Il Governo di Pechino decide rimozione di ‘quadri politici’

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15 Maggio 2006

PECHINO: Diverse gallerie nel distretto dedicato alle arti della municipalità di Pechino hanno ricevuto l’ordine da parte dei funzionari del Governo di rimuovere oltre 20 quadri, perché trattavano tematiche politiche.

I lavori, alcuni dei quali rappresentavano ritratti di Mao, Hu Jintao o riferimenti alla protesta di Piazza Tiananmen nel 1989, sono stati ritirati poco prima dell’inaugurazione di uno dei più importanti festival dell’arte a Pechino a fine aprile, il Festival dell’Arte Internazionale di Dashanzi.

L’arte contemporanea in Cina è in pieno fermento e alcuni degli artisti cinesi più all’avanguardia sono diventati improvvisamente milionari. Collezionisti occidentali e magnati cinesi stanno aiutando questi artisti a sponsorizzare le loro opere valorizzandole dal punto di vista finanziario.

Per gran parte del 1990, molti artisti non potevano esporre le loro opere in Cina, spesso perché in qualche modo legati alle proteste di Tiananmen. Oggi invece sono quasi delle pop star in patria, con mostre itineranti nel loro Paese e grande risonanza internazionale.

Alcuni collezionisti e proprietari di gallerie sono perciò rimasti sorpresi per l’ordine di rimozione delle opere, anche se non lo considerano un’avvisaglia di una più ampia repressione della libertà artistica.

Nella Cina degli ultimi anni, gli artisti sono stati sempre più liberi di affrontare le tematiche sociali e politiche, purché non raffigurassero nulla che fosse apertamente anti-governativo.

Tuttavia, c’è chi ritiene che alcune di queste gallerie nel distretto di Dashanzi, anche noto come Fabbrica 798, si sarebbero spinte troppo oltre nel sondare ciò che il Governo cinese giudica o meno ammissibile. Non vanno infatti dimenticate le dure reazioni del Governo alle forme di dissenso espresse dai media e online negli ultimi anni, e di come alcuni argomenti, quali le proteste di Piazza Tiananmen, siano tuttora virtualmente bandite dalla discussione pubblica.

Uno dei direttori del Festival Artistico di Dashanzi, nonché pioniere del movimento d’avanguardia nel 1980, ha però sottolineato come la condizione dell’arte contemporanea cinese sia molto migliorata nel corso degli anni e di come il Governo si mostri più permissivo anche nei confronti di lavori sperimentali.

Ylenia Rosati

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