Il ritorno cinematografico: Zhang Yimou e Gong Lì ne “La Città Proibita”

a cura di:

Archiviato in: in
Il ritorno cinematografico: Zhang Yimou e Gong Lì ne "La Città Proibita"

1 Giugno 2007

Gong Li, Chow Yun-fat, Jay Chou, Liu Ye, Chen Jin

Regia

Zhang Yimou

Sceneggiatura

Zhang Yimou

Durata

01:51:00

Data di uscita in Italia

Venerdì 25 Maggio 2007

Generi

Romantico, Drammatico, Azione

Distribuito da

01 DISTRIBUTION (2007)

Ambientato all’epoca della tarda dinastia Tang, ci mostra la vita di un imperatore dai poteri illimitati (Chow Yun-fat), ma con un passato oscuro, che fece misteriosamente scomparire la prima moglie, madre del principe ereditario Wan (Liu Ye), per poi risposarsi con l’imperatrice (Gong Li) ed ottenere il trono. L’imperatrice ed il principe Wan sono stati amanti per anni, ma ora quest’ultimo, oppresso dalle preoccupazioni e dai sensi di colpa, desidera scappare lontano assieme alla figlia del medico imperiale (Ni Dahong), Chan (Li Man). Nel frattempo giungono il sovrano ed il secondo figlio, il principe Jai (Jay Chou): quest’ultimo, che è figlio dell’attuale imperatrice, è molto legato alla madre e forse desidera succedere al padre nel ruolo di imperatore, in contrasto col fratellastro Wan. Infine, vi è il terzo principe, Yu (Qin Junjie), giovane e ingenuo, che non ha mai conosciuto le attenzioni dei genitori. Quando l’imperatrice scopre che il marito sta tentando di avvelenarla, non potendo opporglisi, organizza assieme al principe Jai un colpo di stato per detronizzarlo e far prendere il suo posto al figlio, mentre l’imperatore allontana dal Palazzo la famiglia del medico imperiale, progettando di farli assassinare: la moglie del dottore (Chen Jin) è infatti la vera madre del pincipe Wan, creduta morta, e l’imperatrice l’ha scoperto: ormai sono troppi a sapere, eccetto i figli e il medico, delle antiche macchinazioni dell’imperatore e tutti sono al corrente dell’avvelenamento. Il dottore viene assassinato, ma sua moglie e la figlia Chan riescono a scappare e a tornare al Palazzo, soccorse dall’imperatrice: quando vi giungono, essa rivela a tutti la vera identità della madre di Chan e quest’ultima, scoprendo quindi di essere sorella di Wan, scappa disperata in preda alla follia: viene uccisa dalle guardie dell’imperatore, assieme alla madre. Subito dopo, la famiglia imperiale è scioccata da un altro avvenimento non previsto: il principe Yu uccide improvvisamente il fratellastro Wan, accusando il padre di aver sempre privilegiato i due fratelli più grandi: costui, dunque, lo uccide a sua volta e l’imperatrice si allontana sconvolta. A questo punto giungono quindi il principe Jai ed il suo immenso esercito, ma vengono fermati e sconfitti in brevissimo tempo dalle abilissime ed altretanto numerose guardie imperiali: il principe Wan aveva infatti avvisato in precedenza il padre dei progetti della madre e del fratello. Solo Jai sopravvive e, quando poco dopo, è portato al cospetto dell’imperatore, sceglie di togliersi la vita.

Il film termina con l’urlo dell’imperatrice, mentre getta in aria la coppa con il veleno offertole in quel momento.

Ritornano finalmente assieme, dopo undici anni, Gong Li e Zhang Yimou. Lei è ancora più bella, se possibile, con i favolosi abiti di Yee Chungman (candidato all’Oscar 2007 per i migliori costumi) ed ha dichiarato, riguardo al regista: "Non lo trovo affatto cambiato: come sempre, si dedica alla creazione dei suoi film col massimo impegno. A volte non mangia pur di stare sul set per seguire da vicino ogni cosa, meticolosamente."

I due avevano lavorato insieme a lungo in passato, realizzando noti lavori quali Sorgo rosso (1987), Ju Dou (1989), Lanterne rosse (1991), La storia di Qiu Ju (1992), Vivere! (1994): l’ultima volta nel 1995, con La Triade di Shanghai e successivamente, forse a seguito dell’interruzione della loro ormai nota relazione, avevano preso direzioni diverse. Lei ha lavorato e continua a lavorare a Hollywood: Chinese box (1997), l’ormai notissimo Memorie di una geisha (2005), Miami vice (2007) e Hannibal Lecter — Le origini del male (2007). Mentre si può dire che lui, dopo il breve Keep Cool del 1997, uno spaccato sulla vita della Cina moderna, abbia trovato poco dopo in Zhang Ziyi la degna prosecutrice dei forti ruoli femminili tipici dei suoi film, interpretati in passato da Gong Li: La strada verso casa (1999), che segnò il debutto della giovane attrice cinese, rappresentò anche un certo ritorno al neorealismo dei primi lavori del regista (così come Non uno di meno, sempre del 1999, con cui vinse per la seconda volta il Leone d’Oro a Venezia). Zhang Ziyi fu poi protagonista in Hero (2002), che rappresentò il primo lavoro epico-drammatico del regista, e ne La foresta dei pugnali volanti, del 2004.

Anche con questo nuovo film, la cui realizzazione è stata la più costosa di tutta la storia del cinema cinese, Zhang Yimou ha voluto guardare alla Cina da un punto di vista epico. Specialmente nella seconda parte, quando si svolgono le battaglie, non ci risparmia mirabolanti effetti speciali e scenografie grandiose, tali da farlo sembrare un tipico kolossal cinematografico. Eppure, dopotutto anche questa volta l’accento è stato posto sul tema della sottomissione, dello sfruttamento del più debole da parte del più forte, temi cari al regista, che ha dichiarato di voler mettere in scena in particolare il maschilismo dell’antica società cinese, l’arroganza degli uomini al potere. Sotto l’enorme sfarzo che caratterizza ogni elemento della vita della famiglia imperiale e che ricopre ogni angolo del palazzo, sotto le vesti sontuose, l’oro abbondante (il film appare particolarmente affascinante anche riguardo all’uso dei colori e delle luci) e le grandi ed eleganti cerimonie, vi sono odio e vendette, segreti e cospirazioni, bugie e crudeltà. La famiglia dell’imperatore è dominata dal rancore, di cui lui stesso è la fonte consapevole, e vittime ne sono la moglie, i figli, la famiglia del medico e, per estensione, l’intero popolo cinese. Tutti sono in qualche modo succubi della figura del sovrano, personalità crudele ed avida di potere, che ama vivere nella Città proibita circondato dal lusso sfrenato.

Se la seconda metà del film risulta forse un po’ di stampo hollywoodiano, la prima è girata con una certa sobrietà e gli attori spiccano per la loro abilità interpretativa: soprattutto Gong Li, Jay Chou e Liu Ye dimostrano di saper comunicare bene la drammaticità della dimensione in cui vivono, i loro conflitti, il tutto sempre soffocato e frenato dall’opprimente quantità di regole e di riti cui devono continuamente sottostare. Con grazia, eleganza e molto silenzio, trasmettono allo spettatore tutto questo.

Emanuele Breda