplicemente prolungata di un giorno. Mentre qualcuno già annuncia che in realtà il tifone si è semplicemente "sparpagliato" e, così facendo, avrebbe perso intensità e non passerà affatto per Shanghai.

E così, tra una sindrome generale di hitchcockiana memoria e una sensazione di burla collettiva, arriviamo alla fine di una settimana all’insegna di "molto rumore per nulla". Fortunatamente, certo, anche se con un po’ di curiosità involontariamente alimentata e inaspettatamente delusa.

Silvia Sartori

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