Il Giappone che dice No

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29 Giugno 2006

TOKYO: Il libro di cui tutti parlavano due settimane fa in occasione del primo Forum Economico Mondiale (WEF) organizzato per la prima volta a Tokyo, non era certo "Il mondo è piatto" di Thomas Friedman, o qualche altro testo sulla globalizzazione, bensì un volumetto intitolato "La dignità di uno Stato".

Scritto dal matematico Masahiko Fujiwara, il libro è un richiamo nostalgico alle antiche virtù giapponesi, ma anche un riferimento ai liberi mercati responsabili del gran numero di problemi per il Giappone e per il mondo.

"La globalizzazione — scrive Fujiwara — è semplicemente una strategia degli Usa che cercano la dominazione del mondo dopo la Guerra Fredda".

L’autore definisce l’economia di mercato un sistema che divide la società in una minoranza di vincitori e una maggioranza di perdenti.

I membri del WEF, la maggior parte di cui a favore di un libero mercato e di un’economia più aperta, vorrebbe allontanare Fujiwara come rappresentante della frangia radicale di coloro che protestano contro la globalizzazione.

Tuttavia, il libro ha toccato il Giappone sul vivo. Sono infatti molti a ritenere che le riforme economiche stiano distruggendo l’egualitarismo del Paese, "creando una nazione fatta da coloro che hanno e coloro che non hanno", sottolinea Fujiwara.

"La Dignità di uno Stato" ha venduto 2 milioni di copie lo scorso novembre, il secondo libro più letto in Giappone nel 2006 (secondo solo all’ultimo Harry Potter).

Ciononostante, questa velata forma di protesta contro la riforma, in quella che è la seconda maggiore economia mondiale, sta spaventando alcuni membri del WEF.

"La popolarità del libro non è segno di uno sviluppo positivo", sostiene Charles D.Lake, vice presidente di Aflac Insurance, in Giappone, "ma è comunque un segno importante."

Nonostante il successo del Giappone nel modernizzare la sua economia, resta il fatto che gran parte della società giapponese non è soddisfatta da come stanno andando le cose.

Ylenia Rosati

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