India, che futuro per la linea di controllo?

24 Agosto 2007

I numerosi accordi che India e Pakistan hanno recentemente concluso sul piano del commercio e dei servizi potrebbero incontrare un ultimo ostacolo nella c.d. "linea di controllo", zona ad alta tensione compresa nelle regioni del Jammu e del Kashmir. Nonostante i passi avanti compiuti dalle autorità nazionali dei due Paesi interessati, la linea di controllo pare costituire ancora un nervo scoperto, e mentre dall’India arrivano voci favorevoli su una distensione delle relazioni nella zona, oltre confine c’è chi dimostra più cautela.

E così mentre Manmohan Singh, Premier indiano, si dichiara disponibile a rivedere la struttura delle regioni attraversate dalla linea di controllo al fine di creare una "linea di pace" tra le due nazioni, il Ministro di Stato per il Commercio del Pakistan ha affermato che non c’è stato ancora nessun dialogo a riguardo di una possibile evoluzione della linea di controllo, e che occorrerà valutare con calma il da farsi.

Cautele a parte, pare ovvio giudicare che un vero ed efficace segno distensivo nei rapporti bilaterali tra India e Pakistan potrebbe essere proprio l’apertura ai commerci, seppur moderata, della linea. Uno spiraglio è già comparso quando il Pakistan acconsentì non molto tempo fa alla richiesta indiana di consentire il passaggio di alcune merci e beni tra i due Paesi. Il commercio libero da tariffe e imposizioni varie è tuttavia limitato a un numero veramente ristretto di elementi, ma è comunque un passo avanti nella creazione di migliori rapporti tra i due vicini, al fine di rendere raggiungibile l’obiettivo dei 10 miliardi di dollari di valore complessivo degli scambi entro il 2010.

L’ottimismo a riguardo, ad onor del vero, non è molto diffuso: anche se si superassero le difficoltà amministrative (la qual cosa non è di per sé di facile risoluzione, tenendo in considerazione che le due nazioni divergono anche sull’elenco di beni da includere nella lista di beni ad esenzione tariffaria), rimarrebbe un altro interrogativo a rendere la linea di controllo / linea di pace una zona particolarmente aspra. Il grosso dubbio di cui si parla in queste righe riguarda la presunta inefficienza delle infrastrutture.

Pare certo che nei prossimi mesi si dovrà metter mano ai portafogli per ricostruire i ponti e le strade distrutte dal terremoto dell’ottobre del 2005, e sviluppare quelle vie commerciali senza le quali è impossibile auspicare un legame solido e continuo nel settore. Manmohan Singh ha recentemente dichiarato in un’intervista di aver individuato il percorso da potenziare: è il Srinagar — Muzaffarabad, linea di terra che dovrà essere adibita al traffico di mezzi pesanti. Il Premier indiano ha poi continuato le proprie dichiarazioni ribadendo l’intenzione di sviluppare nuovi progetti, idee e servizi per le zone coinvolte dalla "linea di pace".

L’apertura del Pakistan per ora sembra esserci, anche se solo il tempo potrà dare una risposta certa: dopo il Passo Nathula (dal quale transitano 29 tipologie di beni verso la Cina, e attraverso il quale si importano una quindicina di prodotti) l’India potrebbe quindi riscoprire una nuova rotta commerciale attraverso il Kashmir e il Jammu.

Roberto Rais