Il ‘virus’ della Biennale colpisce anche l’Asia

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22 Giugno 2006

SINGAPORE: Le biennali, che da secoli cercano di mettere in mostra sempre il meglio dell’arte contemporanea, sono state un’invenzione di Venezia, che ha lanciato questa moda nel lontano 1895 e che ora è arrivata fino in Oriente.

Il prossimo settembre l’Asia assisterà all’apertura, nell’arco di una settimana, di ben tre biennali: quella di Singapore, la prima mai realizzata, il 4 settembre, seguita da quella di Shanghai, tre giorni più tardi e Gwangju, la sesta organizzata nella Corea del Sud, l’8 settembre.

Singapore avrà per tema la "Fede", Shanghai il legame tra l’arte e il design, il cosiddetto "Hyper Design"mentre Gwangju, il "Cambiamento Febbrile", uno spunto per riflettere sull’abbondanza culturale dell’Asia.

Stranamente, i tre Paesi hanno deciso di collaborare piuttosto che competere, promuovendo pacchetti turistici e campagne pubblicitarie per incentivare il loro profilo internazionale.

"Una tale cooperazione sarebbe inimmaginabile in Europa", dichiara Fumio Nanjo, il curatore della Biennale di Singapore nonché direttore del Mori Art Museum di Tokyo.

I temi scelti da ognuna delle città rifletterebbero la natura culturale e politica distintiva del proprio Paese. Mentre Shanghai si sta trasformando in un qualcosa che sintetizza la civiltà occidentale all’interno di un contesto culturale asiatico, Singapore è in più un punto d’incontro di visioni multiculturali, cinese, malese, indiana ed europea. Nel caso di Gwanju, invece, si tratta del risultato di una ricerca di una cura, dopo il trauma politico della repressione della rivolta pro-democratica del 1980, che mostra una città presa tra la globalizzazione e una nostalgia per la cultura tradizionale.

A Singapore il tema della fede è stato scelto per la natura multirazziale, multiculturale e multireligiosa della città. Lo show toccherà infatti 16 siti, inclusi i luoghi strettamente religiosi, ovvero una chiesa cattolica, una chiesa armena, un tempio cinese, uno indiano, una moschea e una sinagoga, che resterà aperta nel corso della biennale, in concomitanza alle attività religiose e artistiche.

Ylenia Rosati

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