Il futuro dei porti indiani? Investimenti britannici!

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19 Marzo 2007

NEW DELHI: Recentemente (si veda "La sanità come collante tra India e Inghilterra", Corriere Asia del 13 marzo 2007), abbiamo parlato di come gli investimenti britannici nel subcontinente si stiano facendo sempre più fitti e influenti, quasi a voler caratterizzare una nuova epoca che possa legare le due nazioni con le funi del commercio bilaterale, funi lontane anni luce dal rapporto colonizzatore in vigore fino a sessanta anni fa.

Oltre alla sanità, occorre rilevare che vi è almeno un altro settore — quello infrastrutturale — sul quale diverse società britanniche hanno da tempo acceso i fari del proprio sistema di investimenti esteri. Nel contesto attuale ci si riferisce in particolare ad una visita della delegazione britannica nelle città di Kolkata, Delhi, Mumbai e Ahmedabad, finalizzata soprattutto alla valutazione di opportunità di sviluppo di alcuni tra i principali porti minori indiani.

Lo stesso John Owen, managing director di Portia Management Services Limited, e membro della spedizione britannica in India, ha dichiarato esplicitamente ai media locali che la Gran Bretagna sta cercando diverse strade per investire in India, e che il settore dello sviluppo portuale potrebbe divenire uno sbocco ideale per queste intenzioni.

Numerose sono le zone potenzialmente coinvolte nei progetti, tanto che sono in corso molteplici stime su località distanti, dal Gujarat ai porti meridionali di Vishakapatnam ed Ennore, fino al porto di Kolkata di cui tra poco parleremo.

La Portia Management Services Limited (PMSL) dovrebbe sviluppare i progetti nel meridione del subcontinente grazie alla collaborazione con la locale Zoom Developer di Mumbai. Si parla di investimenti elevati e imponenti, e di cifre altrettanto autorevoli: circa 3,2 milioni di rupie per il terminal di Vizag e 2,5 milioni di rupie per quello di Ennore, per i quali la PMSL possiede il 26% della titolarità del progetto.

Menzione particolare, come accennavamo prima, merita il porto di Kolkata, il quale potrebbe essere al tempo stesso attore e oggetto di uno scenario piuttosto particolare. Lo scalo del bengala occidentale pare infatti poter essere destinato a giocare il ruolo di polo attrattivo del turismo fluviale: la città sorge nell’area del grande foce del Gange, e non è da escludersi che il fiume sacro per gli indiani possa trasformarsi in una sorta di vero e proprio corridoio fluviale che rappresenterebbe di fatto una quarta alternativa alle strade, alle ferrovie e alle vie del cielo.

A tal proposito la KoPT, Kolkata Port Trust sta cercando di promuovere (anche con la sopra citata collaborazione britannica) il turismo fluviale del luogo, usando i corsi d’acqua per connettere Kolkata ad altre destinazioni attrattive lungo il Gange, raggiunte con barche di lusso e rotte privilegiate. Una scelta coraggiosa e per certi versi necessaria, a patto che si rispettino le specificità locali culturali e religiose

Roberto Rais