Il Giappone inoltra proteste alla Russia per la sospensione di un progetto petrolifero

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20 Settembre 2006

MOSCA: L’Ambasciatore giapponese a Mosca, Yasuo Saito, ha inoltrato formali proteste al Ministero per le Risorse Naturali della Federazione Russa, per la sospensione del progetto di esplorazione dei blocchi di gas e petrolio nelle Isole Sakhalin 2, che era stato siglato nel 2003.

Due società giapponesi detengono congiuntamente il 45 per cento dell’area che dovrebbe essere stata sviluppata.

La decisione si prevede, sospenderà tutti i progetti di esplorazione dell’area in questione, che oltremodo aveva già maturato un ritardo di un anno rispetto alla data prevista di inizio lavori. Era stato calcolato che la produzione e l’esportazione di LNG (Liquifed Natural Gas, ndr), avrebbe avuto inizio nel 2008.

In un incontro con Yasuo Saito, Yurii Trutnev, il Ministro russo del Ministero per le Risorse Naturali, ha argomentato che le esplorazioni del territorio delle Isole Sakhalin 2 violerebbero leggi per la protezione ambientale.

Trutnev, ha dichiarato che le società coinvolte nel progetto dovranno sottomettere nuovi documenti per ricominciare a discutere del progetto, presso l’organo che gestisce lo sfruttamento delle risorse naturali della Federazione Russa, organo che dipende direttamente dal Ministero per le Risorse Naturali.

Il progetto di esplorazione di Sakhalin 2, vede come attori la Royal Dutch-Shell Group, partecipante con una quota del 55 per cento, Mitsui & Co. che detiene un 25 per cento e Mitsubishi Corp. con una quota del 20 per cento.

Il futuro Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, che entro un mese subentrerà all’attuale capo del gabinetto giapponese Junichiro Koizumi, ha dichiarato che il governo del Sol Levante, vaglierà cosa è possibile fare, previa consultazione con le società coinvolte nel progetto.

‘Sono ansioso di capire il significato di questo ritardo del progetto, che simboleggia oltremodo la cooperazione tra il Giappone e la Russia, poiché potrebbe incidere sui rapporti tra le due nazioni’, queste le parole pronunciate dal futuro Premier giapponese durante un discorso a Tokyo, martedì 19 settembre.

Shinzo Abe, ha rilasciato in una conferenza stampa, che ha già convocato esponenti del governo Russo per farsi assicurare la trasparenza delle procedure e la futura implementazione del progetto.

Toshiro Nikai, Ministro dell’Economia, Industria e Commercio giapponese, nella stessa giornata di ieri ha avuto un colloquio con l’Ambasciatore russo in Giappone per cercare di chiarire la questione e promuovere una mutua cooperazione tra i due paesi.

Stando all’agenzia di stampa russa, Interfax, Trutnev avrebbe riferito a Saito che il Governo Russo ha trovato illegale la deforestazione di 54 siti coinvolti nella costruzione di una pipeline nell’area.

Dal loro canto le società giapponesi e gli analisti sospettano tuttavia, che il reale motivo che ha spinto la Federazione Russa a fare un passo indietro, sia la volontà di mantenere sotto il suo totale controllo i giacimenti petroliferi e di gas.

Il governo russo starebbe cercando infatti, di favorire Gazprom, società russa con il monopolio nel settore del gas, per guadagnarsi una percentuale nell’esplorazione dei giacimenti.

Gazprom sta al momento avendo colloqui con la Shell per cercare di ottenere un 25 per cento della partecipazione della società olandese nell’ esplorazione di Sakhalin 2.

Si deve ricordare come il Giappone abbia ricevuto nei mesi scorsi un altro stop da Mosca all’avvio dei lavori di costruzione di un oleodotto, che dalla regione siberiana di Irtusk sarebbe dovuto arrivare a Nakhodka; progetto approvato direttamente dal Presidente russo Vladimir Putin a gennaio 2006, ma poi bloccato pare sempre a causa delle proteste degli ambientalisti russi, visto che il tracciato prevede che la costruzione avvenga vicino al lago Baikal.

Marianna Sacchini