Il punto di vista: il Giappone così lontano, così vicino?

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4 Luglio 2007

OSAKA: Leggere una pagina di un quotidiano nazionale giapponese, e pensare che sui grandi temi il Giappone non è poi così distante dall’Italia, è una cosa che fa riflettere.

Una volta al mese The Daily Yomiuri, che esce anche in edizione inglese, dedica una parte della "pagina dei commenti" alle lettere dei lettori. Ho pensato, perciò, di lasciare spazio alle voci giapponesi in un implicito confronto con l’atteggiamento italiano; un bisogno comunicativo, il nostro, che forse nell’ultimo pariodo lascia spazio più all’amaro silenzio che all’accessa propositività. Segno di delusione? Forse… I giapponesi in questo paiono più sognatori, meno consapevoli forse degli ostaocli all’evolversi concreto delle cose su scena politica e amministrativa, ma di certo non smettono di dire la loro.

Il tema di giugno era interamente incentrato sulla dichiarazione fatta qualche settimana fa dal Primo Ministro Shinzo Abe: "voglio costruire un Giappone bello".

La domanda posta ai lettori era: cosa faresti tu per realizzare una bella nazione?

Tante le risposte, tante le possibili soluzioni, la maggior parte delle quali estremamente simili a quelle che lettori italiani potrebbero dare alla stessa domanda.

Qualche esempio? "Molti giapponesi non conoscono la propria storia" e "ci sono molti edifici storici che dovrebbero essere preservati" scrive un lettore di Tokushima; e poi "bisognerebbe lavorare per la pace nel mondo", perché "il Giappone non avrebbe dovuto supportare la guerra in Iraq". Ancora: si dovrebbe "pulire le strade dalla spazzatura", "sbarazzarsi della corruzione e degli scandali", "creare più parchi", "rispettare gli anziani e celebrare il nuovo".

E come tralasciare il "dare più spazio e più potere alle donne" del lettore di Chiba?

Certo, ci sono considerazioni tipicamente giapponesi, che non troverebbero spazio nel Bel Paese, come "non distruggere i campi di riso", "imparare da Tora-san", un eroe di una serie tv, o richiamare all’attenzione la cosiddetta "Edo shigusa", un’insieme di buone maniere rispettate e praticate dai residenti di Edo, l’attuale Tokyo.

Un’altra differenza, questa volta più esile, è il nazionalismo, che in Giappone non è mai venuto meno. I giapponesi dovrebbero "essere fieri della loro cultura e della loro società, e cercare di farle conoscere all’estero", "ripristinare lo stile di vita tipico giapponese, e far sì che la patria sia più amata", o anche "imparare tutto sulla propria nazione".

Ma le diversità si fermano qui.

"Dovremmo migliorare il nostro modo di usare le apparecchiature elettroniche, in modo da rispettare l’ambiente", sostiene un abitante di Tokyo.

"I giovani dovrebbero interessarsi di più alla politica, e fare qualcosa di concreto per migliorare la situazione", è l’idea di un lettore di Kawasaki.

"Ogni Paese è bello solo se la mente dei suoi abitanti è bella. Gente di circa cento nazionalità diverse vive come residente in Giappone, ma solo una minima parte sente di appartenere a questa nazione" scrive un abitante di Nara.

"Insegnare le relazioni umane e promuovere l’educazione e il rispetto" perché "ci sono problemi di delinquenza giovanile e bullismo" lamenta Erika da Tokyo.

Il Giappone: così lontano, così vicino.

Paolo Soldano

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