Si è concluso a inizio gennaio 2020 il progetto 200 Economies, il giro del mondo “economico” realizzato da Lorenzo Riccardi, commercialista e appassionato viaggiatore, che ha saputo unire l’interesse per nuove geografie ai trend di un’economia sempre più globale.

lorenzo riccardi


Il progetto è partito dal concetto di “G-200”, un ideale gruppo che comprende tutti i paesi del mondo. La globalizzazione ha permesso infatti lo sviluppo di interazioni sempre maggiori tra paesi diversi in termini di commercio, finanza, investimenti, diplomazia e cultura. G-200 promuove il cambiamento futuro, da G-20 a un’economia globale con investimenti in tutti i paesi sviluppati, emergenti e di frontiera.
Con l’ultima tappa a Trinidad e Tobago, Riccardi ha completato il proprio personale Grand Tour, dopo aver visitato 200 paesi e territori, compresi tutti gli stati membri delle Nazioni Unite (193) e realizzando il più grande viaggio d’affari attorno al mondo. Durante gli anni ha programmato itinerari e raccolto dati economici su un sito internet dedicato (200- economies.com) organizzando conferenze con il patrocinio di agenzie di investimento e organizzazioni governative.


Lorenzo Riccardi vive da 14 anni in Cina, prima economia emergente, e ha deciso di seguire il nuovo percorso di investimenti cinesi come un moderno Marco Polo da Shanghai all’Africa, nelle Americhe e in Eurasia. Un viaggio complesso, a tappe multiple, lungo le vie della seta e il mercato globale per cogliere le nuove tendenze economiche sotto l’influenza di Washington e Pechino.
Per viaggiare in diverse regioni e in tutti i paesi ONU è necessaria buona organizzazione, sia da un punto di vista logistico che burocratico: molti sono infatti i visti complessi da ottenere come quelli per Guinea Equatoriale e Turkmenistan, tante le zone con collegamenti aerei difficili o poco frequenti, come Kribati che è il paese più a est del pianeta o Nauru che è il meno visitato del mondo con soli 180 visitatori l’anno. È necessario inoltre avere buona conoscenza delle zone pericolose o con conflitti in corso (Iraq, Siria, Somalia, Yemen) e delle zone con rischio di malattie (ebola nella Repubblica Democratica del Congo, febbre gialla in gran parte dell’Africa e dengue in alcune aree del Sud est asiatico). Inoltre, fusi orari e clima, sistemi politici e influenza religiosa sono fattori importanti nell’organizzazione di percorsi e nella comprensione di diverse regioni.


“Per cogliere lo sviluppo globale occorre viaggiare dalla Cina verso il resto del mondo – commenta l’ideatore del progetto “200 Economies” Lorenzo Riccardi. “Nel Sud est asiatico, Thailandia e Vietnam si pongono oggi come partner ideali negli investimenti in Asia con export verso occidente. In Africa è tangibile l’influenza di Pechino: il nuovo aeroporto di Algeri, le ferrovie lungo la costa della Nigeria, il palazzo dell’Unione Africana ad Addis Abeba e la più grande moschea del continente sono tutte opere costruite da aziende cinesi. Anche in Oceania, da sempre una delle regioni più influenzate dagli USA, i progetti Belt Road hanno portato alla costruzione di nuovi aeroporti, strade e infrastrutture che uniscono il Pacifico all’Asia da un punto di vista economico oltre che geografico”.

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