Il fascino ha il suo prezzo in Asia

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22 Giugno 2006

BANGKOK: I vicini sghignazzano e i bambini gridano al "fantasma" in un ristorante dove Panya Boonchun, una cantante di musica popolare tailandese, è appena stata licenziata.

La crema che ha comprato in un negozio del suo villaggio, nella Thailandia meridionale, e che doveva sbiancare il suo viso facendola assomigliare alle immagini da copertina o della tv, l’ha invece sfigurata in maniera irreversibile.

In un momento in cui la pelle bianca è qualcosa di estremamente ricercato in Asia come segno di buona salute e bellezza, il caso di Panya mostra fino a che punto possono spingersi alcune donne pur di apparire ed emergere nella società.

La vasta scelta di creme anti-invecchiamento e sbiancanti sugli scaffali dei supermercati e delle farmacie sono il segno del boom che l’industria dei cosmetici ha avuto in questi dieci anni nel mercato asiatico.

Quattro donne su dieci a Hong Kong, Malesia, Filippine, Corea del Sud e Taiwan fanno uso di creme sbiancanti, sostiene una recente ricerca.

Le donne asiatiche oggi acquistano creme di protezione solare da utilizzare anche solo nel percorso fino all’ufficio. E seppure molte di queste creme non siano sicure, dottori e gruppi di consumatori lamentano un aumento della tendenza nell’uso eccessivo di lozioni sbiancanti.

L’Amministrazione sui farmaci thailandese ha pubblicato recentemente una lista di 70 creme per la pelle illegali, in circolazione nel Paese. Ma anche quelle legali, come l’idroquinone, prescritte dai dermatologi per rimuovere le macchie, possono essere cancerogene, soprattutto se usate per periodi prolungati. Si è dimostrato che l’idroquinone causa leucemia e per questo è stato vietato il suo utilizzo nei cosmetici dal 2001, ma solo nei paesi dell’Unione europea, mentre è ancora disponibile nelle nazioni in via di sviluppo.

I sociologi intanto continuano ad interrogarsi sul perché gli asiatici, distanti su quasi ogni fronte, linguistico, religioso ed etnico, condividano tutti quest’attrazione per la pelle chiara. La risposta più logica è che una pelle più chiara è spesso sinonimo di ricchezza e di un più alto livello di istruzione. Un’altra teoria è legata alle ondate di conquistatori dalla pelle chiara, i Mogul dall’Asia Centrale o i colonizzatori dall’Europa, la cui pelle finì per diventare lo standard della bellezza.

In ogni caso il successo delle creme sbiancanti in Oriente mostra come il concetto occidentale di bellezza sia penetrato persino tra le classi sociali più basse. In alcune regioni dell’Asia, questo ‘credo’ si rispecchia persino nella lingua, come nel caso della Thailandia, dove un insulto comune è proprio "tua dam", o corpo scuro, termine usato per indicare una persona del più basso strato sociale.

Anche il cinema e la pubblicità hanno un ruolo importante nell’associare il concetto di bellezza ad una pelle chiara. Il successo delle soap opera sud-coreane in Asia ha contribuito a fare delle star dalla pelle chiara gli emblemi della bellezza asiatica.

Un altro problema, riferiscono i dottori, è che spesso gli agenti più efficaci ma rischiosi nello sbiancamento sono anche i meno costosi, come nel caso dell’idroquinone, che in Thailandia costa solo 20 dollari al kl. Metà dei dermatologi tailandesi continuano a prescrivere creme a base di idroquinone.

Ylenia Rosati

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