India del Sud: itinerario in motocicletta tra le mete meno conosciute a nord di Goa

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India del Sud: itinerario in motocicletta tra le mete meno conosciute a nord di Goa

30 Novembre 2007

GOA: L’aria che si respira a Goa è diversa da quella del resto del paese. Sarà per le antiche origini europee che rimandano al passato portoghese o magari per una sorta di malinconia che sembra permeare ogni cosa, ma di certo un viaggio a Goa non può lasciare indifferenti. Passeggiando tra le strade di Panjim, la capitale dello Stato, si fa fatica a tenere a mente d’essere in India, e se non fosse per qualche donna che indossa un sari colorato o per le solite mucche dispettose, la sensazione sarebbe quella di ritrovarsi a Lisbona, tra azulejos e vecchi tram colorati in costante equilibrio precario.

I portoghesi sono andati via da parecchio tempo eppure la loro presenza si percepisce in tutti i momenti della giornata. A partire dalle chiese che sono più numerose dei templi, lo spirito lusitano è ovunque, a ricordare i bei tempi in cui a Goa tra le strade risuonava la musica del fado.

Qui come a Lisbona si avverte leggera una malinconia, una sorta di saudade, la nostalgia per ciò che si è perduto e che sconfina nel rimpianto per ciò che non si è mai raggiunto, e che ancora oggi sembra essere la nota di fondo, il leitmotiv di questo luogo. Lo stato di Goa, infatti, dal 1500 sino al 1961 ha rappresentato la capitale dell’impero marittimo portoghese e testimonianza ne sono le numerose chiese barocche e il senso di malinconia che si respira camminando lungo le sue strade.

Passeggiando a Panjim e costeggiando la foce del Mandovi River la maestosità del passato portoghese fa capolino dai quartieri antichi di Fonthainhas, Sao Tomè e Altino. In questi quartieri non è difficile trovare per strada vecchie insegne di negozi in disuso, come la sapataria, termine portoghese per indicare un negozio di calzature o la scritta cabeleireiro per segnalare il parrucchiere di quartiere. Fuori dalla città il paesaggio cambia e le vecchie abitazioni portoghesi fanno capolino tra gli alberi, e basta voltare una curva per vedere candide chiese risaltare tra il verde delle piantagioni di cocco e quello delle risaie.

La parte moderna di Panjim non è diversa da tutte le città indiane, ma il suo nucleo storico è ancora ricco di fascino e di storia, sicuramente il luogo più adatto dove riposare se si arriva tardi all’aeroporto di Dabolim, che dista una ventina di chilometri dalla città. Consiglio a chi volesse soggiornare almeno una notte a Panjim di scegliere il Panjim In (tel. +91 0832 2226523, http://www.panjiminn.com/), uno tra gli hotel più belli della città. Il palazzo, costruito più di 300 anni fa, ha una grande veranda ricolma di piante e tutte le camere hanno il letto a baldacchino e mobili in stile coloniale.

Per fare una cosa diversa dal solito durante il mio ultimo viaggio a Goa ho noleggiato una moto (350 rupie al giorno, circa 7 Euro) e con quella sono andata alla scoperta dell’interno del paese, per poi ridiscendere lungo la costa e concedermi alcuni giorni di svago. E come sempre questo paese con le sue immense ricchezze ha saputo stupirmi, regalandomi emozioni intense ed inaspettate. Come prima cosa ho scelto una moto abbastanza sicura, una Hero Honda 150, ed in sella al bolide mi sono diretta verso nord, in direzione del villaggio di Siolim, a ridosso di Mapusa, e qui, giusto per riprendermi dal viaggio (in realtà poco più di 40 Km), ho soggiornato in una fantastica residenza coloniale, la Siolim House (tel +91 832 2272138, www.siolimhouse.com) e posso dire che poche altre volte come allora mi sono sentita riportare indietro nel tempo, coccolata tra lenzuola di lino e porcellane pregiate da cui sorseggiare tè speziati al cardamomo. Consiglio anche solo di andare a visitare questo posto incantevole, e dopo proseguire verso nord, per poi ridiscendere costeggiando il mare verso sud.

Le strade che collegano Panjai ad Arambol, come la maggior parte delle strade dello Stato sono scorrevoli e sicure, diversamente da quello che accade nel resto del paese. Pertanto è relativamente facile esplorare Goa in sella ad una moto e non servono delle doti particolari, anche se all’inizio si fa un po’di fatica a ricordare di mantenere la sinistra ed alcune volte ci si vede costretti a guidare più d’istinto piuttosto che secondo il codice della strada.

Sulle strade indiane, d’altronde, vigono delle regole non scritte che bisogna conoscere prima di decidere di noleggiare qualsiasi mezzo. Con questo non intendo fare dell’inutile allarmismo, ma di certo prima di noleggiare una moto bisogna sapere che su queste strade, al pari della giungla, vige la regola del più forte. I camion hanno sempre la precedenza, seguiti dalle auto dalle moto e dagli autorisciò. I pedoni sono gli ultimi in ordine d’importanza e nonostante i clacson delle macchine e persino delle biciclette assomiglino più allo squillo delle trombe del giudizio, tutti sembrano non sentire il concerto di suoni che animano le strade del paese. Su tutto e su tutti, poi, vige la precedenza della mucca, e nonostante i diversi tentativi d’insegnarle le regole della strada, niente si è potuto ottenere dal sacro quadrupede.

Malgrado il traffico disastroso il fermento della vita intravisto lungo le strade di Goa ha riempito il percorso di colori e di odori forti e penetranti. La moto in questo senso si è rivelata una perfetta compagna di viaggio, mentre il resto lo ha fatto la strada, regalandomi incontri inaspettati con persone fuori dall’ordinario. Ho incontrato famiglie indiane in vacanza, viaggiatori solitari ed hippy ormai invecchiati, che al verde secco della marijuana dei primi anni 60 avevano preferito il verde fresco e più redditizio dei dollari, investendo per tempo in proficue attività turistiche.

In effetti Goa deve la sua fama agli hippy che negli anni 60 avevano eletto lo stato a loro residenza invernale. La spiaggia di Arambol è stata la loro prima scoperta e da allora questa località non ha conosciuto più pace. Ancora oggi è una delle mete preferite dai viaggiatori che sono attirati dalla sua posizione isolata e dal grande promontorio ricco di belle insenature rocciose. Alla fine ho scelto di fermarmi in questa località incuriosita più da quello che mi avevano raccontato circa la bellezza delle sue spiagge piuttosto che per evitare il fragore delle località più famose.

La spiaggia di Arambol è veramente bella e se si ha la fortuna di arrivare durante la bassa marea si può passeggiare lungo il bagnasciuga sino a raggiungere via mare le altre insenature, altrimenti difficilmente raggiungibili da terra. Il tramonto è da cartolina e la sera si riesce facilmente a fare amicizia con gli altri viaggiatori per intrattenersi al suono delle chitarre in riva al mare.

Ad Arambol, come in altre località lungo la costa di Goa, ci sono diversi centri che organizzano da novembre sino a marzo corsi di yoga sulla spiaggia (Himalayan Iyengar Yoga Centre (http://www.hiyogacentre.com/), e nonostante la mia indolenza non nego che questa possibilità mi ha allettato diverse volte durante il mio lungo viaggio, ma alla fine, colpevole ahimé di troppa pigrizia, ho preferito gustarmi lo spettacolo dei corpi atletici sorseggiando una birra comodamente seduta al bar della spiaggia. La sera, dopo aver pernottato in uno chalet che si affacciato sulla scogliera (Om Ganesh +91 0832 2297675) mi sono addormentata cullata dal suono del mare, e per quanto la sistemazione fosse spartana la gioia di vedere l’alba risplendere sull’oceano è stata un’emozione impareggiabile.

Il mattino successivo il percorso è proseguito verso sud lungo la costa, su una strada che da Arambol mi ha portato da Anjuna sino a Candolim passando per Baga e Calangute. Qui il turismo è arrivato nel peggiore dei modi anche se in alcuni casi ha portato dei servizi essenziali che prima non c’erano. In queste località c’è di tutto e di più, ed ormai c’è anche troppo, come le moto d’acqua che affascinano tanto i giovani di Bombay che vengono qui a trascorrere i week end. La notte, inoltre, i party lungo la spiaggia non si contano ed i rave party di Anjuna richiamano folle di persone da tutta l’India.

Famosa in tutto il Goa per il suo mercato del mercoledì, Anjuna è una cittadina dall’innegabile fascino, un luogo interessante dove restare per qualche giorno, farsi degli amici e meditare contemplando il tramonto. Di certo se si vuole trascorrere una serata fuori dagli schemi qui non c’è che l’imbarazzo della scelta. La sera consiglio di non perdere le feste al Paradiso Bar, che oltre ad essere la discoteca più grande di Goa è un vero e proprio tempio dedicato alla musica trance, che con una serie di terrazze e bar scende sino giù verso la spiaggia. Da dicembre sino a fine febbraio, inoltre, si esibiscono i migliori DJ del paese.

Alla fine il mio giro in moto si è concluso così com’era iniziato a Panjim, e non nascondo che mentre consegnavo le chiavi della moto, impareggiabile compagna di viaggio, al baffuto proprietari del motonoleggio, un fremito mi ha attraversato la schiena. Chissà, forse era la nostalgia di quanto appena concluso o forse un brivido d’aspettativa per il prossimo viaggio in programma.

dall’India, Mercedes Lopez

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