Il manager dei bagni pubblici (ed altre storie di vita cinese)

Il manager dei bagni pubblici (ed altre storie di vita cinese)

6 Giugno 2007

Fabio Cavalera – Il Manager dei bagni pubblici (e altre storie di vita cinese) – Grandi PasSaggi Bompiani

pp.213

Euro: 12.00

Dopo China Candid di Sanye (edito in Italia da Einaudi), che per la prima volta nel 2006 aveva permesso ai cinesi di raccontarsi in prima persona senza intermediari, Cavalera (corrispondente a Pechino del Corriere della Sera) ci riprova con Il manager dei bagni pubblici (ed altre storie di vita cinese), nel quale ci offre un avvincente spaccato della Cina moderna: un paese diviso tra mille contraddizioni.

Come ha rivelato lo stesso autore in una recente intervista rilasciata a Corriere Asia, scrivere un saggio sulla Cina oggi ha una portata limitata, poiché il paese è "un’incertezza evolutiva e solo attraverso i protagonisti diretti è possibile tentare di comprendere le dinamiche di trasformazione socio-economica che coivolgono il paese". Così Cavalera si pone come semplice osservatore limitandosi a registrare racconti di vita reale, senza valutare o esprimere giudizi.

Ed infatti, Il Manager dei bagni pubblici è più di un saggio, è un mix di narrativa, opinione, soliloquio, descrizione, informazione, critica e denuncia che, con uno stile lucido e spigliato permette, anche a chi di Cina sa ben poco, di scoprire i mille volti di questo paese.

L’opera raccoglie 13 racconti nei quali i protagonisti si raccontano in prima persona tentando di spiegare cosa sia realmente la Cina d’oggi. Sono storie di una generazione che è passata attraverso le fasi più salienti della storia del paese: il presidente Mao, la rivoluzione culturale, la politica della porta aperta di Deng Xiaoping ed ora la corsa sfrenata al progresso ed alla ricchezza.

Personaggi che presentano, attraverso le loro testimonianze, il duplice volto della Cina moderna: quello, ben più noto e pubblicizzato dai dirigenti di Partito, di potenza in crescita galoppante, dove i sogni possono diventare realtà; e quello, assai più taciuto, di povertà, ingiustizie, soprusi e violenze, come il racconto-denuncia della ginecologa grazie alla quale nel 1996 fu portata alla luce l’agghiacciante vicenda delle centrifughe di plasma, o quello della studentessa dello Heilongjiang, cacciata dall’università per aver avuto un bambino fuori dal matrimonio.

Storie di uno stesso paese che barcolla tra due poli, di due facce della stessa medaglia che si mescolano e si confondono, storie di cinesi che riescono a realizzare i proprio sogni (come quella dell’imprenditore che può permettersi ora di acquistare ben due Ferrari) e storie di denuncia e corruzione, di persone che lottano contro le ingiustizie di un sistema che stenta a tenere il passo con il progresso economico.

Leggendo questo libro ci si dipinge davanti agli occhi, pagina dopo pagina, il volto di un paese pieno di contraddizioni, di un paese che "va sulla luna e non ha ancora l’acqua potabile nelle campagne" (per citare il contabile del primo racconto), di un paese che trasforma luoghi sacri e di culto in set cinematografici, di un paese dove ancora non si ha libertà di religione o diritto ad una difesa equa e paritaria.

Volgendo verso la fine del libro è, quindi, quasi impossibile non domandarsi se sia veramente questo il tanto decantato secolo della Cina. E, quasi per coincidenza, le parole del filosofo che si pongono a conclusione del libro, ci offrono una possibile risposta. Li Zehou dice che la storia della Cina è una storia di rivoluzione: " la Rivoluzione Repubblicana, la Rivoluzione Comunista, la Rivoluzione Culturale ed ora la Rivoluzione del Dragone" (simbolo della forza e della stabilità del paese). "Solo quando i cinesi si saranno stancati di adottare la liturgia della Rivoluzione, allora vivranno una primavera di gioia. Quello sarà il secolo della Cina".

Fabio Cavalera lavora da tre anni a Pechino come corrispondente estero per il Corriere della Sera.

Daniela Ingrosso