Incontro al vertice tra Cina e Russia

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22 Marzo 2006

PECHINO: Sono due giorni intensi quelli che attendono i Presidenti della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, e della Federazione Russa Vladimir Putin, a colloquio per decidere tutta una serie di problematiche che vedono in agenda la sete energetica cinese.

I rapporti tra i due Paesi non avevano mai raggiunto un livello così alto. Negli ultimi anni la Russia è diventata uno dei dieci Paesi con il più alto interscambio con il Paese di Mezzo, passando dall’11% del 2001 al 37% nel 2005.

Con la visita del 21 e 22 marzo 2006, sono salite a cinque le volte dal 2005 che hanno visto impegnate le due parti, e questo dimostra quanto siano importanti le relazioni per entrambe le parti.

Fanno parte della delegazione russa i rappresentanti delle compagnie petrolifere: Lukoil, Rosneft, Gazprom, Transneft, Rosatom, compagnia operante nel settore nucleare, e Ees del comparto elettrico.

Importanza cruciale degli incontri l’avrà la costruzione del conteso oleodotto, tra Cina e Giappone, dalla Siberia alla penisola di Nakhodka. Nell’ultimo incontro al vertice dell’APEC, Mosca, dove forte è la lobby giapponese, aveva assicurato Tokyo che la pipeline sarebbe stata diretta verso la penisola e non verso Daqing, in Cina. Dopo che Yukos, la compagnia petrolifera privata dell’ex patron Kodorkosky, (attualmente in carcere con l’accusa di aver frodato lo stato russo, ndr), che aveva siglato un contratto per far arrivare la pipeline siberiana alle raffinerie cinesi, venne smantellata, tutto fu bloccato per alcuni anni. Ora pare che si sia finalmente deciso che il progetto, dal costo di 11 miliardi di dollari, si realizzerà. La destinazione sembra confermata. La pipeline verrà costruita da Irkutsk nella Siberia a Nakhodka, con una diramazione verso Daqing, e fornirà di petrolio sia l’affamata Cina che il Giappone, oltre che alla Corea del Sud. Il progetto prevede il coinvolgimento di Transneft (la compagnia russa predisposta al trasporto del petrolio), CNPC (China National Petroleum Corporation), Lukoil, Rosneft.

La Russia ha garantito che le forniture di petrolio passeranno da 15 milioni di tonnellate del 2005 a 27.6 milioni di tonnellate nel 2006.

Un ulteriore progetto che verrà discusso durante i colloqui tra le due controparti, sarà quello che riguarda la costruzione di un gasdotto che sempre dalla provincia di Irkutsk (i giacimenti di gas di Kovitka), porti gas nella regione del Xinjiang. La collaborazione sarà tra la CNPC e Transneft. Dopo la compartecipazione di Gazprom nella costruzione del gasdotto che ha collegato Urumqi a Shanghai nel tentativo non solo di portare energia alle coste, ma anche di legare la costa alla periferia, questo ulteriore progetto ha l’obbiettivo di alimentare la regione del Xinjiang.

Si parlerà anche dell’estensione della Transiberiana per incrementare la fornitura di merci dalla Cina, Giappone e Corea del Sud, all’Europa Occidentale.

La visita, la scorsa settimana, del Presidente della Rosatom, compagnia nucleare russa, agli impianti nucleari cinesi di Tian Wan (nella regione dello Yunnan) e di Lian Yun Gang (nella regione del Jiangsu), fa prevedere un aumento della collaborazione anche nell’ambito nucleare.

Pechino, che è oltremodo il primo cliente di Mosca nell’acquisto di tecnologia militare (il secondo fornitore alla Cina è lo stato di Israele), stipulerà contratti che prevedono l’acquisto di 40 aerei militari da trasporto e rifornimento carburante. Non è ancora certo che nei contratti rientrerà la vendita dei bombardieri TU95 e dei cacciabombardieri russi, che Pechino ha visto alla prova nell’ultima esercitazione militare congiunta. Il problema politico di Taiwan e la paura americana che questo acquisto d’armi potrebbe essere pericoloso per la presunta indipendenza dell’isola, potrebbero esercitare indirette pressioni.

Cina e Russia hanno visioni politiche comuni sia per quanto riguarda la risoluzione del problema in Iraq, sia per la questione mediorientale, ma soprattutto per la questione iraniana, che alla luce degli ultimi giorni sembra sospesa in un limbo. Condividono l’idea di una Corea del Nord denuclearizzata, e si trovano concordi sulla necessità di sviluppare l’Organizzazione di Shanghai.

Alla luce della sempre più ingombrante presenza americana nella regione del Caspio, i colloqui russo cinesi non potranno non vertere anche su questo tema. La riunione della settimana passata tra il Ministro degli Esteri Russo Sergey Lavrov e le controparti di Kazakistan, Iran, Azerbaijian e Turkmenistan ne è la prova.

Marianna Sacchini