India, le aziende IT e il distacco dal mercato USA

10 Settembre 2007

NEW DELHI: Il contrastato rapporto tra India e Stati Uniti non ha certo monopolizzato le pagine economiche dei quotidiani del subcontinente, ma poco ci è mancato. La debolezza del dollaro statunitense nei confronti della rupia, le tensioni sull’accordo nucleare tra i due Paesi e la crisi dei titoli legati ai mutui subprime hanno ravvivato le colonne dei principali giornali dello Stato asiatico.

Sarà anche per questo motivo che a parlare dei rapporti tra India e Stati Uniti si finisce poi con l’affezionarsi a questi legami eterogenei, con il rischio di scoprire che in fondo l’economia indiana non può fare (ancora) a meno degli Stati Uniti. Tuttavia, nella strada che porta a un graduale ripensamento dei rapporti con i partners d’oltre oceano, sono presenti diverse aziende di grandi dimensioni con sede nei più famosi distretti indiani. Tra di esse, alcuni colossi del mondo IT, recentemente tritate dal turbinio che ha coinvolto la Borsa di Mumbai da qualche mese a questa parte: sono le stesse aziende che partecipavano marginalmente al trend di forte crescita, soffrendo più del previsto i rapporti di cambio tra le due valute, le stesse aziende che, in fase di piena ripresa, hanno poi visto abbattersi sui mercati azionari asiatici l’ondata negativa proveniente da Wall Street e causata dalle crisi dei finanziamenti subprime.

Giusto per capire quello che sta succedendo, si potrebbe analizzare il caso di Infosys Technologies, uno degli esportatori di software più importanti dell’India (il secondo per dimensione), che ha avviato una diminuzione, nemmeno troppo graduale, dello spessore del proprio legame di dipendenza dagli States. Infosys sta valutando un riposizionamento su altri mercati attualmente dotati di una crescita più rapida, il tutto mentre gli accordi con gli Stati Uniti sembrano attrarre sempre meno.

Secondo i top manager della società, Europa e Australia — giusto per fare i primi due nomi della lista — sembrano avere prospettive più rosee del partner americano, e questo non potrà che costituire una determinante fondamentale nell’ambito dei nuovi equilibri transfrontalieri della compagnia. Quanto detto non equivale e non va inteso, ovviamente, come a un addio: Infosys, così come tutti gli altri competitors del settore IT con sede nel subcontinente, sono ben lungi dal potersi distaccare da un rapporto d’affari maggioritario con gli Stati Uniti.

L’obiettivo è "solamente" quello di diversificare maggiormente per vie quantitative il proprio portafoglio di clienti, visto e considerato che gli Stati Uniti hanno dimostrato negli ultimi mesi di essere un approdo tanto allettante quanto turbolento. E si potrebbe scommettere che in India, probabilmente, presto si riaccenderà un nuovo dibattito sulle operazioni internazionali delle aziende locali, aggiungendo ulteriore benzina nel focolare dei rapporti indo-americani.

Ma chi andrà a beneficiare del nuovo posizionamento delle compagnie IT? Sempre secondo i piani di Infosys, che probabilmente possono costituire una buona base generale, occorrerebbe fare in modo che i ricavi provenienti dagli Stati Uniti non pesassero per più della metà sul totale dei proventi in bilancio (mentre ora la percentuale di Infosys è di poco superiore al 60%); una diminuzione che andrebbe a vantaggio dell’Europa, che potrebbe diventare il secondo partner principale con una percentuale tra il 25 e il 30% (ma già ora conta nel bilancio di Infosys per il 25% dei ricavi) e soprattutto dei mercati emergenti, finora forse troppo trascurati rispetto al gigante americano.

Roberto Rais