Il futuro della finanza globale passa dai listini di Shanghai e Shenzhen

a cura di: Lorenzo Riccardi

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L’apertura della Cina all’economia globale, iniziata con le riforme di Deng Xiao Ping nel 1978, si realizzerà certamente nei prossimi anni con la tanto attesa apertura del mercato azionario cinese alle quotazioni di società straniere.

Ad oggi però la via dell’IPO in Cina per società straniere è ancora preclusa, con l’alternativa, seppur indiretta, della quotazione presso la borsa di Hong Kong.

il presidente della China Securities Regulatory Commision (CSRC), Shang Fulin, ha dichiarato che la CSRC si doterà di un International Board che sarà incaricato di regolamentare l’ammissione di società straniere al mercato del capitale della Cina Continentale; conferme sono giunte anche dalle dichiarazioni rese dal presidente della NYSE-Euronext, Jean Hessels.

L’attuale struttura del mercato finanziario Cinese prevede due borse valori; la Shanghai Stock Exchange (SSE) e la più piccola Shenzhen Stock Exchange (SZSE), che è riservata alle società di più piccola dimensione a grande crescita.

La Borsa di Shanghai è stata fondata il 26 novembre del 1990 ed in vent’anni di vita ha avuto una crescita impetuosa, di pari passo con la corsa dell’economia della Repubblica Popolare. Alla fine del 2010 contava 894 società quotate per circa 1.500 prodotti finanziari scambiati e una capitalizzazione totale di 17.900 miliardi di yuan (circa 2.700 miliardi di dollari americani). Se nel calcolo si considera anche la più piccola Borsa di Shenzhen, la capitalizzazione totale sfiora i 4.000 miliardi di dollari. Questi numeri fanno della Cina il secondo mercato azionario più grande del mondo dopo gli Stati Uniti.

Considerati i valori attuali e le aspettative di crescita, appare evidente il motivo dell’interesse da parte della finanza internazionale all’imminente apertura del mercato finanziario cinese alle società straniere.
 
Si considera infatti che, se è già in atto una vera e propria corsa alla quotazione nella Borsa di Hong Kong, lo stesso possa avvenire per la Borsa di Shanghai; ciò potrebbe sensibilmente modificare gli equilibri e rinforzare la posizione di Shanghai come centro finanziario mondiale, il tutto a discapito di Hong Kong e delle altre principali borse asiatiche (Tokyo e Singapore).
 
La situazione attuale prevede chiaramente una regolamentazione e dei requisiti per l’accesso al mercato azionario cinese e di quello di Hong Kong. Questi, nonostante la distinzione tra Borsa di Shanghai e Borsa di Shenzheng, sono molto simile e fanno sempre riferimento alla CSRC.
I titoli quotati presso la SSE appartengono a tre categorie: azioni, obbligazioni e fondi. I titoli di debito compravenduti includono i titoli di stato, le obbligazioni corporate e le obbligazioni corporate convertibili.

Per quanto riguarda le azioni, esistono presso la SSE due tipologie ben differenti: le azioni “A” e le azioni “B”. Le azioni “A” sono quotate nella valuta locale, lo yuan (o renminbi), mentre le azioni “B” sono quotate in dollari americani. Inizialmente le azioni “A” erano riservate solo ed esclusivamente agli investitori domestici, mentre le “B” erano negoziabili sia da investitori domestici che da investitori stranieri. Con la riforma dei mercati finanziari attuata nel 2003, investitori istituzionali stranieri, approvati dalla CSRC secondo il Qualified Foreign Institutional Investor (QFII) Program, sono autorizzati ad operare in entrambi i segmenti del mercato dell’equity cinese.
Attualmente sono all’incirca un centinaio gli operatori finanziari che hanno ottenuto la licenza ad operare in entrambi i segmenti del mercato ma data la crescita dell’economia cinese e il miglioramento del sistema finanziario nella sua complessità in termini di trasparenza e regolamentazione, le istituzioni cinesi sarebbero intenzionate a fondere il mercato delle azioni “A” con quello delle azioni “B” e quindi permettere la quotazione con entrambe le valute, aprendo quindi le contrattazioni a tutti gli investitori.
 
La procedura di ammissione alla quotazione in Cina è lunga e abbastanza complessa; particolare rilevanza assume il ruolo dello Sponsor, figura del tutto inusitata nel resto del mondo.

Innanzitutto è stabilito che lo Sponsor richieda per conto della società che intende quotarsi l’ammissione alla procedura alla stessa CSRC. Segue poi il cosiddetto “tutorship period”: durante questo spazio temporale, un anno, lo Sponsor è chiamato a coadiuvare la società nella messa a punto di un efficace sistema informativo e di un trasparente sistema di corporate governance. Dopo l’IPO, lo sponsor rimane comunque responsabile di fornire assistenza e di indirizzare le scelte della società per altri due esercizi completi.
Gli step successivi della procedura sono gestiti dalla CSRC che analizza l’informativa completa e propone eventuale modifiche al progetto di quotazione.
 
I requisiti economico-finanziari richiesti per la quotazione evidenziano ancor di più la complessità per l’accesso al mercato azionario cinese e sono:
·      La società è attiva da più di tre anni ed ha generato utili negli ultimi tre anni consecutivi per almeno 30 milioni di RMB cumulativamente.
·      I cash flows complessivi netti negli ultimi 3 anni devono essere superiori a 50 milioni di RMB; alternativamente, gli utili devono eccedere i 300 milioni di  RMB complessivamente negli ultimi tre esercizi chiusi.
·      Il rapporto tra intangibles e immobilizzazioni nette nell’ultimo trimestre non deve superare il 20%.
·      Non devono essere rilevate perdite non compensate nell’ultimo trimestre.
·      Il capitale minimo richiesto prima dell’emissione non può essere inferiore ai 30 milioni di RMB.
·      Il flottante minimo deve essere non inferiore al 25% del totale dell’equity.
·      Qualora il valore dell’equity della società applicante sia maggiore di 400 milioni di RMB, il flottante minimo non deve essere inferiore al 10% del totale dell’equity.
 

Di seguito i requisiti più importanti per la quotazione presso la Borsa di Hong Kong.

La regolamentazione Securities and Futures Commision (SFC) di Hong Kong prevede che la nuova emittente di titoli azionari debba soddisfare alternativamente uno di questi tre “test” economico-finanziari:

·      PROFIT TEST: Utili per HK$50 milioni negli ultimi 3 anni (con almeno HK$20 milioni nell’anno più recente e cumulativamente almeno HK$30 milioni negli ultimi due anni).
·      MARKET CAPITALISATION/REVENUE TEST: Capitalizzazione pari a HK$ 4 miliardi e ricavi pari a HK$500 milioni nell’ultimo esercizio chiuso.
·      MARKET CAPITALISATION/REVENUE TEST/CASH FLOW TEST: Capitalizzazione minima pari a HK$2 milioni, ricavi pari a HK$500 milioni nell’ultimo esercizio chiuso e cashflows positivi dall’attività operativa cumulativamente negli ultimi 3 esercizi pari almeno a HK$100 milioni.
 
Si può dire quindi che l’accesso al mercato azionario di Hong Kong è certamente meno complesso soprattutto per quanto concerne i requisiti economico/finanziari.
Ai suddetti requisiti vanno poi aggiunti in fase di predisposizione dell’informativa alla SFC, alcuni altri obblighi di carattere organizzativo e di governance. E’ richiesto ad esempio che ci sia continuità nella gestione manageriale negli ultimi tre esercizi prima della quotazione e che la proprietà e il controllo siano rimasti stabili nell’ultimo esercizio chiuso.
 
Alla luce di queste evidenze, attualmente, il mercato azionario di Hong Kong è certamente ancora molto appetibile per le società straniere che cercano espansione nel mercato asiatico. Esempi concreti in tal senso sono la quotazione di Prada presso tale listino, con una performance del tutto positiva rispetto ai competitors quotati in altri mercati azionari.
 
Qualora il governo cinese riuscisse, nel breve tempo, a costituire un sistema finanziario più trasparente e libero da ingerenze e pressioni governative anche per le imprese straniere, si verrebbe a creare una competizione sempre più accesa con il mercato di Hong Kong, cosa non necessariamente negativa in termini di allineamento delle quotazioni al valore intrinseco delle società che ambiscono a ricercare mezzi finanziari nella Repubblica Popolare Cinese.

 

 

Lorenzo Riccardi – Dottore commercialista, Shanghai
lr@rsa-tax.com – RsA Asia

Lorenzo Riccardi

Lorenzo Riccardi

Insegna fiscalità asiatica presso Shanghai Jiao Tong ed è Adjunct Associate Professor alla Xian Jiao Tong Liverpool University. Si è specializzato in fiscalità internazionale all'IBFD di Kuala Lumpur e nel 2016 ha conseguito una borsa di studio per un progetto di dottorato di ricerca sulle economie del Far East presso Shanghai University. E’ segretario dell’Associazione degli Accademici italiani in Cina ed e’ stato ammesso come International Associate dell’American CPA Association, membro di Australia CPA, dell'Ordine dei Dottori Commercialisti, del Registro dei Revisori in Italia e International Affiliate dell’Hong Kong Institute of CPAs. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ha ricoperto ruoli nella governance di istituzioni e gruppi societari, tra cui Giorgio Armani, Trussardi e Pomellato. E' socio dello Studio di consulenza RsA (www.rsa-tax.com), specializzato in Asia e paesi emergenti e ha ricoperto ruolo di Board Director della Camera di Commercio Italia-Vietnam, della Camera Italiana in Cina e di Chief Representative di Unimpresa a Shanghai. Ha pubblicato per Il Sole 24Ore Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam, per Maggioli Editore cura le guide dei paesi dell’Asia Orientale e per Wolters Kluver è il responsabile della banca dati Asia. E’ membro del comitato scientifico di Corriere Asia e Fiscalità Estera. Per l’editore Springer cura una collana di testi su temi in ambito contabile e fiscale legati alla Cina e i suoi testi sono stati pubblicati in lingua italiana, cinese, portoghese ed inglese. Contatti: Website / LinkedIn