India, dopo l’automotive business plan la Tata Motors decolla

28 Gennaio 2008

NEW DELHI: Con la chiusura a New Delhi della nona edizione del salone Auto Expo, appuntamento sempre più interessante per l’industria automobilistica mondiale, è chiaramente appurato quanto quello indiano possa essere considerato come uno dei più importanti mercati emergenti: è attualmente l’11° per le vetture passeggeri e si prevede che diventi il 7° entro il 2016 nella graduatoria delle vendite per nazione.

Le previsioni di forte crescita del settore automobilistico indiano sono confermate dall’approvazione dell’Automotive mission plan, una road map per l’industrializzazione del Paese, con l’obiettivo di fare dell’India un hub mondiale per la produzione di auto di piccola cilindrata, multi-utility vehicles, veicoli a due e tre ruote e trattori.

In questo contesto si inserisce il lancio, progettato dalla più grande società automobilistica indiana, la Tata Motors, della Nano, la mini car super low cost da 1700 euro che si conquista il primo posto tra le auto più economiche del mondo.

Secondo degli esperti i fattori determinanti del successo della Nano possono riassumersi in: prezzo di vendita competitivo (1700 euro), condizioni finanziarie favorevoli (fondamentali nel sostenere le vendite), stile, produzione innovativa e localizzata in West Bengala. Elementi che, secondo i tecnici del settore, giocheranno un ruolo chiave nel successo della Nano.

Il ramo finanziario della Tata (Tata Motor Finance) sta attuando un’aggressiva politica di espansione: da una rete di 70 filiali, vorrebbe arrivare a 500 entro il 2009.

La sfida cruciale per Tata, che vuole ricoprire un ruolo dominante nel mercato indiano con la vendita di un milione di autovetture, sarà conquistare i clienti delle due ruote: la domanda di moto è 10 volte superiore a quella di autoveicoli, un potenziale significativo.

Ci si chiede poi quali sono le opportunità per la Fiat, presente in India dagli anni ’50 e che punta a riconquistare un posto di preminenza sul mercato indiano anche grazie all’alleanza strategica stretta con Tata. La risposta è presto data: l’accordo Fiat-Tata prevede la collaborazione nelle aree sviluppo, produzione, componenti, acquisti e distribuzione di prodotti. Dopo un primo accordo commerciale per la distribuzione delle vetture Fiat attraverso la rete di concessionari Tata in India sono arrivati altri accordi: per la produzione di autovetture e per la produzione di motori diesel di piccola cilindrata e cambi negli stabilimenti di Ranjangaon (Maharastra).

La capacità produttiva di questi stabilimenti sarà di 100.000 autovetture e 200.000 motori e cambi nel 2008, ma è destinata a salire: entro il 2010 gli obiettivi punteranno a 130.000 vetture/anno e a 300.000 motori e cambi. Gli investimenti divisi tra i due partner toccheranno i 665 milioni di euro.

Secondo le ultime indagini, l’impatto della domanda asiatica sul mercato automobilistico mondiale nei prossimi dieci anni sarà notevole. Si prevede un incremento delle vendite di 14 milioni di autovetture, l’80% delle quali richieste dal mercato cinese e indiano.

Il livello medio dei redditi indiani è basso, ma si manifestano segnali positivi: il boom dell’outsourcing, dell’IT e della borsa hanno favorito la nascita della classe media.

Anche i dati demografici sono incoraggianti: il 60% della popolazione indiana, che ha raggiunto un miliardo e 120 milioni nel 2006, ha un’età inferiore ai 30 anni (circa 658 milioni di persone).

I dazi di consumo e di importazione stanno diminuendo gradualmente e il sistema finanziario è relativamente ben sviluppato.

Un importante contributo potrà arrivare dalle riforme economiche: le principali sfide riguardano il deficit di bilancio, le infrastrutture, il mercato del lavoro e gli investimenti esteri diretti, che necessitano di un processo di deregulation più aggressivo per liberare completamente il potenziale degli investimenti esteri in India.

Infine, un altro elemento da considerare è l’impulso significativo che riceverà la domanda grazie al lancio sul mercato della microcar della Tata.

In merito poi allo sviluppo degli investimenti in India si può considerare l’atteggiamento di molte aziende, che dopo aver investito in Cina, considerano gli investimenti in India come lo step successivo e naturale.

L’india non inciderà sui tassi di crescita dell’industria automobilistica cinese e solo le aziende con una linea di prodotto basata sulle utilitarie potranno raggiungere livelli di produzione significativi.

Sarà il secondo mercato mondiale nei prossimi 5-10 anni in termini di crescita e rappresenterà un polo di attrazione per le strategie di export e di integrazione verticale della filiera automobilistica, offrendo una vasta base produttiva a basso costo e un’alta specializzazione.

Cristina Battistella