Il fatto: Veltroni sposa la causa birmana. Oggi a Roma manifestazione di sostegno

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24 Settembre 2007

YANGON: Da ormai una settimana proseguono a Yangon, ex capitale della Birmania, le manifestazioni pacifiche di monaci e, da ieri, persino delle monache per le strade del paese contro la giunta militare al potere. L’intervento dei monaci, secondo gli osservatori internazionali, potrebbe concretamente minacciare il regime dittatoriale, e dare un risalto internazionale alle proteste che si susseguono in tutto il paese dalla metà agosto. Il mese scorso infatti i generali hanno deciso di rincarare del 70% il prezzo della benzina, del 100% il prezzo del diesel e del 500% quello del gas compresso da cucina e per i mezzi di trasporto pubblici. Questi aumenti del tutto arbitrari hanno messo in ginocchio la popolazione, provocando un’impennata nei prezzi dei beni di prima necessità e dei trasporti. Oltre 150 manifestanti sono stati arrestati da allora, ma la protesta non si è fermata ed è arrivata in prima pagina su tutti i giornali del mondo.

Dopo ben 4 anni, i manifestanti sono riusciti a rompere il muro di silenzio che circonda la casa del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, arrivando, due giorni fa, fino sotto all’abitazione della leader per la democrazia su una sponda del lago Inya, che è costantemente piantonata da posti di blocco, e pregando con lei per circa un quarto d’ora.

Figlia dell’eroe nazionale padre dell’indipendenza birmana dalla Gran Bretagna Aung San, "the Lady", così è chiamata con deferenza dai suoi sostenitori, ha trascorso 11 degli ultimi 15 anni prigioniera in casa sua. Nel 1990, dopo che il partito di cui è la leader, la Lega nazionale per la democrazia (LND), ebbe vinto le prime elezioni democratiche indette dalla giunta militare al potere da 26 anni, Aung San Suu Kyi fu costretta agli arresti domiciliari dai generali che rifiutarono il verdetto politico. Liberata nel 1995, "the Lady" è stata nuovamente rinchiusa dal 2000 al 2002 e infine dal maggio del 2003 a oggi. Il 25 maggio scorso, data che avrebbe dovuto segnare il termine dell’ultimo periodo di detenzione, la giunta ha annunciato che il suo arresto sarebbe stato prolungato di un altro anno senza fornire alcuna spiegazione, ripetendo la decisione fatta l’estate scorsa alla conclusione del termine di 3 anni fissato inizialmente.

Il sindaco di Roma Veltroni, che ha incontrato personalmente Aung San Suu Kyi nel 1999, ha deciso di rispondere all’appello fatto dai monaci venerdì sera alle radio straniere affinché anche in Occidente ci si unisca alla protesta. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ITNews, Veltroni nell’annunciare la manifestazione in Campidoglio avrebbe dichiarato "’Vogliamo esprimere solidarietà al popolo birmano e ai monaci buddisti che in queste ore si battono per la democrazia nel loro paese e per la libertà di Aung San Suu Kyi”.

Nel frattempo nel paese, dove è diffusa una corruzione quasi legittimata, continua la repressione persistente di ogni forma di dissenso politico. La vita dei birmani è controllata e soffocata in ogni suo aspetto: spie del governo osservano dove vanno, quello che fanno, di cosa parlano e con chi. E mentre la maggioranza della popolazione vive in condizioni di povertà, gli ufficiali di governo si aumentano lo stipendio anche di 10 volte.

Mentre tutto il mondo parla di quello che sta accadendo in Birmania, il giornale nazionale "The New Light of Myanmar" titola in prima pagina che il Generale Than Shwe ha mandato le sue felicitazioni al Re Abdullah dell’Arabia Saudita per la festa nazionale. In un’altra colonna, la notizia è che 49 membri della LND hanno lasciato il partito accusandolo di incompetenza e di cercare esclusivamente i propri guadagni. Non una parola sulla protesta dei monaci.

A 61 anni, di cui gli ultimi 17 impegnata come attivista politica per fare valere i diritti democratici del suo popolo, "the Lady" è oggi l’unico premio Nobel per la Pace a vivere agli arresti domiciliari. La sua caparbietà e il suo ricorso alla non-violenza le hanno vinto il sostegno e la stima internazionali. Oggigiorno Aung San Suu Kyi è anzitutto un simbolo, per milioni di Birmani, della forza della democrazia, ed una speranza, sia in patria che all’estero, che un governo popolare possa finalmente reggere il paese.

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Ameriga Giannone