Imprenditori cinesi

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11 Luglio 2006

WENZHOU: In uno dei maggiori department store di Pyongyang, molti dei prodotti sono cinesi, ed in particolare del businessman cinese, Zeng Changbiao. Dal 1 agosto per chi vive in un Paese arabo, ci si potrà sintonizzare su Arab Alibaba business Television per avere notizie e informazioni circa i prodotti cinesi in inglese e arabo. Il canale è stato acquistato lo scorso mese da un imprenditore cinese, Wang Weisheng.

Wang e Zeng vengono entrambi da Wenzhou, provincia del Zhejiang.

Questa città di 7 milioni di abitanti ha creato un modello economico unico in Cina, continuamente alla ricerca di nuove possibilità di investimento sia all’interno che all’estero. La dinamicità della città ha ovviamente pro e contro; commerciare con parti del mondo dove altri non osano e tempi di produzione tra i più veloci al mondo, ma con un’industria di contraffazione in pieno boom.

Un terzo della popolazione, oltre due milioni di persone, sono impegnate in business privati, il tasso più alto in Cina e forse del mondo; il 95% delle società sono di proprietà privata e sono loro a pagare per la realizzazione di scuole, strade, ponti e altre infrastrutture data la scarsità di denaro che ha a disposizione il governo locale.

Per 24 anni di fila fino al 2003, Wenzhou ha vantato la maggiore crescita annuale di GDP rispetto a qualsiasi altra città cinese, 38 miliardi di yuan quest’anno, +13.8% rispetto al 2005 con il 34.3% di esportazioni, creando una della maggiori concentrazioni di ricchezza in Cina, con 313 miliardi di yuan in capitale liquido registrato alla fine del settembre dello scorso anno.

Louis Vuitton aprirà a Wenzhou uno dei suoi nuovi tre negozi, mentre sempre più imprenditori privati cinesi ordinano degli aerei privati.

Investire al di fuori della loro città natale è stata soprattutto una necessità. Questi imprenditori sono proprietari di società che hanno fatto una fortuna negli scorsi 20 anni nei settori della pelle, dell’elettronica, abbigliamento e calzature. Ma ora Wenzhou sta perdendo la sua competitività rispetto a luoghi dove c’è ancora manodopera a basso costo, ovvero nelle regioni centrali e occidentali del Paese. Hanno investito prima di tutto nei mercati edilizi di Hangzhou e Shanghai, nelle miniere dello Shanxi e nei giacimenti petroliferi dello Xinjiang.

A Pyongyang, Zeng, è il tipico esempio dell’imprenditore di Wenzhou, che investe dove altri non osano. Usando i modelli di business testati in patria, sta affittando stand nel suo department store a 5 piani a 300 società di Wenzhou che venderanno qui dentifrici, spazzolini, scarpe ed elettrodomestici, tutti prodotti che hanno visto un forte surplus in Cina, ma che scarseggiano nella Corea del Nord. Gli impiegati nord-coreani qui sono pagati intorno ai 70-80 yuan al mese.

"La Corea del Nord è l’ultima terra vergine dei Paesi socialisti", dichiara Zeng, "saremmo dei folli ad investire tutto ora, ma perderemmo delle grosse opportunità iniziando troppo tardi."

La storia del successo di Wenzhou è quella dello spirito imprenditoriale del suo popolo.

Per quasi un secolo, le comunità di Wenhzou si sono stabilite in Europa, specialmente in Francia e Italia, dove hanno avviato attività redditizie nel settore della pelle, del vestiario e calzature, producendo sia localmente che importando dalla Cina. Questa competizione ha causato la chiusura di dozzine di industrie in Europa.

Ora l’imprenditore di Wenzhou è in cerca di nuovi mondi da conquistare, e l’ultima frontiera ora pare sia Taiwan, chiusa agli investimenti della madrepatria dal 1949. Ora il Governo permette un numero limitato di visitatori cinesi, tra loro i gruppi da Wenzhou. La gente di Wenzhou guarda al 2008 come la data fatidica dell’elezione del leader del Kuomingtang, Ma Ying Jeou come presidente e per la liberalizzazione dei flussi di capitale dalla Cina. Nel frattempo gli imprenditori cercano opportunità anche nella madrepatria, come Pechino e Chongqing.

Ylenia Rosati