Il parere oltre la cronaca: Tibet fra infrastrutture, rinnovata modernità e timore da perdita culturale

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Ebbi occasione di visitare il Tibet in occasione di un viaggio di lavoro per finalizzare l’espansione di un collegamento in fibra ottica che arrivava sul tetto del mondo.

Di quella parte del mondo mi colpirono i cieli tersi, i paesaggi maestosi ed impressionanti e, nella città di Lhasa, quel senso di spiritualità che si poteva facilmente cogliere nei pellegrini che venivano dalle più remote parti del Tibet.

Alcuni, per esempio, dopo aver percorso enormi distanze a piedi, facevano il giro della città facendo tre passi per poi prostrarsi a terra e strisciando, e il fortissimo l’odore di burro di yak, materia prima delle candele usate come offerta nei templi, sembrava essere l’odore dell’intera città e costituiva una ulteriore testimonianza della forza del culto.

Mi capita spesso, parlando di quel viaggio con amici e conoscenti italiani, che venga messa in discussione la validità della costruzione di infrastrutture in Tibet, che rischierebbero di alterare la cultura locale e la spiritualità di cui ero stato testimone in occasione di quel viaggio.

Penso che questo sia un doppio standard culturale, per fare un esempio, non credo che neanche i più ferventi cattolici o i più arditi sostenitori del Vaticano reputino che le strade costruite verso Roma dopo la breccia di Porta Pia e l’unificazione d’Italia siano state dannose alla spiritualità religiosa della città eterna.

D’altro canto è vero che i disordini scoppiati in Tibet in questi giorni mostrano l’esistenza di un disagio perdurante, causato innanzitutto dalla paura della perdita della propria identità culturale.

Questo costituisce un difficilissimo banco di prova per la dirigenza cinese che si trova tra i propri schematismi, che hanno finora impedito di trovare una soluzione soddisfacente e rispettosa per le specificità della cultura e tradizione tibetana, e l’attenzione dei media della comunità internazionale, a cinque mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino.

Spero che si trovi il coraggio per superare questo momento di stallo e quel guizzo di fantasia che permetterebbe di trovare quella soluzione che è finora mancata. Questo, io penso, costituirebbe un risultato più grande di qualsiasi medaglia o record olimpico.

Marco Wong

Marco Wong

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